Nella più importante raccolta di hadīth sciiti, l’assoluta centralità degli imam emerge dalla scelta di riportare le tradizioni attribuite non solo a Muhammad, ma anche ai suoi successori

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Ultimo aggiornamento: 19/06/2024 10:12:26

Nella più importante raccolta di hadīth sciiti, l’assoluta centralità degli imam emerge dalla scelta di riportare le tradizioni attribuite non solo a Muhammad, ma anche ai suoi successori. Non poche tra queste tradizioni vertono sulla necessità di una guida infallibile, ispirata da Dio. Essa non può consistere nel solo Corano, oggetto di interpretazioni divergenti e conflittuali: occorre un Sovrintendente, come agli organi sensoriali un cuore.

 

La necessità di un imam-prova

 

2. Da Mansūr Ibn Hāzim[1]. Un giorno dissi a Ja‘far al-Sādiq[2] [il sesto imam]: «Dio è troppo maestoso ed elevato perché possa conoscere nelle sue creature; sono invece le creature a conoscere in Dio». «Hai detto bene». «Ma chi sa di avere un Signore deve sapere che quel Signore è soddisfatto o adirato [dalle azioni umane] e che si può conoscere se è soddisfatto o adirato solo attraverso una rivelazione, cioè un inviato. Chi non ha ricevuto una rivelazione deve mettersi in cerca degli inviati e quando li trova conoscerà che sono la Prova e che deve loro obbedienza. [Fatta questa premessa], ho domandato alla gente: “Voi sapete che l’inviato di Dio è stato la Prova di Dio per le sue creature?” “Certo”. “Ma quando l’inviato di Dio è passato all’altra vita, chi è rimasto come Prova di Dio per le sue creature?” “Il Corano”. “Ho esaminato il Corano ed ecco se lo contende il murgita e il qadarita e l’eretico (zindīq) che non crede[3], per poter prevalere nella disputa. [Vedendo questo spettacolo] ho capito che il Corano può essere una Prova solo se vi è un Sovrintendente (qayyim) che dica soltanto il vero su di esso. Chi è allora il Sovrintendente del Corano?” “Ibn Mas‘ūd ne sapeva e ‘Umar e Hudhayfa[4]”. “Ne sapevano o lo sapevano?” “No, ne sapevano”. “Io non ho trovato nessuno di cui si possa dire che conoscesse interamente il Corano se non ‘Alī. Quando sorgeva una questione e gli altri[5] dovevano riconoscere la loro ignoranza, lui aveva la risposta. Testimonio quindi che ‘Alī è stato il Sovrintendente del Corano, che gli era dovuta obbedienza, che è stato la Prova per la gente dopo l’inviato di Dio e che quanto ha detto sul Corano è vero”». E Ja‘far esclamò con approvazione: «Che Dio abbia misericordia di te!».

 

