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Islam

La rivoluzione silenziosa della seconda generazione

Tendenze. I giovani musulmani in Europa: esperienze, tendenze e mutamenti. In primo piano, il bisogno di elaborare una propria modalità di rapporto con la fede.

L’Islam in Europa è una realtà plurale per una serie di fattori: la diversità dei paesi di origine degli immigrati, le diverse interpretazioni di Islam cui i musulmani si riferiscono, la pluralità di correnti e reti associative e, elemento molto importante, le diverse tipologie di appartenenza personale all’Islam.

 

 

 

I contesti di origine da cui gli immigrati musulmani provengono conferiscono infatti al vissuto religioso caratteristiche specifiche, derivanti dalla storia più o meno lunga che ha segnato l’inculturazione dell’Islam in ambiti regionali differenti. Se i contenuti della fede sono i medesimi, i vissuti che ne scaturiscono presentano una gamma di caratteristiche proprie: basti pensare al generale carattere spirituale e devozionale dell’Islam africano sub-sahariano e indiano, al tono maggiormente legale che la pratica religiosa assume nei Paesi arabi, fino alle forme di Islam politico diffuse oggi in modo trasversale in molti contesti, con i nuclei più importanti nelle aree mediorientale e pakistana.

 

 

 

Se vi è però un pericolo nell’Islam contemporaneo, come nota con acutezza Olivier Roy, è il processo di deculturazione cui è sottoposto dalle recenti interpretazioni radicali da un lato e conservatrici – di ispirazione wahabita e neo-tradizionalista – dall’altro (1): entrambe queste correnti, insistendo sulla dimensione legale e politica considerata come la quintessenza del “vero Islam”, di fatto rifiutano e combattono tutta una tradizione di vissuti religiosi in cui l’Islam ha trovato espressione, non solo a livello popolare, ma anche a livello di élite. In questo senso le correnti sopra citate si dichiarano nemiche sia dell’Islam spirituale delle confraternite sufi – che insistono sull’apporto del “cuore” al vissuto di fede – sia della teologia islamica più creativa, antica e contemporanea, accusata di cedere alle lusinghe interpretative dell’intelligenza invece di sottomettere quest’ultima al puro dato rivelato accolto in quella che viene ritenuta la sua concreta letteralità.

 

 

 

Elemento differenziante di importanza fondamentale è poi l’appartenenza personale all’Islam, che in Europa trova spazio di espressione maggiore che nei Paesi musulmani di origine: in questi ultimi la pressione legale e sociale crea un’elevata uniformità di osservanza religiosa, per quanto oggi sottoposta a maggiori sollecitazioni e a ridefinizioni plurime sul piano individuale, soprattutto in alcuni Paesi come il Marocco e la Tunisia. È importante infine tenere presente che il pluralismo che caratterizza l’Islam in Europa esprime anche diversi modi di comprendere la cultura europea e di interagire con essa.

 

 

 

Nell’ultimo ventennio si è però manifestato un nuovo fattore di pluralismo interno alla popolazione musulmana in Europa, cioè l’emergere della componente giovanile, spesso identificata con la categoria dei “giovani musulmani”. Si tratta dei figli delle prime generazioni di immigrati musulmani, che presentano il dato comune di essere nati in Europa o di avere compiuto nei Paesi europei gran parte del loro percorso di scolarizzazione. Essi rappresentano una componente peculiare in ambito musulmano europeo, perché elaborano in modo proprio le relazioni sia in rapporto alla società europea sia in rapporto all’Islam. A differenza delle prime generazioni di immigrati musulmani, essi conoscono infatti in modo più approfondito la realtà europea, mentre nella maggior parte dei casi conoscono male i Paesi di origine della famiglia, spesso ignorandone anche la lingua e la cultura popolare, che costituiscono invece il riferimento immediato degli immigrati di prima generazione.

 

 

 

Se è vero che l’integrazione in Europa della popolazione musulmana è una sfida importante sia per le società europee sia per la componente musulmana, è evidente che le giovani generazioni musulmane giocheranno in tale processo un ruolo fondamentale. Per comprendere le prospettive future di evoluzione dell’Islam in Europa, diviene dunque importante analizzare in quale misura e con quali esiti l’appartenenza religiosa islamica giochi un ruolo più o meno significativo nei vissuti dei giovani. Diviene tuttavia altrettanto importante analizzare le modalità attraverso le quali l’appartenenza religiosa entra in relazione con altre forme di appartenenza.

 

 

 

In questa prospettiva le appartenenze identitarie dei giovani musulmani vengono elaborate a partire dall’intersezione dinamica di almeno tre fattori: il rapporto dialettico con l’Islam etnico delle prime generazioni, le relazioni con la società europea e l’influenza esercitata dalle correnti dell’Islam transnazionale in Europa.

