close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
dona
Religione e società

Verità della libertà e libertà per la verità

Dr. Hanna Mikhael Salameh Numan

Versione integrale dell'intervento del Dr. Hanna Mikhael Salameh Nu'man pronunciato il 23 giugno ad Amman in occasione del Comitato scientifico di Oasis.

 

Racconta il compianto Imam e Shaykh Muhammed Abduh che, quando verso la fine del 1904 visitò il Sudan, vide che uno dei sufi più intelligenti riceveva la visita di ebrei, cristiani e musulmani, ai quali dedicava pari considerazione e mostrava loro la via attraverso la quale si giunge al cospetto d'Iddio onnipotente nel caso avessero combattuto la giusta battaglia e percorso la via tracciata per ognuno. Gli disse: come riesci a far camminare tutte quelle persone, diverse per religione e per credenza, in un'unica via? Gli rispose lo Shaykh: non è importante, essi si incontreranno alla fine del percorso, quando tutte le barriere che li separano saranno rimosse. Dal ventre di questo oriente arabo, al quale il Cielo ha donato versi di illuminazione e manifestazione del mistero, convergono i nostri sentimenti e si fondono i nostri cuori. E' la fede in Dio, il Vero, l?unico, che ci unisce. Noi tutti siamo sue creature, fatti a sua immagine e somiglianza. E' Lui che, dopo averci plasmati con l'argilla, soffiando in noi il suo alito di vita ci ha resi creature viventi..

 

Eccoci, noi tutti, tra il dissolversi delle tenebre e le prime luci dell'alba, ascoltiamo la voce del Muezzin che proclama l'unicità Iddio, più grande di qualsiasi cosa e che chiama la gente ad alzarsi per la preghiera e il lavoro, e il lavoro è fare il bene. E ascoltiamo le campane che risuonano nell'aria "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra, glorificate il Padre che è nei cieli e operate per la pace sulla terra.

 

La nostra condizione è unica in questa parte del mondo, perché, come recita il nobile Corano nella sura dei Profeti, la nostra umma è una sola: "Questa vostra comunità è una sola, io sono il vostro Signore, rendetemi culto". E come indicano i vocabolari, la umma non è un territorio, perché il territorio è una realtà geografica con dei confini, mentre la umma consiste in un passato comune, una storia comune, consuetudini e tradizioni comuni, esperienze comuni e un legame comune. E questo legame è la nostra stessa convivenza qui in Giordania, tra i popoli del libro, sia cristiani sia musulmani, che si aprono gli uni agli altri, si narrano le proprie storie, si comunicano i loro dolori, si rammaricano per l'ingratitudine che li colpisce, si scambiano gli auguri per le feste religiose e le ricorrenze familiari liete, partecipano ai funerali e alle messe, cooperano per consolare i poveri dall'angoscia e tendere una mano ai malati bisognosi, fanno a gara per preparare gli ingredienti dei cibi da mangiare nel mese del digiuno. Il punto di partenza, per cristiani e musulmani sono le preghiere recitate fianco a fianco, il nocciolo delle nostre società arabe e parte della nostre belle tradizioni. E tutti noi, dalla città e dalla campagna, ci adopriamo per placare le contese e spegnere la sorgente della rabbia dei litiganti, o dare sollievo alle preoccupazioni degli afflitti che hanno il cuore spezzato. O ancora per chiedere la mano della sposa e condurla poi dalla casa dove è cresciuta a quello del marito, spettacolo che mostra il perdurare della solidarietà e dei legami sociali. E non dobbiamo dimenticare l'impegno profuso da cristiani e musulmani nella donazione di sangue e delle cornee e per salvare la vita dei sofferenti.

 

Alla luce di quanto detto, qualcuno potrebbe chiedere: se convivenza e fratellanza convergono, cos'altro c'è da dire? A questo rispondiamo: il passaggio dall'esteriorità all'interiorità per la formazione di una coscienza comune, e l'unione sulla strada di Dio, il Vero. Il cammino in questo percorso è uno solo, ed la conoscenza, un progetto grandioso per il bene del mondo di cui tanti sentono il bisogno, e che il Cielo benedice dall'alto.

