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Cristiani nel mondo musulmano

Non cerchiamo il martirio, ma il senso pieno della vita cristiana

Maria Laura Conte

Ultimo aggiornamento: 11/06/2018 16:55:24

Intervista a S.E. Mons. Shlomoh Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad dei Caldei, a cura di Maria Laura Conte Si parla di attacchi coordinati contro le vostre chiese. Cosa significa oggi essere cristiani a Baghdad? Testimoniare la fede cristiana per me, oggi, qui a Baghdad, significa una cosa logica e naturale: chi segue Cristo deve semplicemente fare come lui, che ci ha detto: “Sarete miei testimoni in tutto il mondo”, cioè corrispondere il suo amore per tutti noi uomini. Dovunque siamo, qualsiasi cosa facciamo, se seguiamo Cristo, dobbiamo vivere come Cristo: dobbiamo essere un altro Cristo in questo mondo. In modo che gli uomini, guardando le nostre opere, possano glorificare il Padre che è nei cieli. Noi facciamo solo ciò che ha detto e comandato Cristo. Solo che a Baghdad quando le chiese cristiane vengono sistematicamente attaccate e si ripetono i rapimenti di cristiani, questo che lei definisce “semplice e logico” appare molto rischioso… Basta vivere naturalmente ciò che il Signore ci ha indicato. I cristiani sanno che è questa la vera vita da vivere: essere fedeli a Dio, amare tutti, senza interesse e amare per primi, amare anche i nostri nemici, quelli che ci odiano. Quando gli altri vedono questo, si meravigliano e restano colpiti e sorpresi anche se non condividono la nostra fede e i nostri principi. Inoltre va ricordato che qui non solo i cristiani sono a rischio, ma tutti gli iracheni. Certamente ci sono le difficoltà, ci sono persone che non ci vogliono qui, ma in genere noi viviamo e andiamo avanti con la certezza che Dio ci ha detto, in Gesù, che sarà con noi fino alla fine del mondo; ci ha ripetuto e ripete “Non abbiate paura”. Testimoniare senza paura, anche fino al martirio … Testimoniare non è cercare il martirio, ma inserirsi nella storia e nella tradizione cristiana che sempre, in ogni epoca, ha incontrato delle difficoltà. Qui da noi in questi giorni è vero, non possiamo negarlo, ci vuole più coraggio. La mattina quando esco di caso, sono consapevole del fatto che potrò incappare in un kamikaze, in un’autobomba, in un rapimento…E per questo ripeto ogni giorno la preghiera: “Signore consegno la mia vita nelle tue mani”. Ma poi ci si muove, siamo tutti andati a visitare le chiese colpite nei giorni scorsi, senza esitare… Se il mondo di oggi è feroce contro Dio, la fede e i cristiani, tanto più siamo chiamati a testimoniare Cristo, è il nostro primo dovere per il semplice fatto che ci chiamiamo cristiani. Noi cerchiamo di andare avanti, attaccandoci alla nostra fede e cristo che ci ha salvati. Se poi capita di morire per questo, allora saremo beati. Perché l’alunno deve essere come il suo maestro, e il nostro è stato appeso sulla croce. Com’è andato quest’anno il digiuno di Ninive? E’ stato diverso dagli altri anni: alcune chiese si sono riempite, altre no, un po’ perché molti sono emigrati, altri sono stati allontanati con la forza, altri ancora sono stati scoraggiati dal freddo straordinario di questo inverno e dalla mancanza di riscaldamento in molti nostri luoghi di culto privi del gasolio necessario. Ma, al di là di tutte queste difficoltà materiali, in tutte le chiese abbiamo pregato e digiunato specialmente per la pace, perché il Signore dia la grazia a tutti quelli che causano violenza perché possano finalmente vedere qual è il bene per tutti gli iracheni e per tutto il nostro Paese. Noi diciamo che la preghiera sale al cielo e quando ridiscende porta con se la pioggia della misericordia di Dio. Cosa chiede ai cristiani dell’Occidente? Chiedo che non si dimentichino di noi, e che continuino a pregare per la pace, perché questa guerra non sta distruggendo solo i cristiani, ma tutti gli iracheni. Sappiamo che in tanti si uniscono al Papa, ai cardinali e vescovi per gridare a tutto il mondo che l’Iraq è ferito, che dobbiamo medicarlo, che dobbiamo sentirci tutti corresponsabili. Qui abbiamo vissuto per secoli accanto, cristiani e musulmani, ma i fondamentalisti – che ci sono sempre stati ovunque – hanno fatto saltare l’equilibrio e l’armonia. Ma noi vogliamo cambiare tale sguardo su questi nemici e trasformare l’odio in amore. Allora insistiamo, non ci arrendiamo, seminiamo l’amicizia per riuscire a mietere presto una nuova pace.

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