La hawza ‘ilmiyya è incentrata sul rapporto personale tra il maestro e il discepolo, ma nel tempo quest’istituzione si è trasformata, fino a diventare un centro di formazione superiore

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Ultimo aggiornamento: 18/06/2024 16:24:34

Nello sciismo, la trasmissione del sapere avviene principalmente attraverso la hawza. Incentrata sul rapporto personale tra il maestro e il discepolo, nel corso di dieci secoli di esistenza quest’istituzione si è significativamente trasformata, fino a diventare un centro di formazione superiore altamente specializzato. Se Najaf, in Iraq, rimane un polo fondamentale per gli studi religiosi, e Qom, in Iran, può beneficiare delle risorse messe a disposizione dalla Repubblica Islamica, l’educazione sciita sembra oggi proiettata verso una spiccata internazionalizzazione.

 

Nell’universo religioso dell’Islam sciita[1], con il termine hawza ‘ilmiyya (letteralmente, “circolo della conoscenza”) si indica oggi sia l’istituzione cui compete l’organizzazione e l’amministrazione dei centri di educazione religiosa superiore, sia il complesso architettonico o il singolo istituto in cui questa educazione viene dispensata. Nel secondo caso, esso è pertanto sovrapponibile a quello, più tradizionale e non limitato al contesto sciita, di madrasa, ancora usato in alcuni casi nel mondo sciita anche se meno frequentemente del termine hawza[2]. A volte tradotta come “seminario” o “collegio teologico”, per analogia con il mondo cattolico[3], tale denominazione non è del tutto corretta sia perché il sacerdozio cristiano non è equiparabile al magistero fondamentalmente docente degli ulema, sia per la diversa enfasi posta sul principale oggetto di studio delle due istituzioni, che sono rispettivamente la teologia e la giurisprudenza (fiqh). Impropria risulta anche la traduzione “scuola coranica”, con la quale si indicano, soprattutto nei media occidentali, le istituzioni di formazione religiosa del mondo musulmano, e dunque anche dello sciismo. Infatti, se è vero che scuole coraniche, dedicate soprattutto alla conoscenza di base e alla memorizzazione del Corano, esistono in tutto il mondo musulmano, occorre tuttavia considerare che la madrasa come istituzione di istruzione superiore offre una varietà di insegnamenti vasta e sofisticata, di cui le scienze propriamente coraniche costituiscono solo una parte. Questo è particolarmente vero nel caso della madrasa sciita, nella quale il corpus tradizionale dei detti autorevoli – hadīth, riwāyāt – ha una posizione importante tanto quanto il Libro, e a volte anche di più.

 

Lo sciismo e la trasmissione del sapere

 

Le fonti sciite contemporanee tendono, con qualche eccezione, a estendere anacronisticamente fino alle origini dell’Islam un’idea di hawza che si è invece significativamente trasformata nel tempo, fino a diventare una vera e propria istituzione di educazione superiore altamente specializzata e diversificata. Eppure, se l’affermazione, frequente nelle suddette fonti, che “la prima hawza fu la moschea del Profeta a Medina” appare poco accurata dal punto di vista storico, è comunque vero che il modello di trasmissione della conoscenza rappresentato da Muhammad (e dai dodici Imam dello sciismo) rimase un esempio paradigmatico nel corso della storia dell’evoluzione della madrasa. In questo senso, la madrasa è personale: implica cioè la trasmissione diretta dal maestro autorevole al discepolo, configurando una catena il più possibile intatta di “permessi di trasmettere” (ijāza) le diverse scienze religiose. Anche nella hawza ‘ilmiyya contemporanea, benché i livelli introduttivi tendano a essere istituzionalizzati e sottoposti a un controllo formale e burocratico dell’istituto (per mezzo di esami o certificati), i livelli superiori rimangono incentrati sull’insegnamento e sul processo di abilitazione individuale da parte di un giurista autorizzato (mujtahid).

