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Islam

Viaggio alla scoperta della madrasa

Sessione di studio nella scuola Dār al-Mustafā [Klaus Heymach]

L’Islam tradizionale sta incontrando un rinnovato interesse e alcuni musulmani europei cercano un’educazione religiosa che segua i metodi ancestrali

Questo articolo è pubblicato in Oasis 29. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 20/09/2019 07:38:32

Dopo essere stato messo in discussione da varie forme di riformismo, l’Islam tradizionale sta incontrando un rinnovato interesse. Non è infrequente che anche i musulmani europei si rechino in un Paese musulmano per ricevere un’educazione religiosa secondo i metodi ancestrali, fondati sulla memorizzazione dei testi e su catene di trasmissione del sapere che risalgono fino a Muhammad.

 

Nei primi anni 2000, in Europa, alcune correnti islamiche sono entrate in concorrenza per la legittimità e l’ortodossia. In Francia, i giovani musulmani dell’epoca oscillavano spesso tra i movimenti del wahhabismo, del Tabligh e dei Fratelli musulmani. L’Islam tradizionalista era ancora ampiamente ignorato.

 

Eppure, alcuni anni dopo, lo stesso Islam tradizionalista, che un tempo era stato oscurato dall’ascesa del wahhabismo e, parallelamente, dall’affermazione sulla scena sociale e religiosa di alcuni movimenti nati dall’approccio riformista, ha suscitato un nuovo interesse tra i giovani musulmani d’Europa. È in questo contesto e in seguito a queste prime osservazioni che ho intrapreso una serie di viaggi, recandomi in diverse istituzioni tradizionali d’insegnamento islamico, in particolare in Algeria, in Yemen e in Mauritania. Questo articolo intende presentare, nella forma di un reportage, queste differenti istituzioni mettendone in evidenza i punti comuni, nonostante le distanze geografiche e culturali che separano questi luoghi di trasmissione dell’Islam.

 

Correnti tradizionaliste e riformiste

È innanzitutto necessario fornire una definizione dell’Islam tradizionalista. A partire dal XIX secolo, lo sviluppo di correnti riformiste dell’Islam, alimentate in particolare da pensatori come Jamāl al-Dīn al-Afghānī (1838/9-1897), Muhammad ‘Abduh (1849-1904) e Rashīd Ridā (1865-1935), giustifica la denominazione “tradizionalista” per designare le tendenze rimaste fedeli a una tradizione di molti secoli sia dal punto di vista dottrinale che nella pratica. Contemporaneamente, lo sviluppo del wahhabismo, che fa appello allo stesso mito del ritorno alle fonti dei pensatori riformisti che abbiamo menzionato, sviluppando tuttavia punti di vista drasticamente opposti, accentua la scissione nell’Islam di diversi Paesi, ponendosi come terza via tra le correnti tradizionaliste e quelle riformiste. Per esempio, in Indonesia, il movimento Nahdlatul Ulama, sostenitore di un approccio tradizionalista, e il suo concorrente della Muhammadiyah, rappresentante della corrente riformista, costituiscono le due più grandi tendenze religiose del Paese. In Mali e in Costa d’Avorio, la scissione oppone piuttosto le correnti tradizionaliste e sufi, legittimate da una presenza di diversi secoli, alla corrente wahhabita, di insediamento più recente e che dispone di finanziamenti importanti.

Nella zāwiya d’Inzegmir, uomini più o meno giovani vengono per rigenerarsi, per trovare rifugio o fuggire da una situazione sociale, famigliare o psicologica difficile

Le tre istituzioni che presenterò, tutte situate in società arabe, costituiscono luoghi privilegiati di preservazione e d’insegnamento di questo Islam tradizionalista. Caratterizzate da un approccio all’Islam che risale a diversi secoli fa, esse sono accomunate dall’adozione di una particolare metodologia e di una visione religiosa ancestrale che implica l’adesione alle scuole tradizionali per tutti e tre i livelli della religione musulmana: il dogma o la credenza (al-imān), la pratica rituale e sociale (al-islām) e la spiritualità (al-ihsān), secondo una tripartizione che si trova in un hadīth abbondantemente citato, soprattutto nelle raccolte dell’imam al-Nawawī. Al contrario, le correnti riformiste sostengono un ritorno alle fonti, mettendo in discussione l’eredità del pensiero islamico e uscendo dalla cornice di queste grandi scuole.

