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Cristiani nel mondo musulmano

Missionari in rete per il Sudan meridionale

Claudio Lurati

Missionari in rete per il Sudan meridionale

 

 

 

 

"Solidarietà con il Sudan meridionale e le montagne della Nubia" è il nome di un'iniziativa concreta e collegiale di aiuto nata come risposta all'invito della Conferenza episcopale del Sudan che nel 2006 chiese ai Superiori Generali dei vari istituti religiosi se potessero in qualche modo partecipare alla ricostruzione della società e della Chiesa dopo tanti anni di guerra e devastazione.

 

 

 

 

La risposta fu affermativa e coinvolse una rete di più di 50 istituti religiosi che offrirono personale e risorse. Dopo una visita in Sudan, si decise di concentrare gli sforzi comuni in due ambiti principali: l'educazione e la salute.

 

 

 

 

Per quanto riguarda il primo ambito, l'educazione, dato l'alto tasso di analfabetismo (85%) e le lacune nella formazione degli insegnanti (solo il 6% degli insegnanti attualmente in attività ha ricevuto un qualche tipo di formazione), sarà istituita una scuola per la formazione di insegnanti "a distanza", con una sede centrale a Malakal e sedi secondarie in ogni diocesi del Sud Sudan.

 

 

 

 

Sul versante della sanità, un'indagine ha mostrato che solo il 30-40% della popolazione del Sudan meridionale vive alla distanza di un giorno di cammino da una struttura sanitaria di base, mentre la maggioranza necessita di almeno due giorni di marcia per arrivare a farsi curare. Ciò determina l'alto tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni, che tocca quasi il 25%.

 

 

 

 

Per questo gli istituti religiosi hanno deciso di ripristinare l'Istituto di educazione sanitaria, fondato a Wau negli anni '70, rimasto inattivo negli ultimi quindici anni. Partner del progetto è Misereor, un'organizzazione con sede in Germania. Tale istituto assicura la formazione di infermiere, ostetriche, tecnici e impiegati della comunità sanitaria che possano in futuro gestire strutture locali nuove o riattivate in varie parti del paese.

 

 

 

 

Suor Esperance Bamiriyo, delle suore comboniane, è il punto di contatto ufficiale tra l'azione di "Solidarietà con il Sudan meridionale e le montagne della Nubia" e la Conferenza episcopale. Di nazionalità congolese, Suor Esperance è un'infermiera di professione e ha servito per sei anni come coordinatore del progetto nel Centro per la cura di TBC e lebbra di Nzara, nel sud Sudan. Attualmente lavora a Wau, dove sarà presto raggiunta da altre sei sorelle di varie congregazioni religiose tutte qualificate nell'ambito sanitario e della formazione, con le quali tornerà a dar vita all'Istituto di educazione sanitaria. Si tratta di un gruppo internazionale ricco di esperienza.

 

 

 

 

"Il nostro obiettivo primario - spiega suor esperante - è raggiungere la aree più remote del paese. Non si contano le necessità nel settore sanitario nel Sudan meridionale, sono moltissime. Ma forse il bisogno più urgente è quello di poter avere personale sanitario qualificato perché le strutture sanitarie e di formazione esistenti non sono né adeguate né equamente distribuite nei dieci stati del paese".

 

 

 

 

"Attualmente - racconta la missionaria comboniana - la maggior parte delle prestazioni sanitarie è fornita dalle ONG col sostegno delle agenzie di sviluppo internazionale e dei governi stranieri, ma è del tutto insufficiente. Inoltre stiamo lavorando molto anche sul fronte della cooperazione e il confronto con il governo del Sudan meridionale perché ci sono molte questioni da chiarire, a partire da quella della proprietà della terra fino alla definizione dei curriculum e delle diverse qualifiche offerte dall'istituto di formazione".

 

 

 

 

Per quanto riguarda la tempistica lo scorso agosto sono iniziati i primi lavori di rinnovo ed entro la fine del 2008 la comunità di suore dovrebbe poter risiedere presso l'istituto in modo che a primavera possano partire i primi corsi.

 

 

 

 

"Sono stupita dal livello di cooperazione - commenta Suor Esperance - e dall'entusiasmo mostrato dai diversi partner. Di fronte ai bisogni enormi del Sudan meridionale è emersa con forza la consapevolezza che nessuno può affrontarli da solo. Siamo tutti convinti che la formazione sia lo strumento migliore per dar forza alla popolazione locale ed assicurare benefici durevoli per una nazione che ha già sofferto così tanto in 20 di guerra".

 

 

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