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Religione e società

Quel minareto yemenita piantato nel cuore dell'America*

L'emblematica storia della comunità di Dix, nell'area metropolitana di Detroit. Come si forma, come cresce e come prospera una realtà di immigrati che non cerca l'integrazione. Dall'avvincente libro-inchiesta di una studiosa americana.

Molti giovani musulmani americani che ho incontrato sono interessati allo sviluppo della propria identità islamica come parte di una più ampia comunità religiosa, sia essa quella degli altri musulmani dei loro campus, dei centri islamici o delle moschee. Ciò fornisce un sentimento di solidarietà e offre un chiaro antidoto all'America convenzionale, dove si sentono meno a proprio agio. Gli yemeniti di Dix si aggrappano alla tradizione e spesso confondono queste tradizioni con la dottrina islamica. La prima generazione di immigrati musulmani non era interessata a questa questione. I loro principali interessi sono stati la sopravvivenza economica e la mobilità sociale per loro e per i loro figli. Ma ora la nuova generazione fronteggia una sfida più grande: come costruire una comunità islamica unitaria di fronte alle barriere etniche e razziali che spingono verso la divisione. I giovani musulmani americani sono sempre più aperti alla possibilità di sposarsi al di fuori del proprio gruppo etnico, come parte del loro impegno a creare un'identità islamica autoctona compatibile con la società americana moderna. Per loro questo non significa tanto una totale assimilazione, quanto piuttosto la creazione di una comunità islamica unita e forte che non sia divisa in gruppi etnici. A differenza della generazione precedente, essi stanno diventando sempre più musulmani-americani e sempre meno pakistani, egiziani o indiani. Scelgono mariti e mogli da gruppi etnici esterni al loro. È tuttavia difficile convincere i loro genitori che sposare un pakistano, essendo arabi, sia compatibile con la tradizione islamica. Non c'è dubbio che lo sia, ma quest'idea è estranea all'esperienza dei loro genitori immigrati.

 

Gli studiosi islamici talora criticano duramente i musulmani americani per l'importanza che attribuiscono alle loro identità etniche. Il dottor Umar Faruq Abd-Allah, della Nawawi Foundation, è uno studioso che ha insegnato e scritto ampiamente su come alcune moschee, alcuni centri islamici e alcune associazioni studentesche islamiche nei campus universitari, non solo tendano a segregare i musulmani su base etnica, ma li isolino anche dalla società americana circostante. Molti studiosi concordano sul fatto che non ci sia un modo per rimuovere completamente le influenze culturali dalla pratica dell'Islam. Ma, quantomeno, i musulmani americani devono imparare a distinguere tra le due cose. Separare la cultura dalla religione è forse più difficile a Detroit di quanto non lo sia in qualsiasi altra zona degli Stati Uniti, dal momento che il gran numero di musulmani e di arabi costituisce una massa critica di tradizione storica ed etnica. Negli ultimi trent'anni, il Sud-Est del Michigan, compresa l'area metropolitana di Detroit, ha avuto il più alto tasso di concentrazione di arabofoni fuori dal Medio Oriente. Secondo l'associazione leader degli arabi-americani, ci sono 490 mila arabi nell'area metropolitana, ed essi costituiscono un terzo della popolazione totale di Dearborn. Nel Southend, gli immigrati yemeniti e iracheni rappresentano la maggioranza, mentre i libanesi più benestanti si sono stabiliti in altre aree di Dearborn. Un numero stimato di trentamila yemeniti vive nell'area metropolitana di Detroit, mentre gli iracheni si aggirano sui cinquantamila.