 

Al livello della credenza, l’Islam tradizionalista riconosce la scuola asharita e quella maturidita. A livello pratico, e quindi del fiqh (la giurisprudenza), raccomanda di seguire una delle quattro scuole giuridiche maggioritarie (o madhhab): hanafita, malikita, shafiita o hanbalita. Infine, a livello spirituale, la tradizione riconosce una quarantina di confraternite (turūq). Concretamente, l’accento è posto sulle prime due dimensioni (il dogma e la pratica), visto che l’affiliazione a una via spirituale non è considerata “un obbligo” religioso, contrariamente alla dimensione della credenza (al-imān) e alla pratica dei cinque pilastri (al-islām).

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Edificio in cui gli studenti di Matamoulana leggono e recitano le lezioni [Baptiste Brodard]

 

La zāwiya d’Inzegmir in Algeria

La zāwiya dello shaykh al-Hassan, situata nel piccolo villaggio di Inzegmir, tra Adrar e Reggane, a circa 1500 km a sud di Algeri, è sia un luogo di insegnamento dell’Islam tradizionale che un centro spirituale sufi. Nel cuore del Sahara algerino, soprattutto nella provincia di Adrar, il sufismo resta ancora particolarmente influente e la sua organizzazione è trasmessa dalle zawāyā, luoghi emblematici costruiti intorno all’aura di uno shaykh, vivo o defunto. Queste zawāyā costituiscono un luogo di preghiera e di educazione, ma anche di riparo o di rifugio. Nella zāwiya d’Inzegmir, uomini più o meno giovani vengono per rigenerarsi, per trovare rifugio o fuggire da una situazione sociale, famigliare o psicologica difficile. Tradizionalmente, il nuovo arrivato può soggiornare almeno tre giorni e beneficiare gratuitamente di tre pasti quotidiani. Durante tutto l’anno lo shaykh riceve molte visite, che sono a volte motivate dalla fede e dal fervore religioso, a volte anche dal bisogno di sostegno morale o materiale.

 

Il tempo medio per la memorizzazione del Libro intero è stimato in due anni, con variazioni importanti secondo gli individui A qualche decina di metri dalla zāwiya d’Inzegmir, una madrasa, o scuola coranica, accoglie più di un centinaio di bambini, adolescenti e giovani adulti venuti a studiare il Corano e il diritto islamico secondo la scuola malikita. L’alloggio, i pasti e gli studi sono interamente gratuiti, e uno studente che, per esempio, risieda nella madrasa per due anni non dovrà sborsare nulla. Concretamente, il programma di studio comincia dalla memorizzazione completa del Corano. Lo studente inizia scrivendo le ultime sure su una tavoletta di legno coperta d’argilla, seccata al sole, con una penna di legno immersa nell’inchiostro. Una volta che la tavoletta è interamente coperta di testi coranici, lo studente ripete i versetti un gran numero di volte, fino a conoscerli a memoria. Allora consegna la tavoletta al maestro, recitando il testo a memoria. Se ci riesce, è autorizzato a lavarla con l’acqua e a ricoprirla di uno strato di argilla che sarà lasciato essiccare al sole, per poi scrivere i versetti successivi. Questo processo continua fino alla memorizzazione completa del Corano, cominciando dall’ultima sura e risalendo verso l’inizio del Libro. Il tempo medio per la memorizzazione del Libro intero è stimato in due anni, con variazioni importanti secondo gli individui. Si tratta di un metodo d’apprendimento del Corano utilizzato da secoli nei Paesi del Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia) e dell’Africa occidentale (soprattutto in Mauritania, Senegal, Mali).

