Gli estratti di alcune lettere che Padre François Mourad, frate francescano, ha scritto al suo Vescovo prima di essere ucciso in Siria da mano jihadista

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Ultimo aggiornamento: 02/07/2024 14:09:36

«Monsignore, Barekh Mor, [Signore benedetto], siamo in pericolo. Non possiamo uscire dal villaggio e nessuno può entrare. Hanno attaccato le chiese e i simboli religiosi. Ogni giorno sparisce qualcuno di noi. Non so quando verrà il mio turno. A ogni modo, sono pronto a morire. Che la mia Chiesa si ricordi che ho offerto la vita con gioia per ogni cristiano di questo amato Paese. Pregate per noi». (18 dicembre 2012)

 

«Monsignore, Barekh Mor, gli avvenimenti precipitano e penso che siamo entrati nella tappa decisiva del nostro jihâd. Dopo aver bruciato la chiesa dei greci e distrutto il santuario mariano dei latini, hanno portato devastazione e saccheggio nel mio monastero e dai protestanti. Hanno distrutto e bruciato tutti i simboli religiosi nel villaggio e hanno scritto espressioni ingiuriose verso la nostra religione. Adesso cercano di metterci alle strette, ma per quanto facciano non potranno aver ragione della nostra fede edificata sulla Roccia del Cristo. Che Dio voglia donarci la grazia di dimostrare l’autenticità del nostro amore per Lui e per gli altri. Sia certo che offro la mia vita di tutto cuore per il bene della Chiesa e la pace nel mondo e specialmente nella nostra benamata Siria» (25 febbraio 2013)

Non potranno aver ragione della nostra fede «Monsignore, Barekh Mor, i giorni trascorrono lenti e ogni giorno è più triste del precedente. Appena spunta il giorno ci mettiamo a cercare un luogo per proteggerci dai bombardamenti. Di notte tentiamo di restare svegli per timore di quelli che hanno reso leciti a sé il cristiano e i suoi beni. Ma malgrado tutte queste tenebre, percepisco la presenza misteriosa del sole. Tutto ciò che spero da Dio è che la Sua Presenza vinca il buio che è la causa della situazione a cui siamo arrivati. Pregate per noi». (17 marzo 2013)

«Care sorelle, quando comprendiamo l’ampiezza e il valore inestimabile dell’amore nella nostra vita consacrata all’Amore in persona, ci è facile comprendere la profondità e il mistero della sofferenza che ci conduce a sua volta alla comprensione del Cristo Crocifisso. Egli ci ha insegnato che l’amore ha un sinonimo: si chiama sofferenza» (Lettera ad alcune religiose per l’inizio del Mese del Sacro Cuore, 1° giugno 2013).

 

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Con l’eccezione dell’ultimo, questi brani sono tratti dalle lettere che Padre François Mourad indirizzava al suo Vescovo, Mons. Behnan Hindo, per aggiornarlo sull’evolvere della situazione. Sono stati diffusi dall’emittente libanese Télé Lumière pochi giorni dopo l’uccisione di Padre François, avvenuta il 23 giugno del 2013 a Ghassanieh (provincia di Idlib, al confine con la Turchia). Essi documentano l’azione anticristiana dei ribelli jihadisti, ma soprattutto illuminano le ragioni del suo sacrificio.

 

P. François era nato nella provincia di Lattakia il 19 marzo 1964. Dopo il noviziato presso i francescani, e una breve sosta nel 1992 alla trappa di Latroun, vicino a Gerusalemme, era tornato in Siria. Ordinato sacerdote dal Vescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, si era stabilito a Hwar, nella regione di Aleppo. Devoto di Teresa di Lisieux e Charles de Foucauld, Padre François «aveva scelto di vivere tra profughi e bisognosi, per testimoniare la misericordia di Dio» (ricordo di fra Firas Lutfi). Nel 2010 si era trasferito a Ghassanieh, dove aveva fondato il monastero di San Simeone lo Stilita. Con lo scoppio della guerra si era dovuto rifugiare presso il convento francescano di Sant’Antonio. Lì è stato raggiunto dai suoi assassini.

 

«Secondo l’insegnamento di Cristo lo stato di persecuzione è lo stato normale per la Chiesa nel mondo ed il martirio del cristiano è la sua situazione normale. Non nel senso che la Chiesa debba essere continuamente e dovunque perseguitata; ma se lo è per qualche tempo ed in determinate regioni, essa dovrebbe subito ricordare che è partecipe di una grazia che le è stata promessa» (Hans Urs von Balthasar, Cordula, ovverosia il caso serio, Queriniana, Brescia 20086, 27).

 

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