 

 

Kabul e Detroit

 

La storia della Dix moderna ebbe inizio quando nel 1937 un libanese e uno yemenita fondarono, in una sala da biliardo, la American Muslim Society. Riuscirono solo nel 1952 a costruire un luogo di culto più appropriato, sistemando una cupola verde e due piccoli minareti sul tetto. Per molti anni, la ex-sala da biliardo è stata un luogo di riunioni sociali più che di culto. I restauri del 1952 ampliarono la moschea da poche migliaia a più di tremila e seicento metri quadrati. Con la revoca delle quote nazionali di immigrazione nel 1965, la popolazione yemenita del Southend iniziò a lievitare. In seguito i nuovi arrivati annunciarono la loro intenzione di estendere le loro idee conservatrici all'intera comunità islamica locale. Chiusero la moschea e dichiararono che ne avrebbero preso il controllo al posto degli immigrati siro-libanesi, che erano stati un tempo la maggioranza. In breve gli yemeniti ebbero il controllo totale su Dix e la vita venne stravolta. La scalata yemenita e la comunità patriarcale che essi avevano creato andò a soddisfare un bisogno profondo. Alcuni yemeniti, che furono a capo di questo sforzo, furono così soddisfatti della loro nuova creazione, che ancora conservano parti della sala da biliardo originale soprattutto porte di legno e maniglie come souvenir, per non dimenticare quanto in alto sono arrivati. La natura unica degli immigrati yemeniti e il loro leggendario attaccamento alle usanze del proprio paese d'origine ha uniformato ogni aspetto della vita della moschea di Dix. A differenza delle altre ondate di immigrazione dal mondo islamico, coloro che arrivano dallo Yemen sono per la stragrande maggioranza giovani soli, di scarsa o nessuna educazione o abilità lavorativa. Pochi di loro sono intenzionati a stabilirsi per sempre in America e molti hanno mogli e famiglie in patria, vanno a trovarli periodicamente e spediscono loro delle somme ogni volta che è possibile. Data la mancanza di qualsiasi investimento personale in un futuro in Occidente, gli yemeniti sono i più restii a compromettersi con la vita americana contemporanea. Spesso lottano per ottenere un salario ragionevole, benché alcune valutazioni stimino le entrate medie per nucleo familiare nel Southend a 20.125 dollari, meno della metà della media nazionale tra i musulmani. All'incirca un terzo della popolazione non ha mai imparato l'inglese, e molte immigrate della prima generazione sono analfabete. Qualsiasi concessione verso una nuova identità, sia quella di musulmani-americani o anche di yemeniti-americani, trova spesso forti opposizioni. La vita quotidiana ruota attorno al lavoro, alla tradizionale sala da tè o caffetteria e alla moschea di Dix.

 

Il ritmo di crescita della popolazione yemenita nel Southend è accelerato dopo la non semplice unificazione del 1990 tra lo Yemen del Sud, un tempo comunista, e lo Yemen del Nord islamista: un processo che in realtà ha messo il paese nelle mani del conservatorismo religioso. Il Nord aveva una lunga storia di controllo teocratico, che si era esteso formalmente fino al 1962. La legge islamica era alla base di tutta la legislazione. La poligamia era una pratica accettata e gli uomini potevano divorziare senza il consenso delle mogli. Con il ritiro delle forze coloniali britanniche nel 1967, il Nord si trovò presto in competizione diretta con i suoi rivali meridionali, in quel periodo alleati dell'Unione Sovietica in qualità di primo stato comunista del mondo arabo. Quando l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan nel 1979, i governanti del Nord colsero l'occasione per mettere in cattiva luce i comunisti agli occhi del mondo islamico, supportando attivamente i combattenti mujahidin nella battaglia contro gli invasori infedeli di un paese islamico amico. Legioni di yemeniti si unirono alle fila dei mujahidin e furono tra i combattenti arabi più intrepidi contro il regime sovietico. Lo Yemen del Nord accolse come eroi i combattenti che tornarono dieci anni più tardi, dopo la sconfitta delle forze sovietiche. Come avvenne anche in altri paesi arabi, questi combattenti mujahidin, ora infuocati dall'ideologia islamica radicale comune a molti dei cosiddetti arabi afghani, diffusero velocemente le loro idee all'interno della società yemenita, contribuendo ad un crescente risveglio islamico. Il potere e l'influenza dei combattenti crebbe ulteriormente nel 1994, allo scoppio della guerra civile tra lo Yemen del Nord e lo Yemen del Sud, e lo Yemen del Nord risultò vincitore grazie anche all'aiuto dei veterani afghani. Questo è il mondo che ha formato la maggior parte degli immigrati yemeniti negli Stati Uniti.