 

Dopo aver memorizzato il Corano per intero, lo studente si accosta ai testi classici della giurisprudenza malikita, in particolare l’opera faro di Ibn ‘Āshir. In questa scuola, l’approccio all’apprendimento religioso è fondato sulla memorizzazione. È solo dopo aver memorizzato numerosi testi che lo studente affronta altre tematiche. Molti studenti formati in questa scuola diventano poi imam, officiando in diverse regioni dell’Algeria.

 

Oltre alla routine dell’apprendimento in seno alla madrasa, la zāwiya organizza regolarmente delle conferenze e lo shaykh interviene su diverse questioni religiose, che vanno dal diritto alla spiritualità. Inoltre, sono quotidianamente recitate in gruppo delle litanie religiose (dhikhr e qasā’id), come la famosa Burda dell’imam al-Būsīrī (XIII secolo).

 

Il villaggio di Matamoulana in Mauritania

Tra gli ambienti islamici tradizionali, la Mauritania è uno dei Paesi più rinomati per l’insegnamento religioso. Principalmente celebre per lo studio del Corano, della lingua araba e del fiqh malikita, questo Paese è diventato popolare in alcune comunità musulmane occidentali grazie allo shaykh Hamza Yusuf, un americano diventato musulmano alla fine dell’adolescenza che poi, per diversi anni, ha studiato l’Islam in Mauritania, soprattutto presso il grande shaykh Murābit al-Hājj.

 

La Mauritania è così diventata un luogo privilegiato di studio dell’Islam per i musulmani stranieri, specialmente occidentali, anche se la povertà e le condizioni di vita rudimentali limitano le vocazioni. Dopo alcune letture, mi sono recato al villaggio di Matamoulana, nel quale avevo sentito che avevano vissuto e studiato molti musulmani europei. Nel 2006, era stato persino lanciato un sito internet da alcuni studenti stranieri residenti nel villaggio. Quando arrivo a Matamoulana nel 2017, senza aver preso prima dei contatti, scopro con una certa sorpresa di essere l’unico europeo presente sul posto. Ci sono molti studenti stranieri, ma tutti originari dai Paesi africani vicini, in particolare del Mali e del Senegal, e, curiosamente, un adolescente di origini saudite. Mi spiegano allora che è la paura per le condizioni della sicurezza, legata all’annuncio della presenza di al-Qaida nel Paese, ad aver scoraggiato gli studenti occidentali, aggravata dalla mancanza di risorse e dalla difficoltà delle condizioni di vita.

 

Il clima è caldo, l’ambiente sporco, il comfort assente e l’attenzione difficile da mantenere. Sono quindi ancora più sorpreso dalla qualità dell’esposizione dell’insegnante in questo contesto Sono ricevuto molto bene e alloggiato nella casa dello shaykh, come tutti i visitatori annunciati o spontanei che si presentano al villaggio. Lo shaykh è un rappresentante della Tarīqa Tjiāniyya, una delle più grandi confraternite sufi. Anche l’insegnamento dispensato nel villaggio è tradizionalista, in linea con il dogma asharita e con la giurisprudenza malikita, sul modello della madrasa d’Inzegmir in Algeria. Tuttavia, per gli adulti, il programma d’insegnamento è molto più libero. I professori mi dicono che lo studente può scegliere le discipline e le opere che desidera studiare. L’approccio si fonda anche qui sulla lettura e sulla memorizzazione. Lo shaykh offre una spiegazione dei testi, poi interroga lo studente, che deve restituire il sapere correttamente, in modo che il maestro possa assicurarsi della sua assimilazione.