 

E parlando di conoscenza, viene subito in mente quello che il libro della Genesi racconta sull'albero della conoscenza piantato in mezzo all'Eden, vicino all'albero della vita. Poiché il Creatore volle nella sua onnipotenza che la conoscenza fosse una strada verso la vita, allora non si dà vita vera senza conoscenza. E la conoscenza esige che alla ragione sia lasciata la libertà, e a questa condizione essa è in grado di annullare le distanze, eliminare le barriere e avvicinare ciò che è lontano, e rendere conosciuto ciò che è ignorato…essa è un'estensione del sé verso ciò che lo supera, un essere presente all'altro di qualsiasi cultura egli sia, e un riconoscere la sua identità e accettare anche ciò in cui egli è diverso… l'incontro con l'altro su questa terra non avviene a caso, ma per i disegni del Creatore che vuole vedere riuniti tutti i suoi figli in un'unica comunità.

 

E' perciò necessario un luogo di diffusione del sapere religioso e del contenuto dei libri dei popoli del libro e dei loro riti. E se uno possiede una corretta conoscenza della religione dell'altro, si confronterà con lui "nel migliore dei modi", riferendosi nei suoi discorsi o nei suoi dialoghi ai testi nella loro forma più autentica e non a estrapolazioni dai nobili libri sacri, giungendo così a comprendere sia il loro senso interiore che quello esteriore, fino a stimare e rispettare la religione dell'altro e i suoi luoghi di culto e contribuire alla formazione di una coscienza comune.

 

Quel che è certo, è che il dialogo non può minacciare la presenza di una religione, giacché l'esame accurato delle opinioni diverse apre la mente, dissolve l'ambiguità e avvicina le parti. Noi vediamo però che il dialogo non si fonda su una conoscenza completa e reale, ed alcuni vi si cimentano analizzando parti, o addirittura parole, di un versetto per guardarle al microscopio senza considerare il loro nucleo e la loro essenza spirituale, scollegandole dal resto del testo, e trascurando le condizioni spaziali e temporali che esse contengono. Questo è un errore grossolano ed una deformazione dell'immagine della religione. E' lo stesso può essere esteso al dialogo fondato sulla comparazione tra le religioni, la stima del loro valore rispettivo e l'affermazione di quale sia la migliore fra di esse. Dialoghi come questi sono molto pericolosi. Molto spesso il dialogo incomincia tra persone che si immaginano e pretendono di possedere la verità - e questa pretesa falsifica la verità, così come il vedere di persona smentisce il sentito dire. Tutto questo ha come effetto l'ignoranza della religione altrui e di ciò che i suoi libri contengono veramente. E' l'esperienza che abbiamo potuto osservare in cui i dialoghi si trasformano rapidamente in occasioni di critica, tensioni, offese e accuse reciproche, indisponendo le persone di buon senso. In un clima di trasparenza, franchezza e libertà ci chiediamo: i ripetuti incontri per il dialogo - dei quali ci giunge voce attraverso al televisione e la carta stampata - hanno forse suscitato un'aspettativa e una richiesta nel comune cittadino? E hanno contribuito a far conoscere l'essenza della sua religione? E' servito a promuovere un avvicinamento fondato sulla conoscenza? Osiamo un'altra domanda: i membri dei comitati per il dialogo che operano localmente e a livello internazionale hanno una conoscenza adeguata dei loro libri religiosi prima ancora che degli altri libri? E qualcuno si è attivato per raccogliere le opinioni delle persone nelle strade, nei caffè, nei club, nei negozi e nelle scuole? Sono le opinioni di queste persone ad aver valore perché esse sono attrici del dialogo prima e dopo! E forse la risposta sta nelle stesse domande.

 

Fu chiesto ad alcuni arabi: chi è il vostro signore? Risposero: un tale…dissero: perché? Ci è stato utile il suo sapere, e abbiamo fatto a meno di questo basso mondo. E cos' devono essere i sapienti, così erano i nostri antenati, che dichiaravano il loro carattere orientale arabo, con tale franchezza e libertà da andarne fieri…E rispetto al loro esempio, dove sono oggi la sincerità, la franchezza e la libertà di questo tempo?