3. Da Yūnus Ibn Ya‘qūb[6]. Un giorno si trovavano a casa di Ja‘far al-Sādiq diversi suoi compagni tra cui […] Hishām Ibn al-Hakam[7], all’epoca ancora giovane. Ja‘far gli domandò: «Perché non mi racconti di come hai sistemato ‘Amr Ibn ‘Ubayd[8] e delle domande che gli hai rivolto?» «O figlio dell’inviato di Dio, per la grande reverenza che provo verso di te mi si blocca la lingua in tua presenza». «Se vi ordino una cosa, fatela». «Mi era giunta notizia di quello che facevano ‘Amr Ibn ‘Ubayd e i suoi compagni nella moschea di Basra. Mi pesava e decisi di andare a incontrarlo. Entrai a Basra di venerdì, andai direttamente alla moschea e mi ritrovai in mezzo a una grande folla. Al centro stava ‘Amr Ibn ‘Ubayd con indosso un duplice mantello – quello superiore era nero di lana grezza – e la gente intorno gli rivolgeva domande. Mi feci largo tra la folla e mi misi a sedere sulle ginocchia, nel punto più lontano. Poi gli dissi: “O sapiente, sono uno straniero; posso rivolgerti una domanda?” “Sì”. “Ce l’hai un occhio?” “Figlio mio, ma che domanda è mai questa? Una cosa che vedi, che senso ha domandarla?” “Così è la mia domanda”. “Figlio mio, la tua domanda è stupida, non ne hai un’altra?”. “Rispondimi!” “Forza, fammi un’altra domanda”. “Te l’ho già chiesto, ce l’hai un occhio?” “ Sì”. “E che te ne fai?” “Mi serve per vedere i colori e le figure”. “E un naso ce l’hai?” “Sì”. “Che cosa te ne fai?” “Mi serve per annusare gli odori”. “E una bocca?” “Sì”. “Che cosa te ne fai?” “Mi serve per gustare il cibo”. “E un’orecchia?” “Sì”. “Che cosa te ne fai?” “Mi serve per sentire i suoni”. “E un cuore?” “Sì”. “Che cosa te ne fai?” “Mi serve per discernere tutte le sensazioni che arrivano da questi organi e sensi”. “Come, hai bisogno del cuore, non ti bastano questi organi?” “No” “Eppure sono sani e senza difetti”. “Figlio mio, gli organi, se hanno un dubbio circa una cosa che hanno odorato, visto, gustato o sentito, la riportano al cuore. In questo modo emerge la Certezza e il dubbio è annullato”. “Dunque Dio ha stabilito il cuore per risolvere i dubbi degli organi?” “Sì”. “E senza cuore gli organi non potrebbero raggiungere la Certezza?” “Esatto”. “Abū Marwān, l’Altissimo – sia benedetto – non ha lasciato i tuoi organi senza creare per loro un imam che conferma loro il vero e che porta loro la Certezza su quello in cui sono in dubbio. Come dunque avrebbe lasciato tutte queste creature nell’incertezza, nel dubbio e nel dissenso senza suscitare per loro un imam a cui rivolgere i dubbi e le perplessità, quando ha creato un imam per i tuoi organi, a cui puoi rivolgerti quando sei confuso?!” ‘Amr Ibn ‘Ubayd ammutolì e non poté rispondere nulla.

 

Poi si girò verso di me e mi disse: “Tu sei Hishām Ibn al-Hakam!” “No”. “Sei un suo compagno?” “No”. “Da dove vieni allora?” “Sono di Kūfa”. “Allora devi essere lui!” Quindi mi attirò verso di lui, mi fece sedere al suo posto e non proferì parola finché mi alzai per andarmene». Ja‘far commentò ridendo: «Hishām, ma chi ti ha insegnato queste cose?» «Le ho prese da te e le ho elaborate». «Questo, per Dio, sta scritto nei “Fogli di Abramo e di Mosè” (Cor. 87,19)».

 

La differenza tra profeta, inviato e muhaddath

 

1. Alcuni nostri Compagni […] da Zurāra[9]. Chiesi a Muhammad al-Bāqir [il quinto imam]: «Nella parola divina “e [Ismaele] fu inviato e profeta” (Cor. 19,54), che cosa significa inviato e che cosa profeta?» «Il profeta ha visioni nel sonno, sente la voce, ma non vede l’angelo; l’inviato invece sente la voce, ha visioni nel sonno e vede l’angelo». «E l’imam?» «Sente la voce, ma non ha visioni né vede l’angelo». Poi recitò il versetto: «E non inviammo prima di te nessun inviato né profeta né muhaddath[10]» (Cor. 22,52).

 

Solo l’imam è la Prova di Dio per le sue creature

 

4. Da Abān Ibn Taghlib[11]. Ja‘far al-Sādiq disse: «La Prova esiste prima delle creature, con le creature e dopo le creature».

 

La terra non può stare senza una Prova

 

1. Alcuni nostri Compagni […] da al-Husayn Ibn Abī l-‘Alā’. «Chiesi a Ja‘far al-Sādiq se la terra potrebbe sussistere senza un imam e rispose: “No”. “E due imam potrebbero esistere nello stesso momento?” “No, a meno che uno dei due non sia silenzioso[12]”.

 

3. Da Kirām[13]. Ja‘far al-Sādiq disse: «Se l’umanità si riducesse a due soli uomini, uno di loro sarebbe l’imam». E soggiunse: «L’imam sarebbe quello che muore per ultimo, perché nessuno possa lamentarsi con Dio di essere stato lasciato senza una Prova divina».

 

La conoscenza dell’imam e il rimettersi a lui

 

7. Alcuni nostri Compagni […] da Ja‘far al-Sādiq. «Dio non ha voluto che le cose fossero prive di una Ragione (sabab). E ha fatto per ogni cosa una Ragione e per ogni Ragione una Spiegazione e per ogni Spiegazione una Scienza e per ogni Scienza una Porta Parlante. La conosce chi la conosce e la ignora chi la ignora. Essa è l’inviato di Dio e Noi».