 

Colpisce lo scarto tra la struttura fisica del luogo e la qualità dell’approccio intellettuale. Davanti a una costruzione modesta, un gruppo di studenti è seduto sulla sabbia intorno all’insegnante. Quest’ultimo riassume il paragrafo di un’opera relativa al dogma e agli attributi divini. La sua lingua araba e la sua dizione sono impeccabili, le sue parole degne di un corso universitario. Il clima è caldo, l’ambiente sporco, il comfort assente e l’attenzione difficile da mantenere. Sono quindi ancora più sorpreso dalla qualità dell’esposizione dell’insegnante in questo contesto.

Per insegnare in queste condizioni, la vocazione, la devozione e il senso di servizio sono d’obbligo. In questa prospettiva, l’insegnamento dell’Islam si accompagna a un approccio educativo basato sulla trasmissione dei valori e sullo sviluppo di una moralità elevata. La solidarietà, l’abnegazione, il rispetto, la dolcezza e la compassione sono al cuore delle relazioni e i comportamenti degli insegnanti sembrano esemplari.

Dopo la preghiera del crepuscolo, i fedeli si riuniscono abitualmente nella piccola corte della moschea e durante la notte intonano dei testi sacri. L’elettricità è rara in questo villaggio, alimentato soltanto da un generatore. Bisogna dunque munirsi di torce elettriche per spostarsi, anche nella moschea.

 

La scuola Dār al-Mustafā in Yemen

L’istituto Dār al-Mustafā è situato nella storica città di Tarim, nella regione dell’Hadramawt, nello Yemen sud-orientale. Tarim è famosa da secoli come centro teologico, conosciuto per le sue scienze islamiche e i suoi sapienti, tra i quali l’imam al-Haddād del XVII secolo. La città raccoglie un numero importante di discendenti del profeta Muhammad ed è un luogo riconosciuto per l’insegnamento dell’Islam. Oggi, lo studioso più conosciuto della città è senza dubbio lo shaykh Habīb ‘Umar Bin Hāfiz. La sua influenza supera le frontiere dello Yemen. È il fondatore della scuola Dār al-Mustafā, che è diventata un prestigioso luogo di insegnamento tradizionale sunnita. Apprezzato come maestro spirituale e predicatore, lo shaykh Habīb al-Jifrī, che risiede attualmente negli Emirati Arabi, è un’altra figura contemporanea dell’Islam tradizionalista il cui percorso rimane legato a Tarim e all’istituto Dār al-Mustafā.

 

L’istituto Dār al-Mustafā, il cui nome fa riferimento al profeta Muhammad, è molto più conosciuto e frequentato delle due istituzioni descritte in precedenza, in particolare dagli stranieri. Dispone di un sito internet e gode di un’ampia copertura sia online che nei media. Durante tutto l’anno, l’istituto accoglie nel suo collegio molti studenti yemeniti e stranieri. La maggior parte di essi viene dalla Malesia e dall’Indonesia. Altri sono pakistani, comoriani, americani o svedesi. Questi studenti vivono in piccoli dormitori privi di comodità. Partecipano alle preghiere quotidiane nella moschea e ai circoli spirituali, mentre seguono corsi di arabo, diritto islamico, dogma e spiritualità in piccoli gruppi. L’insegnamento tradizionale consiste in sessioni durante le quali gli studenti si raggruppano intorno all’insegnante che pronuncia un discorso. In questo modo si organizzano quotidianamente diversi piccoli circoli all’interno della moschea o nelle case vicine.

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Sessione di studio nella scuola Dār al-Mustafā

 

In alcuni anni, questi studenti stranieri memorizzano il Corano e approfondiscono le loro conoscenze nei campi del dogma, della giurisprudenza e della spiritualità. Beneficiano di un insegnamento tradizionale la cui particolarità è quella di legarsi a una catena di trasmissione che risale fino al profeta Muhammad. È importante sottolineare che l’educazione proposta a Dār al-Mustafā oltrepassa di gran lunga l’acquisizione delle conoscenze teologiche. L’accento è posto soprattutto sulla messa in pratica dell’apprendimento e sull’acquisizione dei valori, la crescita personale e il cammino spirituale, avendo come esempio la figura del Profeta. Dopo i corsi, diversi studenti scelgono di restare a Tarim per la vicinanza allo shaykh e per l’atmosfera spirituale della città.

