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Le nostre letture

Viaggio nella mistica Sufi

La ricerca appassionata del Mistero di 'Omar Ibn al-Farid

Questo articolo è pubblicato in Oasis 1. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 17/06/2019 16:10:23

Diwan di ibn al farid.jpgRecensione di G. Scattolin, The Diwan of Ibn al-Farid. Reading of its Text Throughout History, Cairo, IDAO

 


 

I poemi mistici di 'Omar Ibn al-Farid sono stati letti da generazioni di persone - non solo musulmani - che nella sua ricerca appassionata del Mistero hanno trovato un riflesso del loro anelito esistenziale: «O soffio d'Oriente, che braciere d'amore hai acceso in noi?» (Sa'q el-Aza'an, p. 120).

 


 

Ibn al-Farid è nato al Cairo nel 1181. La sua vita è stata un intreccio di incontri, sublimata dal lungo pellegrinaggio alla Mecca, città santa dell'Islam, ove dimorò ben quindici anni. Tornato al Cairo, trascorse il resto della sua esistenza appartato ai margini della grande città, occupato a raccogliere le odi composte in parte al Cairo e in parte durante il pellegrinaggio.

 

Il recupero del messaggio originario degli scritti poetici di Ibn al-Farid, attraverso uno studio critico della loro trasmissione fino ai nostri giorni, è l'obiettivo principale che si prefigge l'opera di Giuseppe Scattolin, che ha approntato un'edizione critica del diwan - la raccolta delle odi di Ibn al-Farid - confrontando i più autorevoli manoscritti disponibili.

 


 

Padre Giuseppe Scattolin, comboniano, noto studioso di mistica islamica, docente di Islamistica a Roma (Pisai) e al Cairo (Dar Comboni), ha già pubblicato numerose opere scientifiche e collabora con varie riviste specializzate. La nuova edizione del Diwan è pubblicata da l'Institut Français d'Archéologie Orientale del Cairo. L'idea di addentrarsi in quest'opera, che la prefazione del libro definisce «impresa perigliosa», è nata in Scattolin in seguito al ritrovamento in una biblioteca di Konya (Turchia) di un manoscritto non ancora pubblicato del Diwan. Il Diwan era conosciuto attraverso la collezione curata da 'Ali sibt Ibn al-Farid, un nipote del poeta che, nel 1333 - un secolo dopo la sua morte - ne aveva raccolto i poemi, accompagnandoli con una breve biografia. Il manoscritto ritrovato a Konya risale approssimativamente al 1253, vent'anni dopo la morte di Ibn al-Farid. Oltre alla sua antichità, un altro elemento concorre a dare, al ritrovamento di questo manoscritto, una importanza particolare: esso contiene solo quindici poemi invece di ventisei, come nel Diwan di 'Ali sibt Ibn al-Farid. 

 

 


 

Forti dubbi esistevano già da molto tempo sull'origine autentica di alcune delle odi contenute nel Diwan curata da 'Ali. Questi dubbi si erano acuiti ulteriormente col ritrovamento nel 1952 di un altro manoscritto - risalente al 1302 - dove comparivano solo quindici odi, come nel manoscritto di Konya. Da qui la necessità di un'edizione critica del Diwan, a cui ha ovviato brillantemente il lavoro paziente di Scattolin.

 


 

In questa edizione critica del Diwan le quindici odi di sicura autenticità vengono presentate con un solido apparato critico, in cui vengono messi a confronto gli otto manoscritti più antichi e autorevoli. Le altre undici odi di dubbia autenticità sono presentate separatamente, con relativo apparato critico, «come parte dell'eredità storica e della tradizione che sorse intorno a Ibn al-Farid» (p. 21), anche se la loro «autenticità dovrebbe essere accolta solo su solide basi linguistiche e concettuali» (p. 22).

 


 

Padre Scattolin ritiene, attraverso «l'analisi semantica» dei versi di Ibn al-Farid, di «avere raggiunto dei risultati significativi che sicuramente aiuteranno a meglio comprendere la visione sufica di Ibn al-Farid e il suo vocabolario in particolare» (p. 5). L'esperienza mistica di Ibn al-Farid si sviluppa attraverso tre fasi: Al-farq (differenza, divisione), Al-ittihad (unità, identificazione) e Al-gam' (Unione), e può essere descritta come un viaggio dall'amore ai «mari dell'Unione Universale e Totale» (p. 6).

 


 

La pubblicazione dell'edizione critica del Diwan di Ibn al-Farid è un avvenimento che va accolto con soddifazione, non solo per la qualità della poesia di questo mistico che ha segnato generazioni di sufi, ma anche per il rigore e la metodologia scientifica con cui il testo è ricondotto alla sua origine storica e interpretato.

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