 

Gli imam sono la luce di Dio

 

1. Da Abū Khālid al-Kābulī[14]. «Interrogai Muhammad al-Bāqir sulla parola divina “Credete in Dio e nel suo inviato e nella luce che abbiamo fatto discendere” (Cor. 64,8). E mi rispose: “Abū Khālid, la luce, per Dio, sono gli imam della Famiglia di Muhammad, fino al giorno della risurrezione. Per Dio, essi sono la luce di Dio discesa [nel mondo]. Per Dio, essi sono la luce di Dio nei cieli e sulla terra. Per Dio, Abū Khālid, la luce dell’imam nei cuori dei credenti è più luminosa del sole raggiante del giorno, perché essi, per Dio, illuminano i cuori dei credenti. Iddio nasconde la luce degli imam a chi vuole sicché i loro cuori li conducono in perdizione. Per Dio, Abū Khālid, nessun servo può amarci e giurarci fedeltà (walāya) senza che Dio non appaia nel suo cuore. E Iddio non appare nel cuore di nessun servo finché questi non ci riconosca e si affidi a noi. E se si affida a noi, Dio lo proteggerà dai terrori del giudizio e lo porrà al sicuro dalle tribolazioni nel grande giorno della risurrezione”».

 

5. Da Sālih Ibn Sahl al-Hamdānī[15]. Ja‘far al-Sādiq disse [a proposito del versetto della luce, Cor. 24,35]: «Iddio è la Luce dei cieli e della terra, e si rassomiglia la Sua Luce a una Nicchia – Fātima – in cui è una Lampada – al-Hasan – e la Lampada è in un Cristallo – al-Husayn – e il Cristallo è come una Stella lucente – Fātima è una stella lucente tra le donne del mondo – e arde la Lampada dell’olio di un albero benedetto – Abramo – un Olivo né orientale né occidentale – né ebreo né cristiano – il cui olio per poco non brilla – la cui conoscenza per poco non trabocca – anche se non lo tocchi fuoco. È luce su luce – imam dopo imam – e Iddio guida alla Sua luce chi Egli vuole – Iddio guida ai suoi imam chi Egli vuole – e Dio narra parabole agli uomini».

 

Sull’eccellenza dell’imam e le sue caratteristiche – capitolo prezioso e onnicomprensivo

 

Parole pronunciate da ar-Ridā [l’ottavo imam] nella moschea di Merv, un venerdì. «[…] L’imamato tiene il posto dei profeti ed è trasmesso in eredità dagli eletti. L’imamato è il califfato di Dio e del Suo inviato, è l’officio del comandante dei credenti ‘Alī e il lascito di Hasan e Husayn, l’imamato è le redini della religione e l’ordine dei musulmani, la prosperità in questo mondo e la gloria dei credenti, l’imamato è la radice da cui cresce l’Islam e il suo ramo più elevato, solo con l’imam si possono compiere pienamente la preghiera, l’elemosina, il digiuno, il pellegrinaggio e il jihad, la distribuzione del bottino e delle offerte (sadaqāt), con lui si eseguono le pene prescritte nel Corano (al-hudūd) e le norme della Legge e si difendono i confini e le province. L’imam dichiara lecito quello che Dio ha reso lecito e illecito l’illecito, esegue le punizioni stabilite da Dio, protegge la religione di Dio e chiama alla via del suo Signore con la sapienza, la buona predicazione e la Prova eloquente. L’imam è come il sole nascente che illumina della sua luce il mondo restando all’orizzonte, dove non lo raggiunge né mano né sguardo. L’imam è la luna piena splendente, la lampada luminosa, la luce abbacinante, la stella che indica la via in mezzo alle tenebre oscure […]».

 

Gli imam sono gli eredi del sapere iniziatico del Profeta, e di tutti i Profeti, e degli Eletti che li hanno preceduti

 

4. Da Durays al-Kunnāsī[16]. Ero a casa di Ja‘far al-Sādiq e con lui si trovava Abū Basīr[17]. Ja‘far disse: «Davide ereditò il Sapere dei profeti, Salomone ereditò da Davide, Muhammad ereditò da Salomone e noi abbiamo ereditato da Muhammad. Noi abbiamo i Fogli di Abramo e le Tavole di Mosè». Abū Basīr commentò: «Questo è davvero il Sapere!» «No, Abū Muhammad, non è questo il Sapere. Il vero Sapere è quello che viene comunicato notte e dì, giorno dopo giorno e ora dopo ora[18]».

