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Classici

Il dispotismo ovvero la corruzione degli ideali del Profeta

L’Islam è nato democratico, sostiene un intellettuale siriano del XIX secolo, ma poi qualcosa è andato storto e, a meno che si applichi uno stile politico fondato sulla consultazione, questa deriva avrà fine soltanto con il Giorno del Giudizio

Ultimo aggiornamento: 05/02/2018 13:02:24

Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso

 

Lode a Dio creatore dell’universo secondo un ordine stabile e saldo, e pace e benedizione sui suoi nobili profeti, guide delle nazioni alla verità rivelata, e in particolare sul profeta arabo inviato come misericordia per le creature, perché le innalzi in questa e nell’altra vita sulla scala della sapienza fino a raggiungere il luogo supremo[1].

 

Sono un musulmano arabo costretto all’anonimato come un debole oppresso e che espose le sue opinioni [con uno pseudonimo] sotto il cielo d’Oriente, sperando nell’approvazione dei lettori, secondo il detto che la verità si conosce per sé, non per chi la enuncia. Nell’anno 1318 dell’egira (=1900/1901), lasciai la mia patria in Oriente in cerca di respiro e mi recai in Egitto. Qui fissai la mia dimora, profittando del clima di libertà che vi regna sotto il suo signore ‘Abbās II[2], il quale porta lo stesso nome dello zio del Profeta, e che ha diffuso la sicurezza ovunque nel suo regno. Trovai che anche in Egitto, come in tutto l’Oriente, le menti delle classi elevate erano immerse nelle riflessioni intorno alla questione suprema, intendo la questione sociale, nell’Oriente in generale e tra i musulmani in particolare e che, come gli altri che vi riflettevano, anche gli egiziani erano divisi circa le cause della decadenza e la possibile medicina.

 

Personalmente sono giunto alla conclusione che la radice di questa malattia è il dispotismo politico e la medicina la consultazione costituzionale (al-shūrā al-dustūriyya). Mi sono determinato a questa conclusione – e «ogni annuncio ha il suo tempo determinato» (Cor. 6,67) – dopo una ricerca di trent’anni che credo abbia abbracciato tutte le cause che un ricercatore può immaginare a prima vista. Questi infatti può credere d’aver individuato la radice del male o quanto meno la sua fonte principale, ma approfondendo la questione non tarda a rendersi conto che le cose stanno ben diversamente e che quella che ha indicato come radice del male è in realtà un effetto. Immaginiamo per esempio che uno affermi che la radice del male sia la trascuratezza negli obblighi religiosi. Benissimo, ma perché questa trascuratezza? Un altro potrebbe dire che il male risieda nella divergenza di opinioni, ma da dove origina? Se risponde che la fonte della divergenza è l’ignoranza, dovrebbe poi spiegare perché in realtà essa sia più forte tra i dotti. Cadendo allora in un circolo vizioso, finirà per dire che questa è la volontà di Dio rispetto alle sue creature, senza badare al fatto che la sua ragione e la sua religione gli insegnano che Dio è sapiente, giusto e misericordioso.

 

A beneficio dei lettori offro dunque queste ricerche che mi sono costate tanta fatica e per cui ho rischiato perfino la vita. In tal modo essi sapranno che ho accettato la tesi secondo cui la radice del male è il dispotismo politico solo dopo lunga fatica che probabilmente ha colto nel segno. Chiedo a Dio che la mia buona intenzione copra gli errori. […]

 

1320 dell’egira – 1902 dell’era cristiana

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