 

Ripetiamo: se gli incontri di dialogo si chiamassero dialoghi delle religioni, in modo che un interlocutore potesse talvolta riferirsi a una religione diversa dalla sua senza che la sua ignoranza di essa abbia delle conseguenze, essi si trasformerebbero in spazi per definire il bene comune e la dignità dell'uomo. Se fossero incontri dai quali scaturiscano idee e impegno, così da garantire un futuro sicuro e radioso ai figli delle nostre società, speranza del futuro, davanti alle sfide che li aspettano per la casa, l'acqua, il cibo, le occasioni di lavoro; se fossero incontri per il rifiuto dell'aborto clandestino, che uccidono anime che Dio ha vietato di violare; incontri per una consapevolezza che salvi il mondo dal disastro delle droghe, della pornografia, dalla schiavitù di satana! Incontri che rafforzino i legami familiari e pongano un freno ai capricci e all'ingratitudine dei figli che abbandonano i loro padri negli ospizi. Incontri per sostenere il gran numero di portatori di disabilità motorie e psicologiche, incontri che fermino la deriva dei giovani che si vestono in modo trascurato, tanto da aver trasformato la libertà di cui si sono deliziati in una schiavitù alla rete tecnologica del secolo che li tiranneggia e li deruba dei doni dello spirito.

 

Con una misura saggia, senza precedente a livello regionale, e in ossequio al metodo democratico, lo stato giordano si spende da anni in una intensa campagna di sensibilizzazione attraverso i mezzi di informazione per far conoscere ai suoi cittadini i diritti che la costituzione garantisce loro, al fine di realizzare un alto grado di trasparenza e incrementare la personalità del cittadino, il suo senso di cittadinanza e la sua coscienza. Tutto questo è un segno di rispetto per la personalità dei cittadini e di rafforzamento della loro libertà e dignità. La famosa lettera di Amman rientra in quello che ho affermato, invitando invita alla moderazione e alla tolleranza e incoraggiando lo sviluppo dei valori umani e l'accettazione del pluralismo e l'apertura alle culture.

 

Ha detto Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria: la libertà religiosa è uno dei fondamenti della libertà di coscienza.

 

Punti fermi e prospettive

 

 

Primo

 

: La libertà religiosa si situa nel solco dell'ordine democratico, e così la libertà di espressione e di opinione, sia verbale sia per scritto, a condizione che questa libertà non sia usata per fomentare e surriscaldare gli animi, tramite offese alla credenza religiosa o istigazioni a particolarismi religiosi o razziali, insulti all'unità nazionale, e per la propagazione di notizie tendenziose. Alcune stazioni satellitari, siti internet e carta stampata hanno preso a diffondere commenti e vignette che feriscono i fedeli delle religioni monoteiste e i simboli delle religioni orientali, i loro libri, i loro membri, i loro luoghi di culto, secondo un piano preciso e per uscire dall'anonimato. Questi fatti continuano a causare disordini che perturbano la pace di molte regioni del mondo. Ed è giunto il momento di favorire un movimento religioso mediatico internazionale ufficiale, il cui fine sarà chiarire che le religioni hanno una forte coesione e non temono provocazioni di sorta, né rispondono agli agitatori che istigano i popoli per mettere a rischio la stabilità dei loro paesi e distrarre i governi dai problemi dei loro cittadini. A questo proposito ci chiediamo: dov'è l'élite culturale delle società il cui ruolo sarebbe dare un'immagine di ragionevolezza e saggezza. E il ruolo della diaspora araba nel mondo? Perché un legame fra loro e le loro conoscenze nei paesi di origine per informarli che quanto succede non rappresenta il punto di vista di chi ci vive, ma è una pratica di alcuni gruppi irresponsabili che ne ricavano dei vantaggi e non desiderano il bene e la pace per il mondo?