 

Solo gli imam hanno raccolto il Corano nella sua interezza e lo conoscono completamente

 

1. Da Jābir[19]. Ho sentito Muhammad al-Bāqir dire: «Chi tra la gente pretende di aver raccolto tutto il Corano così come discese è un bugiardo. Solo ‘Alī Ibn Abī Tālib lo ha raccolto e memorizzato nella forma in cui discese dall’Altissimo, e gli imam dopo di lui.

2. Da Jābir. Muhammad al-Bāqir disse: «Nessuno tranne gli eletti può affermare di possedere tutto il Corano nella sua interezza, nella sua dimensione esteriore e nascosta».

 

La porzione del Nome Supremo che è stata data agli imam

 

1. Da Jābir. Muhammad al-Bāqir disse: «Il Nome Supremo di Dio si compone di 73 lettere. Āsif[20] ne possedeva una soltanto e al pronunciarla fu inghiottita la terra che lo separava da Bilqīs di modo che ne poté afferrare il trono con la mano; quindi la terra ritornò com’era, in meno di un batter d’occhio. Noi [imam] possediamo, del Nome Supremo, 72 lettere. L’ultima lettera è presso l’Altissimo e se l’è riservata per la scienza del Mistero che è presso di Lui. Non vi è forza né potenza se non in Dio, il Supremo, il Magnificente».

 

L’arma del Profeta è come l’Arca degli Israeliti

 

1. Da Sa‘īd al-Sammān[21]. Ho sentito Ja‘far al-Sādiq dire: «L’arma che possediamo[22] è come l’Arca tra gli Israeliti. Tra gli Israeliti, la famiglia che trovava l’Arca alla propria porta riceveva la profezia. [Allo stesso modo] quello tra noi a cui va l’arma [del Profeta] riceve l’imamato».

 

Allusione e investitura[23] del Signore della Dimora

 

5. Da Ahmad Ibn Muhammad Ibn ‘Abd Allāh[24]. «Allusione che uscì dalla bocca di al-Hasan Ibn ‘Alī [l’undicesimo imam] quando fu ucciso il maledetto Zabirita[25]. “Questa è la ricompensa di chi ha osato combattere Dio nei suoi Amici, di chi ha osato dire che mi avrebbe ucciso e che non avrei avuto posterità. Come ha potuto pensare che Dio lo avrebbe sostenuto?” E generò un figlio che chiamò M.h.m.d.[26] nell’anno 256 (= 869-870)».

 

Sull’Occultamento

 

2. ‘Alī Ibn Ja‘far[27] da suo fratello Mūsā al-Kāzim [il settimo imam]. Questi disse: «Quando andrà smarrito il quinto dal figlio del settimo, Dio mio badate alla vostra religione che nessuno ve ne distolga! Figlio mio, il Padrone di questa Causa dovrà occultarsi finché ritorni da questa Causa colui che la predicava. È una prova da parte di Dio con cui esamina le sue creature. Se i vostri padri e i vostri antenati avessero conosciuto una religione più vera di questa, vi avrebbero aderito». Gli chiesi: «Signore, chi è il quinto dal figlio del settimo?» «Figlio mio – rispose – le vostre menti sono troppo piccole per accogliere questo sapere e i vostri intelletti non possono sopportarlo. Ma se vivrete, lo comprenderete».

 

3. Da al-Mufaddal Ibn ‘Umar[28]. «Ho sentito Ja‘far al-Sādiq dire: “Guardatevi dal divulgare apertamente queste cose, ma per Dio, il vostro imam si assenterà per alcuni anni del vostro tempo e sarete messi alla prova finché si dirà: “È morto, è stato ucciso, è finito, dove mai è scomparso?” Gli occhi dei credenti ne saranno privati ed essi saranno agitati come navi tra le onde del mare. Solo si salveranno quelli con cui Dio avrà stretto il suo Patto, nei cui cuori avrà scritto la fede e che avrà sostenuto con uno Spirito proveniente da lui. Allora si leveranno dodici stendardi simili gli uni agli altri, indistinguibili tra loro”. Scoppiai in lacrime e dissi: “Come faremo?” Allora Ja‘far fissò un raggio di sole che stava entrando attraverso il portico e disse: “Abū ‘Abd Allāh, lo vedi questo sole?” “Sì”. “Per Dio, la nostra Causa è più chiara di questo sole”».

