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Cristiani nel mondo musulmano

Alla scoperta della Nubia cristiana

Sudan: i ritrovamenti archeologici che hanno rivelato la presenza della Chiesa

Questo articolo è pubblicato in Oasis 13. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 10/06/2019 10:51:14

3.jpgA quasi trent’anni di distanza dalla prima edizione (Christianity in the Sudan, EMI, Bologna 1981), esce con un nuovo titolo l’edizione aggiornata della storia del Cristianesimo in Sudan tra il IV e il XV secolo. Con un ultimo sforzo prima di congedarsi dalla scena di questo mondo, l’autore Giovanni Vantini, sacerdote missionario comboniano in Sudan dal 1959 al 2009, ha voluto integrare con i ritrovamenti più recenti dell’archeologia e della storiografia il volume in cui aveva raccolto il frutto dei suoi decennali studi.

 

 

Dalle scarse fonti disponibili si apprende che il Cristianesimo si diffuse nella Nubia – regione corrispondente alla Valle del Nilo nel Sudan Settentrionale – intorno al V secolo. Tanto da Alessandria (tradizione copta, pre-calcedoniana) come da Bisanzio (tradizione greca, post-calcedoniana) partirono missionari per l’evangelizzazione ed entrambe le confessioni furono presenti per tutto il millennio di storia cristiana, talvolta in competizione tra di loro. Intorno al V secolo, sulle ceneri dell’impero meroita che aveva dominato la scena per molti secoli, nacquero tre regni cristiani: Nubatia, Mukuria e ‘Alwa.

 

 

11.jpgSpecialmente sui primi, che nel volgere di pochi secoli si fusero in uno, le informazioni sono abbondanti: nome di Vescovi e Re e diverse vicende belliche. Ad arricchire le testimonianze degli storici si è aggiunto il ritrovamento dei resti di Faras, capitale del regno di Nubatia, e di Dongola, capitale del regno di Mukuria, che varie spedizioni archeologiche hanno riportato alla luce. Sono riemerse soprattutto chiese, in cui sono conservati bellissimi affreschi e altri reperti, gran parte dei quali so trovano oggi al Museo Nazionale di Khartoum.

 

 

Le relazioni con l’Egitto furono sempre molto intense. Nell’era fatimide, l’esercito egiziano annoverava tra le sue file moltissimi nubiani. L’installarsi al Cairo dei mamelucchi e i numerosi scontri che videro sconfitti gli eserciti nubiani portò de facto a una condizione di vassallaggio nei confronti del più potente vicino egiziano. Questo fatto segnò l’inizio della decadenza per la presenza cristiana nella Nubia, che finì gradualmente per estinguersi.

 

 

Il libro dedica anche un capitoletto all’esame delle cause della scomparsa della presenza cristiana nella Nubia. Vi furono ragioni esterne quali l’espansionismo del Sultanato mamelucco del Cairo e la graduale infiltrazione di tribù arabo-musulmane. Tra le cause interne si devono annoverare il mancato sviluppo di una liturgia in lingua locale e la dipendenza per il clero e l’episcopato da personale inviato dall’Egitto o da Bisanzio. Infine, «la Chiesa in Nubia dipendeva molto dal potere del trono. Quando questo è venuto a mancare, la Chiesa ne ha sofferto immediatamente».

 

 

Una parola va doverosamente spesa a proposito dell’autore di questo testo. P. Giovanni Vantini ha dedicato molti anni della sua fervente attività allo studio delle fonti storiche sulla Nubia, lavoro culminato con la pubblicazione di Oriental Sources concerning Nubia del 1975.

 

 

«Con la sua scomparsa – ha scritto Maria Grazia Melchionni, commentando la morte di P. Vantini nel maggio del 2010 – si chiude una pagina gloriosa per gli studi nubiani»

 

 

9.jpgLa traduzione in lingua araba di Rediscovering Christian Nubia verrà presto pubblicata a Khartoum (Sudan) e fornirà certo un grande contributo per bilanciare una visione storiografica ideologica molto accreditata soprattutto nei testi scolastici, secondo la quale la storia del Sudan inizia con l’arrivo degli arabi. Con la sua ricerca P. Vantini mostra che un serio studio scientifico, rigorosamente basato sulle fonti, è un ottimo lasciapassare in qualsiasi ambiente culturale e religioso.

 

 

Le foto di questo numero sono tratte dall’archivio di Padre Vantini. Si ringrazia l’Archivio Storico della Curia generalizia dei Missionari Comboniani di Roma per la cortese disponibilità.

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