 

Secondo

 

: La soluzione dei problemi del mondo, tramite la guerra, la violenza e le minacce, la costruzione di muri di separazione etnica e la spoliazione dei diritti naturali delle persone sull' acqua, l'elettricità, le medicine e il cibo, al posto della saggezza, dell'applicazione del diritto e della giustizia è utopica, e non può garantire la sicurezza e la pace in questo nostro mondo. Perché la violenza genera violenza e incoraggia la sottomissione di molti alle correnti e ai gruppi estremisti ed armati. Dall'altra parte non è bene che i mezzi di informazione associno in ogni circostanza la parola terrorismo al nome di qualsiasi religione. Allo stesso modo giustificare l'uccisione, il rapimento e l'annientamento dei luoghi di culto e il bene delle persone per cause alle quali si dà il nome di religione vanno categoricamente rifiutate. Nello stesso ambito, i disordini e le perturbazioni dei luoghi caldi del pianeta hanno generato un nuovo fenomeno: la paura per la manifestazione dell'identità religiosa, questione in cui è doveroso rimuovere l'angoscia di chi ne è vittima e condannare chi ne è responsabile.

 

Terzo

 

: Con la diffusione di sacche di povertà e la progressione dei problemi della disoccupazione, l'aumento dei flussi migratori a causa degli scontri etnici, delle guerre e delle occupazioni, la fuga in altri paesi a causa delle calamità naturali è inammissibile che vi sia chi si permette di convertire gli altri con la forza e inganni che riguardano il suo alloggio, i suoi bisogni o per aiutarlo ad emigrare in un altro paese o ancora per trovare lavoro. Tutto questo è in contraddizione con lo spirito di carità gratuita del Dio dispensatore di grazie. Lo stesso si applica al caso dei matrimoni tra membri di due religioni che - contratti con la forza o con l'inganno - fanno emergere problemi e complicazioni il cui prezzo viene pagato dalla società intera, con grave danno al destino dei figli in caso di divorzio, per non parlare delle eredità, diversamente disciplinate da ogni religione.

 

Quarto

 

: Spesso sentiamo da molte parti levarsi l'eco delle guerre, dei fatti e delle dispute di cui le epoche passate sono state testimoni, le cui ferite e i processi si riaprono con il significato della nostra epoca attuale, l'era della tecnologia, con lo scopo di disgregare i legami di concordia tra i popoli e la creazione di separazioni tra i membri della stessa società. I responsabili di tutto questo fingono di dimenticare che le condizioni e i climi che hanno reso possibili i fatti, le guerre e le dispute del loro popolo, sono totalmente diversi dalle condizioni attuali. La conoscenza del passato, e le lezioni che possiamo trarne sono senza dubbio necessità imperiose, ma non certo per ricrearne le cause e riprodurne i risultati!

 

Quinto

 

: Non riguarda la libertà il fatto che un qualsiasi insegnante di qualsiasi disciplina attacchi la fede degli allievi di una religione diversa dalla sua e la loro dignità o denigri i loro simboli religiosi e le loro ricorrenze festive. Allo stesso modo è necessario che l'opera educativa non discrimini fra gli studenti nella loro partecipazione ai dibattiti, e che a quelli più dotati e meritevoli siano concesse le stesse opportunità concesse agli altri. Né il tempo delle materie stabilite deve essere usato per incitare allo spirito localistico, e all'intolleranza etnica o religiosa.

 

Vogliamo qui ricordare quanto ebbe a dire un filosofo: la mia libertà non serve se non è dedicata al servizio.

 

Sesto

 

: A favore della conoscenza reciproca vogliamo dire: sarebbe bene se nei programmi scolastici si studiasse la letteratura religiosa e non, compresa quella del vangelo. Lo stesso valga per i libri di lingua araba e di tutti gli altri, di letteratura cristiana, di retorica, di poesia, di sufismo e la storia della loro capacità di integrazione e del loro valore artistico. E sarebbe buona cosa anche l'insegnamento delle reciproche religioni nelle scuole. Giungeremmo così ad una convinzione ferma: chi vede nel testo della Bibbia, del Vangelo o del Corano qualcosa che provochi discordia e accentui le differenze ignora la loro verità. Il profeta arabo, l'affidabile, non ha rinnegato quello che il Cristo Signore aveva portato, né il Cristo Signore ha rinnegato quanto Mosè aveva detto prima di lui e sia su di loro la pace.