 

Come noto, la pietra angolare della dottrina sciita duodecimana è la presenza ininterrotta di una guida vivente (l’Imam), direttamente indicata da Dio e scelta all’interno della discendenza del Profeta Muhammad tramite il suo genero e cugino ‘Alī ibn Abī Tālib e sua figlia Fatima: una figura che non ha solo il ruolo della direzione formale della comunità, ma è anche depositaria della conoscenza della realtà ultima di tutte le cose create e della sua conservazione e trasmissione. Poiché la dodicesima e ultima di queste figure, che il credo vuole entrata in “occultamento” (ghayba) nell’anno 883, è ritenuta ancora vivente e destinata al ritorno escatologico “alla fine del tempo”, nello sciismo la trasmissione del sapere è fondata sulla presenza dell’Imam nascosto, che garantisce la promessa attestata nella tradizione secondo cui «i sapienti sono gli eredi dei profeti».

 

La conoscenza impartita nella hawza è quindi sacra nella misura in cui è garantita dall’Imam; di conseguenza i sapienti (gli ulema), pur agendo in un contesto formale votato all’acquisizione di una conoscenza giuridica molto raffinata, sono al contempo investiti di un magistero sacrale: il fine del giurisperito (faqīh) è diventare un “sapiente divino” (‘ālim rabbānī)[4]. È inoltre opportuno considerare che la funzione essenzialmente esoterica dell’Imam nello sciismo è inseparabile dalla natura duale della conoscenza religiosa: ogni conoscenza ha un aspetto esteriore (zāhir) e uno interiore (bātin). Ne consegue che anche una scienza esteriore, formale ed essoterica come la giurisprudenza (fiqh), che è il principale oggetto di studio nella hawza, influenza la trasformazione spirituale del credente, e possiede quindi un aspetto esoterico. L’ermeneutica spirituale (ta’wīl) delle fonti canoniche permea infatti la trasmissione del sapere non solo nelle materie in cui essa sembrerebbe più ovvia, come l’esegesi coranica, ma ad ogni livello. Il corpus dei detti degli Imam, che è una delle fonti più importanti per la giurisprudenza, è una miniera inesauribile di insegnamenti esoterici e di dottrina spirituale[5].

 

Dalla madrasa medievale alla hawza contemporanea

 

Come abbiamo visto, il modello di trasmissione del sapere nello sciismo è fornito principalmente dai metodi tradizionali attribuiti agli Imam, i quali, finché furono attivi e raggiungibili, erano l’autorità ultima delle questioni giuridiche: la parola dell’Imam era, per i suoi fedeli, legge, e le opinioni giuridiche erano direttamente o indirettamente attingibili presso la guida vivente del tempo. Dopo l’occultamento del dodicesimo Imam, si pose la questione della determinazione e specificazione di norme giuridiche mano a mano che la comunità incontrava circostanze nuove, non presenti prima della fine del IX secolo. Si formò così una classe di teologi-giuristi organizzata sulla base della tradizione emersa a Medina intorno al quinto e al sesto Imam, rispettivamente Muhammad al-Bāqir e Ja‘far al-Sādiq (VIII secolo), e che da Medina si irradiò nei centri in cui erano attive le principali comunità sciite, tra le quali spiccano per importanza Qom in Persia e Baghdad, Kufa e Hilla in Iraq. Le fonti suggeriscono che nel momento in cui la madrasa comincia a specializzarsi in una vera e propria istituzione con spazi ed edifici dedicati, compresi gli alloggi per gli studenti, la sua versione sciita non differisce di molto da quella diffusa presso la maggioranza sunnita. Convenzionalmente, la prima madrasa sciita, nel senso stretto del termine, è considerata quella fondata a Najaf dal grande giurista-teologo Shaykh al-Ṭūsī (m. 1067), non a caso operante nel contesto cosmopolita del califfato abbaside nel periodo in cui questo fu posto sotto tutela dalla dinastia sciita dei Buyidi, e che fu segnato da una svolta razionalista della giurisprudenza e della teologia sciite.

 

È questa l’epoca in cui viene redatta la maggior parte dei trattati giuridici classici dello sciismo e in cui il credo sciita si consolida attorno alla formazione di una classe di giuristi-teologi ordinata e organizzata, che tende naturalmente alla professionalizzazione. Successivamente a questo periodo, e prima dell’affermazione della dinastia dei Safavidi in Persia all’inizio del XVI secolo, i due poli principali della giurisprudenza sciita, e quindi importanti centri educativi, diventano Hilla in Iraq e Jabal al-‘Āmil, nell’odierno Libano. Saranno questi due poli, insieme alle scuole del Bahrein, a costituire i principali serbatoi di giuristi cui i sovrani Safavidi attingeranno quando avranno la necessità di dare al loro regno una legittimità religiosa e una base giuridica.

