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Cristiani nel mondo musulmano

Cristiani perseguitati: «Da imam e da musulmano mi dissocio da quegli atti»

Kamel Layachi, Imam nelle comunità islamiche del Veneto e responsabile del dipartimento dialogo interreligioso e formazione del Consiglio delle relazioni islamiche italiane, lancia un appello contro le persecuzioni dei cristiani nel nord dell'Iraq da parte dei miliziani dell'Isil. «Le comunità musulmane – scrive – non possono rimanere passive davanti a questa palese ingiustizia». Il riconoscimento della libertà religiosa e l'impegno per il dialogo sono elementi fondamentali anche per il credente musulmano.

«Le notizie che arrivano dall'Iraq sono sconvolgenti e inaccettabili. Migliaia di Cristiani sono costretti a lasciare le loro città e le loro case dove hanno vissuto per anni e anni. I miliziani del sedicente stato "Islamico" (che in realtà di Islamico ha davvero poco) stanno commettendo atti non islamici e disumani nei confronti dei Cristiani di quel paese.

 

 

Io da Imam e da Musulmano mi dissocio da quegli atti ed esprimo la mia massima solidarietà vicinanza alle Comunità Cristiane dell'Iraq. Lo stesso metro di misura che abbiamo usato per denunciare la violenza israeliana contro il popolo palestinese a Gaza lo adoperiamo oggi per condannare, con la stessa convinzione e chiarezza , i crimini di questo gruppo estremista e violento. La comunità internazionale, i paesi del mondo islamico e della Lega araba devono agire in fretta per fermare questi criminali senza scrupoli e senza una briciola di umanità.

 

 

Ricordo nuovamente a chi mi legge in queste righe che l'Unione mondiale degli scolari e sapienti musulmani ha duramente condannato le decisioni e gli atti non islamici di questo fantomatico stato chiamato ingiustamente islamico. Chiedo alle Comunità islamiche d'Italia e d'Europa , agli Imam d'Italia e d'Europa , a chi un ruolo di responsabilità nelle Comunità musulmane di denunciare queste pratiche. E di non rimanere passive davanti a questa evidente ingiustizia».

 

 

Non ammettono dubbi le parole di Kamel Layachi, imam del consiglio islamico del Veneto, che proprio in queste ore ha diramato un appello sui fatti che stanno avvenendo nell'Iraq settentrionale a opera degli adepti di Abu Baqr al-Baghdadi, autonominatoso califfo dello stato islamico dell'Iraq e del Levante, che come dice l'imam di islamico ha ben poco.

 

 

Le sue posizioni Kamel Layachi, vincitore del premio "Fraternità e giustizia - Città di Campobasso" nel 2013 assieme al vescovo Giancarlo Bregantini per il suo impegno in favore del dialogo interreligioso in Italia, le spiega chiaramente in un recente articolo intitolato La libertà religiosa : diritto di ogni persona , dovere di ogni società.

 

 

«Il principio su cui si fonda tutto l’insegnamento islamico è l’unicità di Dio “Al tawhid“ – scrive l'imam – Sulla conoscenza profonda di questo principio si basa tutta la vita del musulmano il quale, illuminato da questa fede, si rende conto che il pluralismo e la diversità sono la volontà dell’Unico Dio che ha creato e amato tutti gli esseri e ci chiede di amare tutti come Lui ha amato. Grazie a questa fede, il musulmano riesce a dare un senso alla sua esistenza, a comprendere il senso del creato così diverso e variegato e ad

 

entrare in relazione con esso in uno spirito di amore scambievole, lealtà e collaborazione: “A ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi” (Corano V,48)».

 

 

Questo, scrive Layachi (nella foto con mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina già segretario generale della Cei), è anche il punto di partenza di ogni fedele musulmano per comprendere il suo ruolo all'interno del dialogo interreligioso: «Il musulmano , incontrando credenti di altre religioni , non è coinvolto in un’attività marginale per la propria fede poiché il dialogo interreligioso non esprime una stagione , una moda o una tattica ma un suo modo irrinunciabile di essere. Il dialogo nella vita del musulmano non ha senso soltanto quando i tempi sono favorevoli , quando incontra il consenso di tutti o quando è capace di raggiungere obbiettivi e risultati visibili Le stagioni cambiano , gli umori e i contesti sociali cambiano ma la scelta del dialogo per il musulmano è irreversibile perché il dialogo è religione. Il vero credente che si apre agli altri è colui che dice: ”non sono ancora contento di me stesso”, è colui che dice agli altri: “aiutatemi , ho bisogno anch’io di essere più uomo, più credente in Dio”. I veri credenti sono coloro che cercano di perfezionare, anche attraverso il dialogo , la loro fede e il loro rapporto con Dio convinti che si diventa migliori grazie alle persone che si incontrano, alle parole che si ascoltano, alla vita che si condivide , alle decisioni che si prendono , ai sogni che si custodiscono nei cuori».

