Il ministro per la Tolleranza degli Emirati ha riunito ad Abu Dhabi oltre 500 religiosi musulmani provenienti dal mondo non islamico. Il racconto di Yahya Pallavicini, che ha partecipato in rappresentanza della Comunità Religiosa Islamica Italiana

Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:54:48

Il ministro di Stato per la Tolleranza degli Emirati Arabi Uniti, S.A. Shaykh Nahyan Mubarak Al Nahyan, ha riunito ad Abu Dhabi oltre 500 personalità religiose provenienti da comunità musulmane che vivono quotidianamente una condizione di minoranza. Il tema dell’incontro era “Il futuro del musulmano: opportunità e sfide”. L’imam Yahya Pallavicini ha partecipato al forum in rappresentanza della Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis) e in questo articolo descrive per Oasis quali sono state le tematiche affrontate e qual è stato il contributo portato dalla comunità islamica italiana.

 

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Nel XXI secolo, forse per la prima volta nella storia, le comunità islamiche sono presenti in tutti i paesi del mondo, anche dove l’Islam non è maggioritario. In Europa i musulmani sono 25 milioni, in Cina quasi 30. Questo comporta una serie di sfide inedite per la umma, la comunità islamica: gli strumenti sapienziali dalla tradizione non mancano (pensiamo ad esempio al periodo delle minoranze islamiche in Sicilia dopo la riconquista da parte dei normanni), ma è necessario oggi un nuovo sforzo (ijtihād) di interpretazione e adattamento ai tempi post-moderni e alle società occidentali secolarizzate. Proprio di questo hanno discusso l’8 e 9 maggio 2018 ad Abu Dhabi oltre 550 personalità religiose, intellettuali, scienziati e figure politiche in rappresentanza di istituzioni islamiche, uomini d’affari ed enti di oltre 140 paesi in tutto il mondo. “Il futuro del musulmano: opportunità e sfide” è stato il titolo della prima conferenza delle minoranze islamiche nel mondo (Congresso Internazionale delle Comunità Musulmane - IMCC), sotto l’alto patrocinio del ministro di Stato per la Tolleranza degli Emirati Arabi Uniti, S.A. Shaykh Nahyan Bin Mubarak Al Nahyan.

 

Chiari e condivisi gli obiettivi, poi ratificati nella Dichiarazione Finale[1]:

 

Sicurezza e cittadinanza

 

La presenza dei musulmani anche al di fuori dei paesi a maggioranza islamica va colta secondo i sapienti di Abu Dhabi come una «ricchezza» e non come elemento di una possibile «minaccia» ad un’identità meramente dipendente da confini geografici o nazionali. Per questo servono strumenti operativi concreti per «l’integrazione delle comunità islamiche nel contesto non islamico», come evidenziato dalla Carta Globale delle Comunità Musulmane redatta e adottata dal Congresso al termine dei due giorni. Fra i vari punti si chiede «ai musulmani di fare il loro dovere nei confronti delle loro comunità e dei loro paesi al fine di raggiungere la pace e la sicurezza sociale e di proteggere i propri figli dalle correnti estremiste e dai movimenti separatisti».

 

Rispetto delle leggi e delle giurisdizioni

 

Il Congresso riafferma l’adesione a tutte le Carte dei diritti fondamentali «che vietano le discriminazioni razziali, religiose e le pulizie etniche, in quanto minano le basi più importanti su cui si fonda l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ovvero: salvaguardia della pace e della sicurezza internazionali, democrazia e rispetto dei diritti umani». Si chiede in altre parole ai paesi ospitanti di raccogliere le esigenze di cittadinanza dei musulmani e, ai paesi islamici, di fornire un sostegno intellettuale adeguato verso una giusta definizione delle esigenze educative e di vita religiosa dei musulmani dove sono minoritari.

 

Dignità e fratellanza interreligiosa per i valori autentici del sacro

 

Nel piano strategico del Congresso si trova un’attenzione particolare alla «conservazione del patrimonio dottrinale e religioso islamico, in un processo di sviluppo e di ricerca che permetta di garantire la conduzione, la guida e l’educazione religiosa per i figli dei musulmani e di rinnovare la familiarità con il diritto islamico (fiqh) secondo la sua purezza originaria, le basi teoriche e le declinazioni pratiche». Durante il meeting, il contributo che ho potuto dare in quanto musulmano italiano ed europeo è stato centrato proprio sull’importanza della cooperazione interreligiosa per salvaguardare l’identità religiosa dell’uomo, della famiglia e della vita. Credo che la sfida per la minoranza islamica in Europa sia in campo giuridico ma soprattutto in campo culturale. La libertà e la dignità di culto di milioni di musulmani in Europa richiedono anzitutto un chiarimento culturale e una coraggiosa onestà intellettuale.

 

A questo rinnovamento nella visione della realtà vogliono contribuire anche i musulmani d’Europa i quali – anche grazie ad una conoscenza della storia del pensiero filosofico in Occidente – possono mediare tra i saperi universali delle varie tradizioni e confessioni dell’Oriente e dell’Occidente. Occorre una saggia declinazione del rapporto tra fede e ragione, religione e politica, tradizione e modernità, etica e sviluppo economico sostenibile, famiglia ed educazione, dialogo e relazioni Internazionali.

 

In questo scenario, Papa Francesco invita i cristiani ma anche i musulmani a una fratellanza e a una responsabilità spirituale, intellettuale e civile per affrontare e risolvere insieme una profonda crisi culturale e di valori universali. In questo rinnovamento e in questa alleanza tra cittadini e credenti nel Dio Unico impegnati per il bene comune sarà decisivo il ruolo dei musulmani, soprattutto delle nuove generazioni europee.

 

Parole come Metafisica e Assoluto, Primordialità e Tradizione, Spirito e Cosmologia, Armonia e Onore, sembrano termini arcaici, distanti dagli interessi del cittadino medio in Europa. Eppure erano cari agli antichi greci come ai padri della Chiesa e ai saggi musulmani!

 


[1] Per la traduzione in italiano, a cura della COREIS, si veda www.coreis.it/wp/abu-dhabi-riunisce-i-musulmani-del-mondo-non-islamico/

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