 

Con la sciitizzazione della Persia prodotta dalla conquista safavide, per una buona parte del XVII secolo diverse città iraniane si trasformano in importanti centri di produzione, trasmissione e disseminazione del sapere sciita, rivaleggiando con le città sante irachene e vivendo un rapporto simbiotico con il potere politico, che ne garantiva la prosperità. Nonostante lo stretto rapporto con la corte, tuttavia, grazie alla natura “flessibile, inclusiva e personale” della pedagogia sciita – caratteri conservati tutt’oggi – la riproduzione e la trasmissione della conoscenza nella Persia safavide continuò a perpetuarsi in modo informale in una varietà di luoghi, dalle abitazioni dei sapienti, alle moschee ai santuari[6].

 

Durante quest’epoca, le città di Esfahan, la capitale del regno, e di Mashad, luogo di pellegrinaggio per la presenza del santuario di ‘Alī al-Ridā’, l’ottavo Imam degli sciiti (trasformata dai sovrani safavidi nel principale centro di pellegrinaggio sciita in Persia, anche per fare da contrappeso al pellegrinaggio canonico alla Mecca e a Medina, che si trovavano sotto il controllo dei rivali ottomani[7]), divennero importanti centri di formazione religiosa al pari di Najaf e Karbala in Iraq. Il prestigio di questi centri rimase inalterato, anche quando gli equilibri cambiavano per ragioni politiche, per esempio con l’invasione afghana della Persia e la caduta dei Safavidi all’inizio del XVIII secolo con il caos che ne seguì e che determinò una migrazione intellettuale dall’Iran all’Iraq. La situazione si stabilizzò durante il XIX secolo fino alla tarda epoca Qajar (primo quarto del XX secolo), quando la città di Qom, ormai in declino intellettuale da alcuni secoli, assurse in poco tempo a punto di riferimento indiscusso del mondo intellettuale sciita dopo che nel 1921 Shaykh ‘Abd al-Karīm Hā’irī Yazdī (m. 1937) vi ebbe rifondato la tradizione di studi religiosi su invito di alcuni studenti e residenti. In quindici anni, sotto la sua direzione intellettuale e amministrativa, gli studenti passarono da poche decine a quasi mille[8], mentre molti eminenti ulema decisero di trasferirvisi, attratti dall’entusiasmo di Hā’irī e dalle opportunità offerte dalla rifondazione dell’istituzione. La centralità di Qom per il mondo sciita si consolidò nel corso del XX secolo, principalmente per due motivi: la presenza e la direzione, dal 1945 al 1961, della più importante autorità religiosa duodecimana vivente all’epoca, l’ayatollah Sayyid Husayn Burūjirdī (m. 1961) e il ruolo svolto nella rivoluzione del 1979, il cui capo carismatico, Ruhollah Khomeini, era stato uno studente e poi ayatollah della hawza. Tale centralità si è ulteriormente rafforzata dopo la rivoluzione, quando la Repubblica Islamica dell’Iran ha in qualche modo trasformato Qom nella capitale intellettuale/religiosa dello Stato.

 

Il sistema pedagogico della hawza ‘ilmiyya

 

Abbiamo visto come al centro dell’ideale pedagogico della hawza si trovi il rapporto personale tra il docente e il discente. Sebbene tale impronta abbia generato un certo livello di creatività, di differenziazione di stili e di libertà, le istituzioni educative dello sciismo duodecimano condividono alcuni tratti pedagogici generali che costituiscono l’esito di una tradizione lunga più di dieci secoli.

 

Gli studenti, nella maggior parte dei casi, sono tali a tempo pieno e ricevono uno stipendio e un alloggio dalla guida religiosa (marja‘ al-taqlīd) che è responsabile di una singola madrasa. Nonostante il vincolo rappresentato dallo stipendio, che in qualche modo lega lo studente alla scuola, egli non solo è libero di scegliere i propri insegnanti anche tra coloro che afferiscono a istituti diversi da quello al quale sono formalmente legati, ma spesso è anche incoraggiato a farlo. È tuttavia il caso di dire che la crescente burocratizzazione del sistema della hawza ha reso questa libertà per lo più teorica.

