Autore: Attilio Tamburrini [a cura di]
Titolo: Rapporto 2005 sulla Libertà Religiosa nel Mondo
Editore: Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS)

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Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:51:52

Una domenica di dicembre Benedetto XVI ha sorpreso il mondo. Soprattutto quello mediatico occidentale. Parlava del quarantesimo dalla conclusione del Concilio Vaticano II e di uno dei suoi documenti più importanti ed innovativi: la Dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa. Ed ecco la sua dichiarazione a sorpresa: «La libertà religiosa è ben lontana dall'essere ovunque effettivamente assicurata». La sorpresa deriva dal fatto che nell'opinione pubblica occidentale è abbastanza diffusa la convinzione che la libertà religiosa sia conculcata solo nei paesi comunisti o in quelli islamici. Ben pochi sono convinti che possa essere ostacolata anche nei paesi democratici dove le Costituzioni assicurano le più ampie garanzie di libertà. L'affermazione di Benedetto XVI testimonia più di tanti discorsi l'utilità per l'oggi del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo che da sette anni è realizzato dalla Sezione italiana dell'Opera di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre. Dalle 440 pagine del Rapporto 2005 emerge un panorama completo della situazione in 190 paesi dal quale si evince che il bene primario della libertà religiosa è ben lungi dall'essere rispettato e garantito nel mondo. Centinaia di milioni di persone subiscono violenze, soprusi e persecuzioni soltanto a motivo della loro fede. L'ateismo di stato in paesi comunisti come Cina e Corea del Nord e quel tipo di Islam integralista e repressivo che impone la legge coranica in Arabia Saudita, Pakistan o Iran o scatena guerre religiose in Nigeria e Indonesia ne sono gli imputati principali. Ma anche nell'Occidente democratico e libertario, si stanno realizzando forme subdole di violazioni della libertà religiosa con l'integralismo laicista che marginalizza religione e Chiesa e stravolge con le proprie legislazioni i valori etici della vita e della famiglia. Dal Rapporto 2005 emerge la gravità della situazione in Cina con 19 vescovi sequestrati o impediti, 9 sacerdoti condannati ai lavori forzati che si aggiungono ad altri. Una vera e propria emergenza raggiunge la persecuzione dei non-islamici in Arabia Saudita, Iran e Pakistan. Le minoranze cristiane sono nel mirino degli estremisti buddisti nello Sri Lanka e induisti in India. In Corea del Nord sono scomparsi 300 mila cristiani in 50 anni. Grave è la situazione in Nigeria dove i cristiani sono vittime di attacchi, vessazioni e abusi. Centomila le vittime della guerras in Uganda. In Africa prosegue l'offensiva del fondamentalismo islamico che da decenni scatena una guerra civile nel Sudan. Anche in paesi come l'Egitto e il Marocco la persecuzione colpisce i cittadini che abbandonano l'Islam per il Cristianesimo. Quest'anno la presentazione del Rapporto è stata voluta dal Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, nella prestigiosa Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio. Significativa è stata la denuncia, fatta dal presidente Casini, di quello che egli ha definito «un atteggiamento preoccupante» in Europa a proposito della Chiesa la quale «non vive in condizione di sofferenza, eppure si scontra sempre più spesso con un atteggiamento laicista che tende a proporne, in forme più o meno esplicite, la marginalizzazione dalla società». Nel Rapporto si parla di «una nuova ondata laicista» che si è scatenata in Francia con l'approvazione e l'attuazione di una legge che impedisce di indossare simboli religiosi nelle scuole, mentre in Germania, «con varie disposizioni locali, si persegue lo stesso fine». Molto utile l'illustrazione di una cartina geografica con cinque colori: in verde, l'area islamica dove sono presenti gravi discriminazioni fondate sulla legge islamica; in rosso, l'area social-comunista dove un partito al potere impedisce il libero esercizio del culto; in giallo, l'area induista/buddista con discriminazioni sociali, politiche e giuridiche per i non appartenenti a queste due religioni; in grigio, l'area di paesi con legislazioni restrittive o pressioni sociali contro i credenti in generale o di fedi minoritarie; in bianco, quei paesi senza episodi significativi riguardo alla libertà religiosa.

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