 

 

Un dialogo che è anche impegno comune, continua l'imam: «La stima reciproca, la lealtà, la fiducia e il mutuo rispetto sono certamente ingredienti e basi fondamentali per un dialogo interreligioso autentico ed utile ma costituiscono solo una tappa in questo importante percorso comune. Per le persone e le comunità impegnate nel dialogo interreligioso vi è quindi la necessità di andare oltre verso un lavoro in rete in settori come la difesa della sacralità della vita, la tutela dei diritti fondamentali della persona (e in primo luogo la libertà religiosa per ogni individuo), la tutela e la promozione della famiglia basata sul matrimonio naturale tra uomo e donna, la bioetica, la salvaguardia del creato, l’economia eco-solidale, la difesa della pace e della giustizia, la condanna di ogni forma di violenza di stampo religioso, la difesa e il rispetto di tutti i simboli religiosi (luoghi di culto , libri sacri , Profeti , leader religiosi, ecc ... )».

 

 

Ma è la libertà religiosa primo impegno comune. Secondo Layachi questo è un punto di prova fondamentale per le comunità inpegnate nel dialogo interreligioso. Se non si perseguono chiarezza e trasparenza sul diritto fondamentale di professare le proprie convinzioni religiose il dialogo può essere addirittura interrotto. È quanto accade a molte minoranze (e non solo) religiose in molti paesi del mondo contemporaneo. «Per questo motivo – continu al'imam – Musulmani , credenti di altre famiglie religiose e tutti gli uomini liberi ovunque si trovino oggi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più attivo a difesa di questo diritto fondamentale della persona umana. Le istituzioni e le comunità musulmane in particolare, partendo dai propri testi sacri, hanno il dovere di denunciare ogni abuso in questo ambito , rompere il silenzio e assumere una posizione chiara a difesa della libertà religiosa basata sulla dignità di ogni persona».

 

 

Riflettendo sull'islam Layachi continua: «Iddio nel Corano riconosce a ogni persona umana una dignità la quale non deve mai essere violata: “In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre Creature” (Corano XVII, 70). “Invero creammo l’uomo nella forma migliore, quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione” (Corano XCV, 4-5). Il rispetto di tale dignità umana passa attraverso il pieno riconoscimento del diritto alla libertà di cui la libertà religiosa è indubbiamente una delle forme più importanti».

 

 

In conclusione Kamel Layachi spiega che «l’Islam considera la libertà religiosa una condizione fondamentale per l’autentica ricerca della verità perciò la fede che si basa sulla costrizione non è autentica e non è valida e considera la libertà religiosa un diritto per ogni individuo e un dovere per ogni società. Per questo motivo , questa libertà fondamentale inerente all’uomo implica che debba essere riconosciuta dal diritto civile e tutelata da ogni violazione dall’ordine civile. Essa deve essere garantita nei giusti limiti e comprende molti aspetti, in particolare, sul piano personale, la libertà di aderire o meno ad una determinata fede religiosa, la libertà di esercizio del proprio culto, la libera scelta da parte dei genitori di educare i propri figli in base alle loro convinzioni religiose, il diritto all’assistenza spirituale in ogni luogo, il diritto all’obiezione di coscienza basata sulla propria fede». Sul piano collettivo invece la libertà religiosa chiede «autonomia organizzativa dell’ente di culto, il libero esercizio del ministero, la libertà della formazione e dell’insegnamento religioso, la libertà di associazione in nome delle proprie convinzioni religiose, la libertà, nei limiti delle leggi vigenti e nel rispetto delle regole di trasparenza, di compiere opere di beneficenza e raccogliere fondi e finanziamenti da destinare a progetti inerenti alla propria attività religiosa».

 

 

«I diritti umani fondamentali sono il perno di ogni società civile; e tra questi diritti la libertà religiosa è indubbiamente uno dei più importanti. Conoscere, mettere in pratica e tutelare questi principi nella vita di ogni giorno significa migliorare il mondo in cui viviamo: “Quanto a coloro che fanno uno sforzo per Noi, li guideremo sulle Nostre vie. In verità Allah è con coloro che fanno il bene” (Corano XXIX,69).

 

 

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