 

Nel sistema tradizionale l’educazione cominciava intorno agli anni della pubertà, mentre oggi si tende a cominciare formalmente alla fine degli studi superiori, nell’età in cui si entra normalmente all’università (l’integrazione degli studi teologico-giuridici della hawza con le università, con diplomi mutualmente riconosciuti, è sempre più una realtà). Il livello iniziale (muqaddamāt) dura approssimativamente dai tre ai cinque anni, in cui si approfondiscono soprattutto le materie linguistiche: morfologia e grammatica araba, retorica, poesia araba, insieme a logica e in alcuni casi a elementi di giurisprudenza e talvolta filosofia. Già da questo livello gli studenti sono incoraggiati alla disputa e al contraddittorio (jadal), l’abitudine ai quali risulterà fondamentale alla fine del percorso di studi, al momento, per coloro che vi pervengano, di ottenere la licenza che abilita a interpretare le fonti per formulare opinioni giuridiche (ijtihād).

 

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Interno della hawza Feyziyya [Mostafameraji - Wikimedia Commons]

 

Nel secondo livello (sath), l’oggetto di studio sono le materie più propriamente giuridico-religiose. Ciascuna classe ha di solito come oggetto un singolo testo giuridico classico, che viene studiato approfonditamente al livello della sua “superficie” (il termine sath significa per l’appunto “superficie”). Dura di solito dai quattro ai sette anni (ma dipende molto dallo studente, che può organizzare i propri studi in quasi totale libertà). Il terzo livello è quello della “pura disputa”: denominata bahth khārij, cioè “discussione esterna”, quindi indipendente da testi specifici, è condotta e diretta da un giurisperito di alto rango e consiste nell’approfondita discussione di temi giuridici e dei principi della giurisprudenza, volta a rendere lo studente capace di derivare la legge religiosa a partire dai fondamenti della stessa (usūl). Tale livello non ha una durata specifica e dura tanto quanto è necessario al conseguimento di una licenza (ijāza) dall’insegnante. Gli studenti possono ottenere più di una licenza da diversi insegnanti e quante più licenze riceve, quanto più alto è il prestigio del sapiente[9]. Nonostante la crescente formalizzazione e burocratizzazione del sistema, in linea di principio chiunque, a prescindere dalla sua formazione, può partecipare a queste “conferenze” e dimostrare di essere qualificato per ottenere l’ijāza, senza necessariamente avere seguito formalmente il curriculum di una madrasa.

 

Le condizioni necessarie per essere accettato formalmente dalla hawza come studente variano da caso a caso ed è impossibile indicarle qui nel dettaglio, salvo la necessaria predisposizione allo studio e l’assenza di una reputazione di immoralità conclamata. Esse sono di solito segnalate nel documento fondativo della hawza, nella stragrande maggioranza dei casi un legato pio (waqf).

 

La hawza ‘ilmiyya oggi

 

L’educazione religiosa sciita sembra oggi proiettata verso una spiccata internazionalizzazione e un assetto organizzativo sempre più orientato all’integrazione con il mondo dell’università. Se Najaf rimane un polo fondamentale per gli studi religiosi sciiti, le risorse messe a disposizione dalla Repubblica Islamica dell’Iran, i cui quadri formati a Qom occupano ruoli chiave nell’architettura dello Stato, sono senza dubbio centrali nella promozione e nello sviluppo dell’intero sistema.

 

Oggi, in Iran, l’amministrazione del sistema di formazione religiosa di tutto il Paese è centralizzata e posta sotto il controllo di un organo chiamato “Centro per la gestione delle scuole religiose” (Markaz-i mudiriyyat-i hawza-hā-yi ‘ilmiyya), che ha sede a Qom. Dotato di diversi uffici, si occupa di affari che vanno dalla definizione dei programmi di studio, alla selezione degli studenti, alla ricerca e alla pubblicazione, all’organizzazione dei rapporti con il pubblico e con le altre istituzioni, alle questioni etiche e spirituali, fino alla diffusione della cultura religiosa e alle relazioni internazionali. Pur permanendo il sistema tradizionale, con la sua informalità, la direzione intrapresa dalla didattica è quella di una sempre maggiore standardizzazione attorno a una struttura che prevede dieci livelli (pāya). I primi tre livelli comprendono le muqaddamāt del sistema tradizionale, e includono letteratura araba, logica, dottrina ed etica (‘aqā’id wa akhlāq), esegesi e storia delle origini dell’Islam; dal quarto pāya al decimo, corrispondente nel sistema tradizionale ai quattro livelli dei sath, ciascun livello e relativo anno di studio è dedicato all’approfondimento di un testo giuridico specifico, secondo un crescente grado di complessità e difficoltà; al termine dei dieci livelli è prevista la partecipazione al livello khārij per quattro anni e la redazione di una tesi.