 

Settimo

 

: Potrà essere importante l'apertura nel territorio di alcune parrocchie di centri culturali e sociali che abbiano lo scopo di attirare pensatori e opinion leaders, per organizzare conferenze su argomenti scelti con attenzione e al servizio della conoscenza, nei quali, in unità di cuori e di spirito, si incontrino i fedeli delle due religioni per creare un clima di compartecipazione e conoscenza reciproca. Questi centri dovranno essere dotati di biblioteche, così che si impari l'importanza del tesoro della letteratura e del patrimonio cristiani, e le biografie dei santi e dei martiri e il loro eroismo nella difesa della verità e della libertà, sulla quale insisté l'apostolo Paolo quando disse: "siete stati chiamati alla libertà" . E questa risorsa spirituale e intellettuale rimane: " un tesoro nascosto nella terra… o una lampada sotto il moggio". Sarebbe anche necessaria la fondazione di teatri con un obiettivo comune, perché il teatro è l'arte della società per eccellenza ed è in grado di piantare semi di bene e far crescere la comprensione reciproca e la conoscenza.

 

Ottavo

 

: la ragione si nutre della disponibilità e dell'apertura verso l'altro, attraverso la comune frequentazione di seminari, incontri e laboratori organizzati da fondazioni della società civile pluralista, ai quali poter assistere in un clima di libertà, apertura e trasparenza e rendere consapevole chi partecipa del suo essere protagonista nella società dello sviluppo di un'idea adeguata.

 

Nono

 

: sbaglia chi crede che le Chiese locali prestino un servizio ai loro soli fedeli…al contrario esse sono al servizio di tutti i giordani, indifferentemente dalla loro religione o dalla loro origine. Lo dimostrano le Chiese del Patriarcato Latino con le lor Facoltà, istituti e scuole, diffusi su tutto il territorio nazionale. A questi si affiancano i centri, le fondazioni e i progetti umanitari. E non vogliamo dimenticare la ferma volontà degli abitanti giordani nella preservazione del patrimonio di civiltà e della tradizione orientale, dei loro tratti specifici, della loro personalità e dell'unità del loro essere, nel rispetto delle esigenze, utili e necessarie, dell'epoca. Da questo pulpito alziamo una preghiera affinché si realizzi l'unità delle Chiese del mondo, affinché sia effettivo il simbolo della fede: "una Chiesa santa, cattolica e apostolica".

 

Decimo

 

: la libertà non consiste nella liberazione, parziale o totale, dai comandamenti di Dio, della Chiesa e della sua dottrina e dei suoi insegnamenti. Lo diciamo per rispondere a quelle istituzioni che, sotto il nome di chiese, ma che non hanno nulla di spirituale, né sono ufficialmente riconosciute, vengono gestite da laici sostenuti a volte da predicatori che si definiscono pastori. Allo scopo di raccogliere quelli che chiamano "nuovi credenti" abbandonano le libertà di cui abbiamo parlato sopra. Secondo loro la libertà consiste nella licenza da tutto quanto è prescritto: dai santi misteri, al culto ai riti, fino alla confessione effettuata con l'alzata di mano di fronte a tutta l'assemblea. Questo stato di cose coinvolge persone di alcune categorie che vengono attratte come da una calamita a queste case, adescati con offerte di denaro, promesse di lavoro per i disoccupati, e la possibilità di mandare a scuola i loro figli, affinché continuino a frequentare. La libertà che essi si immaginavano è in realtà alienata, e con essa la loro personalità. Di qui il concetto di libertà religiosa diventa relativo, come dimostra il caso dei frequentatori di questi luoghi! E non sfugge alla ragione che le loro visite alle case dei fedeli delle chiese riconosciute generi frizioni e contrasti che certo non aiutano l'armonia e l'amicizia.

