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Le nostre letture

Quando l'identità è una ossessione

Questo articolo è pubblicato in Oasis 2. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 17/06/2019 15:47:30

Autore: Jean-Loup Amselle Titolo: Logiche meticce. Antropologia dell'identità in Africa e altrove. Editore: Bollati Boringhieri, Torino 1999 Titolo originale: Logiques métisses. Anthropologie de l'identité en Afrique et ailleurs Editore: Payot & Rivages, Paris 1990 Traduzione: Marco Aime Il modello multiculturalista che tuttora riscuote largo seguito in diversi stati europei ed il razzismo xenofobo che in quegli stessi paesi si è manifestato hanno qualcosa in comune? Jean-Loup Amselle sostiene di sì: le due posizioni, apparentemente contrapposte, presuppongono entrambe identità originarie, fisse ed immutabili, universi incomunicabili e dotati di leggi proprie. Di questa ossessione per la definizione di etnie e culture "originarie" Amselle porta numerosi esempi a partire dalla sua esperienza sul campo come etnologo in Mali. Ponderose opere di scienziati ed asciutte relazioni di amministratori coloniali rasentano non di rado la comicità nella loro instancabile ricerca di cartesiane etnie "chiare e distinte". Di qui la dicotomia tra paganesimo e Islam, società con stato e società segmentarie, di qui gli inafferrabili peul e la misteriosa religione bambara. Tutti prodotti di quell'approccio etnico che gli stessi africani hanno ormai fatto proprio e che Amselle rigetta come causa dei conflitti moderni. Con che cosa sostituirlo? Amselle argomenta l'ipotesi di un sincretismo originario tra gruppi, prodotto dai rapporti di forza, subiti o negoziati. Le logiche meticce, appunto. «È perché ho bisogno di creare classificazioni e tipologie che, mi servono elementi da classificare e se posso legittimamente estrarli dal loro contesto, è perché, fin dal principio, ho negato che tali elementi costituiscano delle unità politiche situate in un continuum socioculturale». «L'identità è relativa: si è pagani, primi occupanti o bambara in relazione a musulmani o conquistatori malinke». E, riferendosi alla Francia, afferma: «non esistono 'francesi di razza' perché tutti i francesi sono già meticciati». Nonostante il saggio sia per molti versi brillante e ben argomentato ed abbia il pregio per il lettore europeo di introdurlo ad una realtà generalmente sconosciuta quale l'Africa Occidentale, diversi elementi lasciano perplessi: il tipo di esempi, per incominciare, tratti tutti da una regione che è da sempre terra di incontri e migrazioni per eccellenza. Il ragionamento filerebbe altrettanto liscio se lo si applicasse ad altre zone del pianeta? Poi l'attribuzione alla sola modernità della tentazione essenzialista. Mentre si andavano mescolando con gli altri popoli del Mediterraneo, i Romani costruivano il mos maiorum, tanto più celebrato quanto irrealizzabile; mentre gli Arabi si impadronivano del Medio Oriente mescolandosi con tutti i popoli conquistati, i loro poeti e filologi non cessavano di idealizzare la vita nel deserto facendo delle tribù beduine un reliquario vivente. Non è solo la modernità ad aver ricercato identità forti: piuttosto che liquidarle come antistoriche esse andrebbero considerate come un elemento originario del meticciato. Alla pari del sincretismo. Ma l'obiezione di fondo è un'altra. Per Amselle ogni espressione dell'uomo è determinata dalla politica. Prendiamo la religione: «Basta fare l'inventario della sovrapposizione delle formazioni politiche esistenti nella regione per definire le pratiche mitico-rituali corrispondenti». Oppure la persona: «La nozione di persona viene permanentemente negoziata e costituisce una posta in gioco tra gruppi situati all'interno di una stessa unità politica e tra unità politiche vicine». La libertà identitaria che Amselle auspica alla fin fine sembra essere deterministicamente fissata dalle condizioni sociali. E tuttavia una riedizione della vecchia dialettica struttura sovrastruttura non appare lo strumento più adatto per superare l'incommensurabilità delle culture. Un io ancora una volta ridotto ad una risultante di pressioni economiche e sociali, di quale libertà potrà disporre? E quali principi potrà invocare per fondare i diritti umani e civili, personali ed universali?

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