 

Sempre rimanendo in Iran e in particolare a Qom, una serie di istituti affiliati alla hawza si occupano della diffusione di conoscenze non tradizionalmente afferenti al curriculum della madrasa, tra i quali è opportuno segnalare l’Istituto per le Religioni e le Scuole Dottrinali (Anjuman-i adiyān wa madhāhib), di natura comparativa; l’Istituto per l’Economia Islamica (anjuman-i Iqtiṣād Islāmī); la Società degli Storici (Anjuman-i tārikhpajhuhān); la Società degli Psicologi della hawza (Anjuman-i rawānsināsān-i hawza). La vocazione all’internazionalizzazione della hawza contemporanea è dimostrata dagli accordi di collaborazione che diversi istituti hanno con università nel mondo musulmano e nel mondo occidentale e dalla fondazione, negli ultimi decenni, di vere e proprie hawza in Paesi non musulmani, come il programma di studi religiosi offerto nella hawza dell’Islamic College di Londra[10], l’Al-Mahdi Institute di Birmingham[11] e l’Ahl al-Bayt Islamic Seminary, che serve la zona di Chicago e il nord America in generale[12].

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

 

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[1] Ove non diversamente specificato, in questo articolo il termine “sciita” si riferisce allo sciismo duodecimano, cioè la parte maggioritaria della minoranza sciita. Per un’introduzione generale allo sciismo e alle sue ramificazioni, si veda Najam Haider, Shī‘ī Islam: an Introduction, Cambridge University Press, New York 2014.
[2] Il termine hawza con questo significato è in uso da circa un secolo, si veda Ahmad Pākatchī, Hawza-yi ‘ilmiyya, “Dā’irat al ma‘ārif-i buzurg-i Islāmī”, a cura di Kāzim Mūsawī Bujnūrdī, vol. XII (1393/2014), pp. 462-503.
[3] Si veda a tal proposito Alessandro Cancian, Continuity and Change in Theological Higher Education: Shī‘i Hawza and Catholic Seminaries in the 20th and 21st Centuries, «Islamochristiana» n. 40 (2014), pp. 75-88.
[4] Su questo argomento in generale si veda Alessandro Cancian, La scuola degli Imam: L’Iran e l’educazione religiosa nell’Islam sciita, Jouvence, Milano 2016.
[5] Si veda a questo proposito il testo fondamentale di Mohammad Ali Amir-Moezzi, Le Guide divin dans le shîʿisme originel: Aux sources de l’ésotérisme en Islam, Verdier, Paris 1992.
[6] Si veda Maryam Moazzen, Formation of a Religious Landscape: Shi‘i Higher Learning in Safavid Iran, Brill, Leiden 2017.
[7] Si vedano Charles Melville, Shah ‘Abbas and the Pilgrimage to Mashad, in Charles Melville (a cura di), Safavid Persia: the history and Politics of an Islamic Society, I.B. Tauris, London-New York 1996, pp. 191-229; Caroline Mawer, Shah ‘Abbās and the Pligrimage to Mashhad, «Iran» n. 49 (2011), pp. 123-147; May Farhat, Shi‘i Piety and Dynastic Legitimacy: Mashhad under the Early Safavid Shahs, «Iranian Studies» vol. 47, n. 2 (2014), pp. 201-216.
[8] Rasūl Ja‘fariyān, Barg-hā’ī az tārīkh-i hawza-yi ilmiyya-yi Qum, Tehran, 1381/2002, p. 16.
[9] Alessandro Cancian, La scuola degli Imam, pp. 236-240.
[10] Si veda http://www.hawzaengland.com/
[11] Si veda https://www.almahdi.edu
[12] Si veda http://www.aiseminary.org

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Alessandro Cancian, Passato e presente delle scuole religiose sciite, «Oasis», anno XV, n. 29, luglio 2019, pp. 69-76.

 

Riferimento al formato digitale:

Alessandro Cancian, Passato e presente delle scuole religiose sciite, «Oasis» [online], pubblicato il 13 settembre 2019, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/origine-sviluppo-scuole-religiose-sciite.

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