 

Molti di questi immigrati, con il loro sguardo sempre fisso sullo Yemen, si sono trasferiti nel Southend, ma intraprendono frequenti viaggi a casa, non solo per se stessi, ma anche per dare ai loro figli il gusto autentico della loro cultura e della loro religione. Temono che la prossima generazione in America possa essere corrotta e adotti un comportamento inaccettabile per i musulmani. La comunità è diventata conservatrice proporzionalmente al numero di uomini e donne yemeniti che si sono trasferiti nel Southend. Alcuni dei loro Imam sono arrivati nel Southend dopo aver studiato in Arabia Saudita, dove l'insegnamento islamico è generalmente di stampo conservatore. Come conseguenza di ciò, gli yemeniti di Dix sono più isolati della maggior parte delle comunità musulmane. In realtà, in America, differentemente da quanto avviene in Europa, dove i musulmani vivono spesso in ghetti urbani, sempre più musulmani-americani si spostano nelle zone periferiche, mentre più raro è il caso di immigrati che si stabiliscono in aree densamente popolate, come quella di Dearborn. Una volta giunti in periferia, costruiscono moschee, scuole islamiche, centri delle comunità, lasciandosi alle spalle le loro vecchie moschee di città. Ma la ristretta comunità di Dix rappresenta una sorta di eccezione. Gli yemeniti vivono così vicini tra loro che possono socializzare semplicemente andando di casa in casa con amici e parenti che conoscono dai tempi del loro villaggio in patria.

 

I nuovi capi della moschea di Dix non hanno perso tempo. Il comitato ha invitato un giovane Imam yemenita di formazione saudita a guidare il culto. Questi ha stabilito che la moschea sarebbe stata aperta tutti i giorni, non un solo giorno a settimana. L'area di preghiera al primo piano sarebbe stata dedicata agli uomini, mentre il piano terra, un tempo sala sociale, sarebbe stata l'area di preghiera per le donne. Tutte le donne avrebbero dovuto indossare veli per coprire il capo e sarebbero entrate nella moschea dalla porta laterale su Woodlawn Street, invece che dall'ingresso principale. Fu detto loro di evitare di entrare nella moschea da mestruate, un tabù diffuso tra i musulmani nella gran parte del mondo islamico. A Dix non furono più permessi i matrimoni e le celebrazioni sociali. «Non ci saranno più né canti né danze in questo luogo di culto», stabilì il nuovo Imam. L'Imam fece chiudere anche le scuole islamiche miste, e divise i sessi in tutte le altre attività della moschea. Consigliò ai membri della comunità di non tenere cani o animali di compagnia, seguendo una tradizione islamica risalente ai tempi del Profeta secondo la quale i cani sarebbero impuri. Questi cambiamenti erano inconsueti per Dearborn, anche se riflettevano tradizioni condivise in gran parte del mondo islamico. Gli yemeniti pensavano che la moschea, guidata per anni da musulmani sunniti che due generazioni separavano dalla loro nativa terra libanese, era diventata troppo americanizzata. I detrattori sostenevano che gli yemeniti usavano l'Islam per giustificare le loro paure nei confronti della sessualità, del ruolo della donna nella società, e nei confronti delle minacce portate da una vita in un nuovo paese pieno di tentazioni e di malattie sociali.