 

 

 

Mentre gli immigrati di prima generazione tendono a vivere il cosiddetto “Islam etnico”, ovvero a riprodurre a livelli diversi il vissuto religioso e sociale del Paese di origine (consuetudini, comportamenti, prassi sociali), i giovani di origine musulmana nati o scolarizzati in Italia e in altri Paesi europei tendono a prendere nette distanze dall’Islam etnico e cercano di elaborare modalità diverse di rapporto con l’Islam (2). Poiché tende a riprodurre forme di vita e codici dei Paesi di origine, l’Islam etnico viene spesso vissuto in modo contrastato dalle giovani generazioni. Sovente infatti i giovani non leggono né scrivono la lingua dei genitori e quasi sempre tendono a non riprodurre prassi tradizionali. Le diverse e complesse modalità dei giovani di rapportarsi con l’Islam hanno dunque un denominatore comune: il progressivo distacco dall’Islam etnico e l’affermazione della logica individuale nel rapporto con la dimensione religiosa. Si tratta di un processo in atto anche in alcune società musulmane, ma in Europa esso trova spazio assai più evidente di espressione e costituisce una reale novità (3). È importante sottolineare come questo processo di individualizzazione della scelta e della pratica religiosa sia un fattore di decisa convergenza culturale con quanto sviluppatosi nella cultura europea in riferimento all’appartenenza religiosa. L’individualizzazione della scelta religiosa è inoltre ulteriormente favorita in Europa dall’assenza di una legittima autorità religiosa islamica. Nell’emigrazione il musulmano sperimenta infatti l’assenza di mediazione tra il testo rivelato e la propria individualità: mancano gli ulema (i dottori della legge) e gli imâm non sempre sono adeguati a tale compito.

 

 

 

Il processo di sfaldamento dell’Islam etnico in Europa, che interessa soprattutto l’ambito delle giovani generazioni, non è lineare né scontato nei suoi esiti: può portare con sé i semi sia di una riforma dell’Islam – in senso liberale o in senso neo-ortodosso – ma anche di una regressione fondamentalista. In tutti i casi si tratta però di forme di “Islam globale”, diffuse a livello transnazionale e che propongono una visione interpretativa globale dell’Islam e dei suoi rapporti con il sistema “mondo” (4).

 

 

 

L’Islam liberale è diffuso in Europa, dove la grande maggioranza silenziosa di musulmani sta collocando il riferimento religioso islamico nella dimensione privata, cioè nel vissuto religioso personale. È un’evoluzione che può sfuggire ai media, ma si tratta di una vera innovazione. I musulmani liberali sono credenti, vedono l’Islam come fonte di valori e di senso, svolgono nel privato alcune pratiche cultuali, ma non cercano di apparire come musulmani nelle relazioni sociali e prendono le distanze da un eccessivo legame tra dimensione religiosa e sfera comunitaria. Un’altra forma di Islam secolarizzato, più tenue sul piano religioso, è costituito dai praticanti “stagionali”, che osservano la norma religiosa o il rito solo in concomitanza con i riti di passaggio della vita (circoncisione, matrimonio, funerale) o con le principali feste.

 

 

 

L’altro esito possibile del percorso di soggettivizzazione della scelta religiosa è il processo di reislamizzazione, che si esprime nelle varie correnti che confluiscono nell’Islam ortodosso. La religione permette un processo di riscoperta e di affermazione identitaria, inserendo l’individuo in una dimensione di appartenenza comunitaria. L’Islam ortodosso nel suo insieme non va confuso con l’Islam fondamentalista, anche se comprende al suo interno correnti e manifestazioni fondamentaliste. Si tratta, invece, di un complesso e articolato fenomeno di riappropriazione personale di un Islam “più puro”, il più possibile spogliato di connotazioni etnico-culturali, mediante un riferimento diretto ai testi sacri e alla tradizione legale formale; soprattutto nel caso della versione neo-ortodossa cosmopolita, l’Islam ortodosso cerca un dialogo aperto, seppur non sempre privo di contraddizioni, con la cultura europea.