 

Inoltre, durante l’estate, Dār al-Mustafā organizza un programma di quaranta giorni per gli stranieri, alloggiati per l’occasione in alcune case circostanti. La routine quotidiana di questo programma implica molte pratiche cultuali come la preghiera, il dhikr e il digiuno. Per l’occasione, gli studenti stabili traducono i corsi dall’arabo all’inglese per permettere agli studenti stranieri venuti appositamente per questo programma di beneficiare dell’insegnamento nonostante le loro lacune linguistiche. Il programma è anche e soprattutto concepito in uno spirito fraterno e comunitario, che privilegia gli scambi e la condivisione tra le diverse persone presenti. In questa occasione, diverse decine di studenti venuti appositamente dalla Malesia, dall’Indonesia, dall’Australia e dagli Stati Uniti o ancora dall’America del Sud affiancano gli studenti permanenti e i loro professori.

 

Un antidoto alle derive settarie

Le istituzioni di formazione islamica di Tarim in Yemen, della regione di Adrar in Algeria e del villaggio di Matamoulana in Mauritania presentano un approccio all’insegnamento religioso che si iscrive in una tradizione di diversi secoli e che si caratterizza soprattutto per una legittimità basata su catene di trasmissione, stabilendo una continuità tra l’insegnamento ricevuto oggi e l’insegnamento dei sapienti dei secoli scorsi.

 

Le pratiche della zāwiya d’Inzegmir in Algeria e della madrasa Matamoulana in Mauritania sono particolarmente simili. Esse fanno parte della corrente malikita, che resta fortemente presente in Africa occidentale, specialmente nel Sahel, e nelle parti desertiche dei Paesi del Maghreb. Da qualche anno, questa tendenza è sfidata dall’ascesa del wahhabismo, che scredita le forme tradizionali dell’Islam, presentando un approccio alla religione molto diverso, beneficiando in particolare dei petrodollari sauditi.

 

Questi luoghi di insegnamento tradizionalista continuano ad attrarre musulmani di molti Paesi, desiderosi di trovare un Islam autentico e un insegnamento ratificato da catene di trasmissione capaci di garantire, a livello religioso e spirituale, un’idea di continuità e quindi di ortodossia. Tuttavia, le difficoltà di accesso e le condizioni di vita difficili limitano drasticamente l’arrivo di studenti occidentali. Per le condizioni ambientali e le modalità di insegnamento che offrono, alcune istituzioni di Medina o del Cairo attirano in effetti un numero ben più grande di giovani musulmani d’Europa e d’America, dispensando un insegnamento radicato nel wahhabismo, a detrimento delle istituzioni sunnite tradizionali che non riescono a offrire le stesse condizioni materiali. Oltre alla concorrenza feroce del wahhabismo, la legittimità dell’Islam tradizionalista delle istituzioni presentate in questo reportage è sempre più messa in dubbio da nuove correnti riformiste, che promuovono allo stesso tempo una selezione critica della produzione teologica musulmana e una riflessione più libera sui testi fondanti (Corano e hadīth). In questa prospettiva, l’insegnamento fondato sulle catene di trasmissione e sulla ripetizione dei testi antichi, così cari ai tradizionalisti, è fortemente contestato. Detto questo, l’Islam tradizionalista resta legittimo per milioni di musulmani, che continuano a vedervi l’espressione ortodossa dell’Islam e l’antidoto alle derive settarie, militanti e terroriste che essi percepiscono in alcuni rami dell’Islam politico contemporaneo.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Baptiste Brodard, Viaggio alla scoperta della madrasa, «Oasis», anno XV, n. 29, luglio 2019, pp. 114-127.

 

Riferimento al formato digitale:

Baptiste Brodard, Viaggio alla scoperta della madrasa, «Oasis» [online], pubblicato il 12 settembre 2018, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/insegnamento-islam-tradizionale-madrasa.

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