 

Chi muore senza un imam…

 

1. Da al-Fadīl Ibn Yasār[29]. Un giorno andammo a trovare Ja‘far al-Sādiq e questi, prevenendo la nostra domanda,[30] ci disse: «L’inviato di Dio ha affermato che chi muore senza un imam muore una morte pagana». «Così ha detto l’inviato di Dio?» «Per Dio, proprio così!» «E quindi, chiunque muore senza un imam muore una morte pagana?» «Sì».

 

Che il parlare degli imam è arduo e difficile

 

1. Da Jābir. Muhammad al-Bāqir disse: «L’inviato di Dio affermò che il parlare della Famiglia di Muhammad è arduo e difficile; non vi crede se non un angelo cherubino[31] o un profeta inviato o un servo di cui Dio abbia saggiato il cuore per la fede. Quelle parole (hadīth) della Famiglia di Muhammad che vi sono arrivate e verso cui inclinano i vostri cuori e che vi sono ben note, accoglietele. Quelle parole invece che destano terrore nel vostre cuore e che vorreste negare, riferitele a Dio e al suo inviato e al sapiente iniziato (al-‘ālim) della Famiglia di Muhammad. Guai se uno di voi, ricevendo una parola che non riesce a sopportare, dicesse: “Per Dio, non può essere; per Dio, non può essere”. Perché la negazione è miscredenza».

 

Brani tratti da al-Kulaynī, Al-Usūl min al-kāfī, a cura di ‘Alī Akbar al-Ghaffārī, parte 1, Dār al-kutub al-islāmiyya Morteza Akhwandi, Tehran 1388h (= 2010 d.C.), kitāb al-hujja, pp. 168-401 passim. Le cifre all’inizio dei paragrafi si riferiscono al numero dello hadīth nell’edizione araba.

(traduzione dall'originale di Martino Diez)

