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Islam

Gli imam che fanno parlare il Libro

Principio fondamentale dell’esegesi sciita è che l’imam è l’unico interprete legittimo del Testo sacro ed è eletto e ispirato da Dio per questo scopo. Secondo un detto attribuito ad ‘Alī infatti, il Corano «non parla in una lingua, ma ha bisogno di un interprete». Quest’ultimo non può che essere un imam infallibile, così come lo era il Profeta. Senza l’ermeneutica dell’imam il Libro non significa letteralmente nulla, è un “Corano muto”. È l’imam a dargli un’intelligibilità ed è per questo che è definito “il Corano parlante”

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Ultima arrivata delle grandi religioni del Libro, l’Islam attribuisce alla propria Scrittura la massima sacralità. Nel sunnismo la sacralizzazione del Corano ha portato spesso alla chiusura delle porte tanto della critica storica quanto dell’ermeneutica spirituale. Ma non è questo il caso dell’Islam sciita, che non si definisce solamente una religione del Libro ma anche, e questo sin dalle sue origini, una religione dell’interpretazione del Libro. La definizione vale per le sue due principali forme storiche, l’imamismo duodecimano (dei dodici imam) e l’ismailismo.

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