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Classici

Una grande realtà umana

Normalmente, il fuggiasco, l’errante, lo straniero, se lo si incontra, lo si uccide. E il capovolgimento avviene il giorno in cui, al contrario, lo si accoglie come un ospite e come un inviato da Dio. Questo capovolgimento, lo possiamo constatare in particolare all’interno delle due grandi civiltà che sono all’origine della nostra: la civiltà greca e la civiltà semitica.

[L'articolo è contenuto in Oasis n. 24. Per leggere interamente i contenuti acquista una copia o abbonati].

 

 

L’ospitalità è prima di tutto una grande realtà umana. I Greci vi vedevano una delle caratteristiche principali del popolo civile; e si può dire, in un certo senso, che ciò che caratterizzava il grado di civiltà di un popolo o di una razza fosse la loro concezione dell’ospitalità. Si capirà quale conquista rappresenti l’ospitalità, se ci si rammenta questo fatto linguistico sorprendente e cioè come in molte lingue, la stessa radice serva a designare l’ospite e il nemico, ossia come alla base di queste due categorie, vi sia quella realtà ancora indifferenziata che è lo straniero. Lo straniero, cioè colui che non appartiene alla razza, all’unità biologica o sociologica, può essere considerato in due maniere: come il nemico o come l’ospite. E si può dire che la civiltà ha compiuto un passo decisivo, e forse il suo passo decisivo, il giorno in cui lo straniero, da nemico è diventato ospite, cioè il giorno in cui la comunità umana è stata creata. Fino ad allora, vi sono speci umane così come speci animali in guerra le une contro le altre nella foresta primigenia; ma il giorno in cui nello straniero si riconosce l’ospite e in lui lo straniero, invece di essere votato all’esecrazione, si trova rivestito per questo fatto di una dignità singolare, quel giorno si può dire che qualcosa è mutato nel mondo.

 

 

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