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

Note
[1] Discepolo del sesto imam, tradizionista ed esperto di diritto originario di Kufa, morì dopo il 765.
[2] Negli hadīth sciiti gli imam sono sempre chiamati con il loro tecnonimico, in questo caso Abū ‘Abd Allāh. Nella traduzione abbiamo ripristinato per comodità i nomi propri.
[3] Nomi di scuole teologiche dei primi secoli dell’Islam. I murgìti sostenevano la necessità di rinviare il giudizio sul peccatore alla fine del mondo, i qadariti erano i partigiani del libero arbitrio e il termine zindīq, che in origine designava i manichei, fu ben presto esteso a indicare tutti gli eretici.
[4] Si tratta di tre celebri Compagni di Muhammad. A Ibn Mas‘ūd (m. 652) si deve una recensione del Corano; ‘Umar è il secondo califfo (634-644); Hudhayfa (m. 656) fu uno degli artefici della conquista della Persia.
[5] Si riferisce a Ibn Mas‘ūd, ‘Umar e Hudhayfa appena citati.
[6] Discepolo di Ja‘far al-Sādiq, fu luogotenente (wakīl) del settimo imam Mūsā al-Kāzim.
[7] Morto verso il 795, fu uno dei principali discepoli del sesto imam, ma, accusato di antropomorfismo, fu da questi rinnegato. Cfr. Mohammad Ali Amir-Moezzi, Le guide divin dans le shî‘isme originel, Verdier, Lagrasse 2007 (nuova edizione), pp. 139-140.
[8] Uno dei primi teologi mu‘taziliti, discepolo di Hasan al-Basrī, morto nel 761. Dalle tendenze ascetiche (come mostra nel racconto il dettaglio del mantello di lana grezza di cui era avvolto), si mantenne neutrale nella lotta tra il califfo abbaside al-Mansūr (m. 775) e il pretendente alide Muhammad al-Nafs al-Zakiyya (m. 762).
[9] Zurāra Ibn A‘yan, morto nel 767, altro discepolo di Ja‘far al-Sādiq, è considerato dagli sciiti una delle autorità più affidabili in fatto di hadīth.
[10] Il muhaddath è colui a cui è rivolta una Parola celeste (hadīth), cioè appunto l’imam. Cfr. Moezzi, Guide divin, p. 176. L’espressione «né muhaddath» non si trova nella recensione ordinaria del Corano.
[11] Discepolo del quarto, quinto e sesto imam, autorità nel campo della recitazione ed esegesi coranica, è considerato affidabile anche dai sunniti. Morì nel 758.
[12] L’imam silenzioso designa il successore dell’imam mentre questi è ancora in vita.
[13] Soprannome del tradizionista ‘Abd al-Karīm Ibn ‘Amr Ibn Sālih al-Khath‘amī, originario di Kufa, figura di secondo piano.
[14] Noto con il soprannome di Kankar, originario di Kabul e discepolo del quarto imam, di cui fu intimo compagno.
[15] Originario di Kūfa, discepolo di Ja‘far al-Sādiq è considerato un estremista e sospettato di aver diffuso falsi hadīth.
[16] Durays Ibn ‘Abd al-Malik, trasmettitore secondario.
[17] Ci sono tre discepoli di Ja‘far al-Sādiq che portano questo soprannome (cfr. Moezzi, Guide divin, pp. 86-87, nota 182). Qui però si tratta di Abū Basīr al-Asadī, che portava come tecnonimico Abū Muhammad ed è un rinomato trasmettitore.
[18] L’espressione non è chiara. Questa la parafrasi suggerita da Fayd Kashānī (mistico e filosofo, m. 1680): «Il Sapere non è quello che si ottiene ascoltando un maestro o studiando i libri e memorizzandoli, perché questa è imitazione cieca (taqlīd). Il Sapere è quello che si riversa da Dio nel cuore del credente giorno dopo giorno e ora dopo ora, con cui si disvelano le realtà che danno riposo all’anima, sollievo al petto e luce al cuore e di cui il Sapiente diventa certo come se le stesse vedendo con i suoi occhi».
[19] Jābir Ibn Hayyān (morto verso l’815) è figura di primo piano nella tradizione scientifica islamica. Chimico, alchimista e occultista, fu discepolo di Ja‘far al-Sādiq. Gli è attribuito un vastissimo corpus.
[20] Ministro di re Salomone. La tradizione islamica, partendo da Cor. 27,40, ne fa un mago in grado di trasportare in un batter d’occhio il trono di Bilqīs, regina di Saba, alla corte di Salomone.
[21] Sa‘īd Ibn ‘Abd al-Rahmān al-A‘raj al-Sammān, originario di Kufa.
[22] Si tratta della famosa spada a due punte (Dhū l-faqār) che Muhammad donò ad ‘Alī. Moezzi, Guide divin, p. 233.
[23] Nass significa “investitura scritta” dell’imam, cfr. Moezzi, Guide divin, p. 189. Il Signore della Dimora è l’imam atteso alla fine del mondo.
[24] Non sono riuscito a identificare questo trasmettitore.
[25] Si tratta forse di un discendente del Compagno al-Zubayr (m. 656) che avrebbe minacciato l’undicesimo imam, o più probabilmente di un’allusione velata al califfo abbaside al-Muhtadī (869-870). In questo caso si dovrebbe leggere az-Zabīrī con il significato di “catastrofico”.
[26] Le lettere sono scritte separatamente nel testo arabo per la proibizione di pronunciare il nome dell’imam atteso.
[27] Noto come ‘Alī al-‘Uraydī, figlio minore di Ja‘far al-Sādiq, morì verso l’825. È citato anche da autori sunniti come al-Tirmidhī.
[28] Discepolo molto carismatico di Ja‘far al-Sādiq, sospettato di aver aderito alla setta estremista dei Khattābiyya, che sostenevano l’abolizione della sharī‘a per gli iniziati.
[29] Originario di Basra e intimo di Ja‘far al-Sādiq.
[30] Il verbo ibtada’ (lett. “cominciare”) indica nel lessico tecnico sciita la capacità dell’imam di leggere nei pensieri dei suoi fedeli. Cfr. Moezzi, Guide divin, p. 234, nota 488.
[31] Muqarrab, lett. “avvicinato” [a Dio]. Ma l’espressione coranica conserva un’assonanza con l’ebraico cherubino. Di qui la presente traduzione.