 

 

Rilettura della Tradizone

 

 

 

La novità degli anni Novanta, soprattutto in Francia, e attualmente in fase di iniziale diffusione anche in Italia, è l’emergere, soprattutto in ambito giovanile, della corrente neo-ortodossa. Quest’ultima corrente è caratterizzata dal fatto che i suoi membri esprimono un’adesione convinta all’appartenenza religiosa musulmana, accolta nella sua dimensione dottrinale e comunitaria sul piano religioso, ma posta in dialogo attivo con la cultura europea e con l’appartenenza di cittadinanza al Paese europeo di residenza. L’Islam neo-ortodosso cerca di creare nuovi spazi di aggregazione in cui esprimersi: i giovani musulmani neo-ortodossi non frequentano tanto le moschee, ma piuttosto si impegnano sul piano associativo, con attività di sostegno e promozione umana e sociale a livello di quartiere. Queste associazioni sono tendenzialmente inter-etniche; vorrebbero essere miste, ma in Francia sono prevalentemente maschili, mentre in Italia il tasso di presenza femminile è alto; si dicono interessate al dialogo interreligioso, ma questo rimane spesso un’affermazione di principio per mancanza di preparazione; promuovono inoltre un forte impegno civico e sociale, soprattutto a livello locale di quartiere o di ambiente cittadino. La corrente neo-ortodossa si sta esprimendo soprattutto in Francia e, in modo iniziale, in Italia. Un’espressione analoga all’Islam neo-ortodosso francese è in Italia l’Associazione dei Giovani Musulmani di Italia (5). L’intenzione della corrente neo-ortodossa di coniugare la fedeltà alla dimensione religiosa islamica e la leale appartenenza alla società italiana o francese e alla sua cultura implica una rilettura di molte espressioni tradizionali dell’Islam, aspetto che non manca di provocare conflitti inter-generazionali talora accesi. D’altra parte l’elaborazione di un dialogo fecondo tra Islam e cultura europea richiede una rinnovata ermeneutica delle fonti islamiche: è questa un’impresa fondamentale, con la quale tuttavia i giovani musulmani hanno difficoltà a cimentarsi in prima persona, almeno per il momento, non avendo le competenze dottrinali necessarie.

 

 

 

Se il rapporto con l’appartenenza religiosa è variegato tra i giovani musulmani, non si deve dimenticare che la sua evoluzione dipende anche dall’insieme delle relazioni sociali che i singoli sperimentano in contesto europeo. Recenti ricerche mostrano come le espressioni di un’identità islamica ortodossa di tipo neo-tradizionalista o radicale sono percentualmente più diffuse in Germania, dove la mancata integrazione professionale, economica e sociale di quote rilevanti tra i giovani di origine immigrata porta a forme estese di reislamizzazione come fenomeno di affermazione identitaria contro un’esclusione sperimentata nei fatti (6). Al contrario è interessante notare come le rivolte urbane scoppiate negli ultimi anni nelle periferie di città sia britanniche sia francesi, pur vedendo come attori giovani di origine immigrata in molti casi di matrice culturale musulmana, non sono mai state contrassegnate da rivendicazioni identitarie di tipo islamico, qualificandosi invece come rivendicazione di una fruizione effettiva di quanto la cittadinanza europea promette in termini di diritti e di affermazione professionale e sociale. Questi fenomeni ci conducono a concludere che per quanto il fattore religioso sia importante sul piano dell’identità personale e collettiva, specie per coloro che appartengono al contesto musulmano, tuttavia nel percorso di integrazione esso entra in rapporto dinamico con una serie di altri fattori di ordine economico e sociale, che detengono tutta la loro importanza non solo nel determinare gli esiti del processo di integrazione dei musulmani in Europa, ma anche nell’influenzare la tipologia, le forme espressive e i registri di attivazione sul piano pubblico dell’appartenenza religiosa.

 

 

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(1) O. Roy, Global Muslim. Le radici occidentali del nuovo Islam, Feltrinelli, Milano 2003, 103-157.

 

 

(2) L. Babès, L’altro Islam. Un’indagine sui giovani musulmani e la religione, Edizioni Lavoro, Roma 2000; J. Cesari – A. Pacini (a cura di), Giovani musulmani in Europa, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 2005.

 

 

(3) M. Tozy, L’Islam e la sfida delle appropriazioni, in La libertà religiosa tra tradizione e moderni diritti dell’uomo, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 2002, 119-137.

 

 

(4) J. Cesari, La leadership islamica in Europa tra fondamentalismo e cosmopolitismo, in J. Cesari - A. Pacini (a cura di), Giovani musulmani in Europa, cit., 1-14; Id., Musulmans et republicains, Éditions Complexe, Paris 1998.

 

 

(5) Per un’analisi delle dinamiche interne ai giovani musulmani in Italia si veda: A. Frisina, Giovani

 

musulmani d’Italia. Trasformazioni socio-culturali e domande di cittadinanza
, in J. Cesari – A. Pacini (a cura di), Giovani musulmani in Europa, 139-159, e nello stesso volume anche il saggio della medesima autrice Musulmani e Italiani tra le altre cose, 161-187; si veda inoltre: A. Frisina, Giovani musulmani d’Italia, Carocci, Roma 2007.

 

 

(6) C. Wilpert, I giovani musulmani in Germania, in J. Cesari – A. Pacini (a cura di), Giovani musulmani in Europa, 69-114.

 

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