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Cristiani nel mondo musulmano

Verso l’elezione del nuovo Papa copto, lo sguardo dei monaci sulla transizione egiziana

Ultimo aggiornamento: 10/01/2018 12:47:47

Il monastero Anba Bishoy fondato da San Bishoy nel IV secolo d.C. nel Wadi al-Natrun, cento km a nord del Cairo, è affollato di pellegrini. Sul piazzale esterno, davanti all’entrata del monastero si contano almeno 8 autobus. A 5 mesi dalla morte di Papa Shenouda III, i pellegrini gremiscono la sala dov’è deposta la sua salma e il reliquiario nella chiesa in cui giace il corpo di San Bishoy che, secondo la tradizione, sarebbe rimasto incorrotto fino a oggi. Attualmente, nel monastero vivono stabilmente 185 monaci e, a breve, è previsto l’arrivo di 21 novizi. San Bishoy arrivò qui nel 340 d.C. all’età di 20 anni e divenne monaco sotto la guida di San Pemwa. Trascorse buona parte della sua vita in questo deserto, fino a 77 anni. “È una figura passata alla storia per la sua semplicità, la sua umiltà e il suo amore per Dio – racconta padre Bishoy S. Antony -. Cristo gli apparve più volte nella grotta all’interno della chiesta del monastero di S. Macario in cui lui si ritirava a pregare”. La tradizione copta narra che San Bishoy un giorno ricevette uno straniero nella sua cella. Gli lavò i piedi e, vedendone le ferite, riconobbe nell’uomo seduto davanti a lui Gesù che lo benedì e scomparve. La tradizione racconta anche che Gesù aveva promesso ai monaci di apparire sulla cima della montagna in un dato giorno. Tutti i monaci si affrettarono verso la cima, eccetto San Bishoy che li seguiva a distanza. Durante il cammino San Bishoy incontrò un uomo anziano che faticava a camminare e lo portò sulle sue spalle. L’uomo divenne sempre più leggero e scomparve. In quel momento San Bishoy udì una voce che diceva: “Poiché hai portato il mio corpo, il tuo corpo non vedrà corruzione”. A quell’epoca nell’area compresa tra wadi al-Natrun e Alessandria c’erano circa 4000 monaci e oltre 50 monasteri. Di questi oggi sono rimasti solo quattro (Deir Anba Bishoy, Deir al-Suryan, Deir al-Qiddis Makarios, Deir al-Baramus), mentre gli altri sono stati abbandonati o distrutti dai barbari. Per arginare il pericolo dei barbari, i monaci cominciarono a edificare delle mura attorno ai monasteri. Lo stesso monastero Anba Bishoy è circondato da una fortificazione ancora intatta, la cui costruzione fu ordinata nel V secolo dall’imperatore Zenone. “Nei secoli passati – racconta padre Bishoy - i monasteri erano spesso bersaglio dei barbari. Nel 444, per esempio, i barbari attaccarono il monastero di San Macario, a poche centinaia di metri da qui. Uccisero una cinquantina di monaci e poi lavarono le loro spade insanguinate nell’acqua del nostro pozzo, oggi chiamato il pozzo dei martiri”. Oggi il monastero ospita la salma di Papa Shenouda, il cui successore sarà ordinato entro il mese di novembre: “I 17 candidati saranno ridotti prima a 5 o 6, poi a 3. Abbiamo due dottrine: la prima dice che possono diventare papi solo i monaci, l’altra sostiene che è possibile sia per i monaci sia per i vescovi. In realtà i candidati favoriti sono i monaci. Come può un vescovo essere anche Papa? È già ordinato. Come può ricoprire due cariche contemporaneamente?”. La procedura delle elezioni impegna alcune settimane e avviene in modo particolare: “A fine agosto iniziano vari giri di consultazione per ridurre il numero dei candidati. La commissione dei votanti è formata da 2600 persone, vescovi, monaci, alcuni ministri, alcuni giornalisti, qualche rappresentante del Christian Council. Sono persone da tutto il mondo che rappresentano la chiesa copta in America, in Russia, in Italia, in Francia… Ecco perché le consultazioni richiedono molto tempo. Si vota a distanza, attraverso le ambasciate o le chiese. Infine un bambino sorteggerà il successore tra i tre candidati prescelti”. Nell’attesa del nuovo Papa, la vita dei monaci nella fase di transizione egiziana tribolata, procede serena: “Io recito i salmi di Davide – afferma padre Bishoy - e non mi preoccupa né mi spaventa più nulla. Siamo figli di Dio, Dio ci ama e ci protegge. Di che cosa dovrei aver paura?”.  

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