 

Se i problemi dell'umanità sono tali da quando alcuni vivono alla ricerca del Vero mentre altri negano loro il diritto a questa ricerca, l'eco della preghiera dei nostri padri e dei nostri antenati "o Vero" tocca il profondo dei nostri cuori. Essi rivolgevano questa preghiera, che scaturiva da una cultura religiosa radicata nel loro essere, al "Vero", chiedendo il suo aiuto nelle difficoltà e nel dolore, o la sua giustizia per aver ragione di un torto o come forma di lode per i suoi benefici. Il Vero (Al-haqq) è uno dei nomi più belli di Dio nel Corano. L'Altissimo ha detto: "Non abbiamo creato i cieli e la terra e quanto è frammezzo per gioco. Non li abbiamo creati se non secondo verità, ma la maggior parte di loro non sanno". Nell'Apocalisse troviamo: "I martiri gridano a gran voce: o Signore santo e vero fino a quando non giudicherai e non vendicherai il nostro sangue presso gli uomini?". E in un altro passo dello stesso Libro si legge: "O Dio, onnipotente, davvero retti e giusti sono i tuoi giudizi". Di fronte al governatore romano Cristo si fermò e disse: "per questo sono nato e per questo sono venuto, per portare testimonianza alla verità e chiunque è dalla verità ascolta la mia voce". Pilato gli chiese: "Che cos'è la verità?".

 

Questo è ciò che le religioni hanno affermato. E oggi noi ci interroghiamo: occorre celare la verità e nasconderla alla gente perché non si arrabbino e non divampi la loro ira in questo tempo così teso? Certamente no. Al contrario occorre che gli sforzi della gente di buona volontà nel nostro mondo convergano per presentare la verità e chiamare ad essa da mani a sera. Infatti la coscienza viva è attaccata alla verità ed è la verità a liberare l'uomo. Perché collabori nell'opera creatrice di Dio Creatore nel far progredire l'universo. Impariamo da quanto è scritto nel libro di Ezechiele: "Oracolo del Signore Dio: la casa di Israele rifiuta di ascoltarti, perché rifiutano di ascoltarmi. Rispose Ezechiele: Parla con loro attraverso le mie parole sia che ascoltino sia che si rifiutino". Gesù ha detto ai farisei: "conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Gli risposero: "Non siamo stati mai schiavi di nessuno", fingendo di ignorare la loro sottomissione al potere dello stato romano e la loro servitù al peccato, ma Cristo ribatté loro: "In verità, in verità vi dico, chiunque fa il peccato è schiavo del peccato".

 

Nel vortice delle tempeste che soffiano sul mondo e dinanzi alla spada del dolore che squarcia i nostri cuori al vedere il sangue degli innocenti versato intorno a noi e nel mezzo della tenda di dolori che viviamo in questo Oriente, ci domandiamo: fino a quando il piatto dell'ingiustizia prevarrà sulla bilancia di questo mondo? Fino a quando l'uomo disporrà dei diritti del suo fratello uomo e si comporterà con lui da tiranno? Fino a quando resteremo perplessi schiacciati dal dolore che non si scioglie e che ci accompagna dal grido della nostra nascita per mano della levatrice fino a quando la canizie imbianca le nostre tempia? Eppure noi abbiamo posto mano all'aratro con fede. E chi mette mano all'aratro non si volge indietro, come ci ha insegnato il Divin Maestro.

 

Lavoriamo insieme in spirito di sostegno e amore e solidarietà, e formiamo un solo corpo perché la luce vinca sulle tenebre. Come è scritto nel Vangelo di Giovanni: "chi fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non appaiono le sue opere".

 

Conclusione

 

 

Ghandi ha detto un giorno "la libertà è un dono tra i doni di Dio che non appassisce perché Lui ama l'umanità". La libertà è la verità, e la verità è da Dio ed essa stessa nella sua origine e nel suo fine è Dio.

 

 

 

Tutti i contributi

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Autorizzo l'uso di dati dopo aver accettato la privacy-policy

Per approfondimenti e analisi abbonati alla nostra rivista semestrale