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Classici

La prescienza di Dio non costringe l’agire umano

Il vescovo di Harran, l’antica Carre, oggi sul confine turco-siriano, nel IX secolo adotta il metodo dei pensatori islamici suoi contemporanei per convincere un immaginario partigiano della predestinazione che è l’uomo a dirigere le proprie azioni

Questo articolo è pubblicato in Oasis 26. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 04/12/2018 10:57:50

[Capitolo Primo. Non vi è predeterminazione né costrizione presso Dio, §§ 28-82]

 

Spiegami, tu che sostieni che l’uomo è predeterminato a fare ciò che fa in bene e in male: sostieni forse che Dio è giustizia? Non abbiamo dubbi che tu risponderai: «Sì». Allora ti diciamo:

 

[a] Certo la giustizia richiede che il giusto disponga – secondo la sua natura – le cose uguali alla pari, nel caso siano uguali. Spiegami, dunque: se l’uomo è, come sostieni, predeterminato a fare ciò che fa, così come, oltre a lui, lo sono gli animali, come può Dio nella Sua giustizia dare all’uomo ordini e divieti, promettendogli una ricompensa per la sua obbedienza e una punizione per la sua disobbedienza, e non fare altrettanto con gli altri animali? Se anche vedessimo Dio, secondo quanto tu dici, disporre – secondo la sua natura – tutte le altre cose uguali alla pari nel caso in cui siano uguali, ebbene, con questo modo di fare si allontanerebbe dalla giustizia; sia dunque lungi da Lui!

 

[b] Come può essere giusto che Dio imponga all’uomo ciò che supera le sue forze e che non ha modo di compiere, per poi castigarlo se non lo fa? Sarebbe come colui che dice al somaro: «O somaro, vola, librati nell’aria come l’aquila». E se non lo fa, lo picchia. Sia lungi da Dio imporre ad alcun’anima più di quanto possa portare[1]! Se poi tu dici: «Dio è giusto, anche se fa questo», noi ti replichiamo: «Dio è giusto, proprio perché non fa questo, in virtù della Sua giustizia».

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