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Classici

I dodici “sovrintendenti” del Corano

Il Corano ha bisogno di un Sovrintendente, esattamente come gli organi sensoriali hanno bisogno di un cuore

Questo articolo è pubblicato in Oasis 25. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 02/03/2018 17:14:47

 

 

Al-Kulaynī, nato nei pressi dell’attuale Teheran nell’864 e morto a Baghdad nel 941, è autore della più importante raccolta di hadīth sciiti, intitolata Al-Kāfī (“Il libro sufficiente”); titolo quanto mai adatto considerata la vastità della collezione, che forma il primo e più antico tra i “quattro libri” dello hadīth duodecimano. Il ruolo di assoluta centralità riconosciuto agli imam emerge già dalla scelta di riportare nell’opera le tradizioni attribuite non solo a Muhammad, ma anche ai suoi successori, ampliando così significativamente l’estensione della storia sacra. Se infatti per il sunnismo la rivelazione si chiude nel 632 con la morte di Muhammad, per lo sciismo l’autorità docente degli imam continua a esercitarsi almeno fino alla scomparsa fisica dell’ultimo di essi, nell’874.

 

 

Non poche tra queste tradizioni vertono poi sulla funzione dell’imam, in particolare nel capitolo intitolato Libro della Prova. Come in un cammino ascendente, esso prende l’avvio da una discussione intorno alla necessità di una guida infallibile, ispirata da Dio. Essa – così argomenta il primo hadīth proposto – non può consistere nel solo Corano, perché il libro sacro islamico è oggetto di interpretazioni divergenti e conflittuali, come mostra l’esistenza di numerose scuole teologiche e giuridiche. Il Corano dunque – conclude il ragionamento – ha bisogno di un Sovrintendente, esattamente come gli organi sensoriali hanno bisogno di un cuore.

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