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Le nostre letture

Tesori nascosti del cristianesimo etiope

Autore: Osvaldo Raineri Titolo: Salmi etiopici di Cristo e della Vergine Editore: Edizioni appunti di viaggio, Roma 2005

Questo articolo è pubblicato in Oasis 3. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 17/06/2019 15:17:24

Può essere una sorpresa per il lettore occidentale scoprire che la civiltà etiope affonda le sue radici all'epoca della Regina di Saba e del Re Salomone, da cui discenderebbero gli imperatori che hanno retto il paese fino al 1974. Convertita già nel quarto secolo al Cristianesimo nella sua forma alessandrina e dunque pre-calcedoniana, l'Etiopia ha dato vita ad una civiltà e ad una letteratura in cui l'elemento cristiano si è armonicamente innestato sulle tradizioni locali. Prova ne sono anche questi Salmi etiopici di Cristo e della Vergine che il curatore, docente di Lingua ed istituzioni etiopiche al Pontificio Istituto Orientale di Roma, presenta nella prima traduzione in lingua occidentale. L'amore, l'assidua recitazione ed il canto, la familiarità dei cristiani etiopici per le preghiere dei salmi ne hanno reso assai frequente l'apprendimento a memoria. Ma tale attaccamento ha anche ispirato alcuni scrittori a comporre "imitazioni" dei salmi, chiamati Mazmura Krestos (Salmi di Cristo). Queste imitazioni possono configurarsi come complete riscritture oppure come aggiunte al termine di ogni salmo ebraico di una strofa monorima di cinque versi in lingua etiopica antica (ge ez) con lo scopo di riprendere, rileggere ed elaborare il contenuto del testo sacro. L'autore offre due esempi di quest'ultima tipologia, uno risalente al XV secolo ed uno moderno dello scrittore Taye Gabra Maryam (1861-1924). Ad essi fa seguire un anonimo Mazmura Dengel (Salterio della Vergine), probabilmente del XVI secolo, che, sempre in strofe monorime di cinque versetti, celebra ed invoca Maria riferendo alla Vergine il contenuto dei salmi. Tale prassi testimonia della devozione mariana, diffusa in Etiopia al punto che il paese ama definirsi un "feudo di Maria". Impossibile dar conto al lettore della ricchezza di questi testi, che sono nello stesso tempo eco e riproposizione del salterio biblico. Una lettura sincronica dell'originale e delle tre rielaborazioni manifesta con evidenza la portata di questa "inculturazione" dell'Antico Testamento in una lingua ed una cultura "altra".

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