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Cristiani nel mondo musulmano

Massacro di Maspero: il punto di svolta

Tra i tanti giorni bui che l’Egitto ha conosciuto dopo la Rivoluzione a causa di uno Stato obsoleto, fallito e ormai con le spalle al muro, che colpisce chiunque indiscriminatamente, il massacro di Maspero è molto probabilmente da considerare come il più buio di tutti.

 

 

28 manifestanti, principalmente cristiani copti, sono stati uccisi il 9 ottobre 2011. Il modo in cui ciò è avvenuto dice di una brutalità e di una durezza che a distanza di un anno sono ancora capaci di turbare. Non solo vennero usate munizioni da guerra, ma carri armati militari travolsero i manifestanti di fronte al palazzo della radio e della televisione a Maspero.

 

 

E la cosa non finì lì: la televisione di Stato continuò in seguito a incitare il popolo contro i manifestanti, sostenendo in modo falso che essi avevano attaccato le truppe dell’esercito che sorvegliavano il palazzo uccidendone tre, ed esortò i cittadini onesti e onorevoli a difendere l’esercito. Questo provocò attacchi contro i cristiani in ogni parte della città per il resto della notte. Ci fu anche l’assedio all’ospedale copto di Ramses, dove furono portati i feriti e le vittime. L’ironia della sorte volle che la marcia fosse diretta a Maspero proprio per protestare contro questo modo distorto di presentare i copti egiziani.

 

 

«Quando la marcia svoltò l’angolo verso Maspero, che di lì a poco si sarebbe scontrata con i colpi d’arma da fuoco e i carri armati in testa al corteo c’erano le famiglie, le donne e i bambini», racconta Noov Senary, presente quel giorno; «la marcia era per molti come un’escursione, nessuno immaginava che si sarebbe conclusa così». Senary insiste che fu l’esercito ad aprire il fuoco preventivamente e senza provocazione.

 

 

Il Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA), allora in carica, si comportò in modo da limitare i danni e, con una disgustosa distorsione dei fatti accaduti, utilizzò lo stesso filmato che lo accusava per scagionarsi, affermando che si trattava di guidatori in preda al panico.

 

 

Per ricordare il primo anniversario del massacro è stata organizzata una marcia esattamente dallo stesso punto di partenza, il quartiere di Shubra. Gli animi si erano un po’ calmati; la rabbia era tangibile ma si percepiva anche un senso di incompiutezza. I manifestanti hanno marciato di nuovo verso Maspero per sfidare i mezzi di informazione di Stato, che non sono stati né riorganizzati né epurati. I generali del CSFA sono stati rimossi dai loro incarichi in modo cortese e sono state conferite loro delle medaglie per il servizio svolto. L’uscita di scena “sicura” che la popolazione temeva si è verificata.

 

 

Anche se il massacro di Maspero è stato parte di una seria di episodi violenti contro i cristiani sia prima che dopo la rivoluzione, esso ha rappresentato una svolta nella tabella di marcia del periodo post-rivoluzionario. Il suo significato è che le linee guida dell’era post-Mubarak erano state decise nel sangue e sarebbero state tristemente molto simili alle linee guida del regime che essa aveva deposto: uccisione di civili da parte dello stato, assenza o mancanza assoluta di reponsabilità e nessuna giustizia per coloro che sono stati uccisi. Ecco il nuovo Stato, uguale a quello vecchio. La sconfitta non è stata solo in termini di vite perse. È stato anche compromesso il futuro del paese che da quel momento è stato definitivamente costretto in un vicolo cieco.

 

Sherif Azer dell’Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani ha scritto nel giornale al-Badil che Maspero è stato il primo fatto nella storia dell’Egitto e nella storia della discriminazione contro i copti, in cui «l’esercito ufficiale dello Stato ha commesso un massacro contro un gruppo specifico». Azer ha sostenuto che, secondo il diritto internazionale, il massacro di Maspero potrebbe essere considerato una pulizia etnica.

 

 

Azer ha anche dichiarato che «per coloro che non sanno come sono comandati gli eserciti e specialmente l’esercito egiziano, neanche un colpo può essere sparato senza un ordine diretto proveniente da un ufficiale di comando che prende gli ordini dal suo superiore e così via fino ai vertici della catena di comando. Questo fa ricadere la responsabilità del massacro a coloro che sono ai vertici, cioè al CSFA. E dal momento che il CSFA era l’effettivo detentore del potere in quel momento, il massacro di Maspero è l’unico episodio nella storia dell’Egitto contemporaneo in cui i copti sono stati uccisi per ordini provenienti dai vertici dello Stato ed eseguiti dal loro esercito».

 

 

È passato un anno, e gli slogan contro i Fratelli Musulmani attualmente al potere sono tanto pressanti quanto quelli rivolti contro i militari. Non è stata la Fratellanza a commettere il massacro ma è possibile attribuirle una parte di responsabilità per due ragioni interconnesse. In primo luogo, perché ora che hanno in mano le redini del potere, i Fratelli Musulmani non hanno ancora reso giustizia ai martiri che sono morti durante la loro ascesa al potere e, in secondo luogo – e più specificamente – perché era stato deciso già allora che la Fratellanza avrebbe condotto il gioco politico secondo i criteri stabiliti dal CSFA, come di consueto criteri che non prevedevano responsabilità e doveri.

 

 

Questo è il motivo per cui la Fratellanza è stata considerata complice dai manifestanti; questo è il motivo per cui gli slogan che risuonano contro di essa esprimono tanto astio quanto quello rivolto ai generali. La Fratellanza è stata complice e questo sarebbe stato più evidente nei successivi scontri Mohamed Mahmoud del Novembre 2011 che i Fratelli Musulmani avrebbero contribuito a fermare – anche in questo caso senza responsabilità – per salvare le loro elezioni parlamentari.

 

 

E così quando i manifestanti si sono diretti a Maspero, non c’era la percezione di aver raggiunto un traguardo. L’edificio è ancora lì, tutto ciò che esso simboleggia rimane al suo interno e gli assassini sono scappati via con le medaglie. Ecco perché c’è ancora un senso di rabbia, e sì, di fallimento. Perché giustizia non è ancora stata fatta. Ciò che rimane sono frammenti di ricordi tormentati delle persone che hanno vissuto quel giorno in prima persona.

 

 

Ecco quanto il capo dell’Iniziativa Egiziana per i Diritti della Persona, Hossam Bahgat, aveva scritto il giorno prima dell’anniversario: «Consiglio a me stesso e a voi. Provate a ricordare i martiri di Maspero senza rivivere gli eventi. Resistete ai ricordi dolorosi. Non sedete da soli. Non rimproverate voi stessi. Non incolpate la rivoluzione. Accusate gli assassini. La rivoluzione continua».

 

 

*Abdel-Rahman Hussein è un giornalista egiziano con base al Cairo. È autore del blog Sibilant Egypt

 

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