 

Di fronte alla supremazia yemenita a Dix, i fedeli libanesi si spostarono gradualmente e, entro il 1983, avevano costituito la propria comunità che chiamarono American Beka'a Lebanese League, dal nome della loro nativa Valle della Beka'a. Riconvertirono un palazzo che era stato una sala comune nel cuore del distretto libanese di Dearborn lungo Chase Street, a circa otto miglia da Dix, in un luogo di culto ben visibile dalla strada. Col passare del tempo, anche la Beka'a League giunse a somigliare a una moschea più tradizionale. Dal di fuori, il palazzo di mattoni marroni dal tetto basso sembra una camera ardente o lo studio di un medico. Ma all'interno, la sala di preghiera maschile risplende con i suoi muri candidi e i suoi tappeti grigi e verdi. La sala di preghiera femminile, separata da quella maschile, è una stanza molto più piccola in fondo al salone. Dix nel frattempo si è sviluppata sotto le sue guide yemenite. L'Arabia Saudita intanto versava fondi per progetti di costruzione di moschee negli Stati Uniti e sosteneva attivamente le associazioni studentesche islamiche nei campus universitari della nazione. Entro il 1986, si registrò un altro ampliamento a Dix. La moschea raddoppiò le sue dimensioni, con l'aiuto dei sauditi, arrivando a raggiungere i settemila e duecento metri quadrati.

 

 

Campagna di Pubbliche Relazioni

 

Ogni anno, durante il mese di Ramadan, quando nella moschea si fa girare il cestino delle offerte, le donne di Dix donano i loro braccialetti e le loro collane d'oro, i loro pregiati gioielli provenienti dallo Yemen, per la conservazione della moschea. Non si sa mai esattamente come i soldi verranno usati, ma le donne ripongono la loro fiducia negli Imam e negli uomini del comitato direttivo della moschea. È stato raccolto così tanto oro che gli uomini sono stati in grado di restaurare e ampliare di nuovo la moschea nel 2004. Un grande candelabro di cristallo scintillante e ornato in oro pende su uno degli ingressi. Un ufficio spazioso, dove l'Imam Aly, lo shaikh capo, e Abdul Wahab si siedono ogni giorno per ricevere i fedeli, è ornato alle pareti con enormi fotografie della grande moschea di Mecca. Il pavimento è coperto da ampi tappeti verdi e beige che vanno da parete a parete, decorati con disegni di minareti. I fedeli di Dix si sono lamentati per anni del fatto che il tempo nella loro moschea si fosse fermato. Prima dell'ondata di ampliamento, gli shaikh sedevano in un piccolo e scuro ufficio polveroso che assomigliava a un deposito in cui accogliere visitatori e fedeli che venivano a chiedere consulenza. Tutto ciò che poteva starci era un tavolo e poche sedie. Si chiedevano se la loro moschea sarebbe cresciuta, soprattutto perché durante il Ramadan avevano visto così tanti uomini alla preghiera del venerdì che alcuni avevano dovuto rimanere fuori nel parcheggio. Vedevano che le altre moschee di Dearborn venivano sottoposte a rinnovamenti radicali: i minareti squallidi venivano punteggiati d'oro, la stanza della preghiera abbellita con tappeti puliti, le finestre comuni rimpiazzate da vetri colorati. Per due anni, a Dearborn si parlò di una moschea sciita da dodici milioni di dollari, in costruzione a sei miglia da Dix. Gli sciiti dell'Islamic Center of America, nella loro modesta moschea costruita nel 1958 e posizionata in un distretto commerciale, trattavano per ottenere una pomposa moschea d'oro e piastrelle italiane, visibile in modo spettacolare dalla trafficata tangenziale. Tutta la gente di Dearborn poteva vedere la moschea tempestata di gemme, mentre germogliava lungo la superstrada, un pezzo d'oro dopo l'altro. L'Imam, lo sheikh Mohammad Qazwini, era un buon parlatore dai modi educati tipici del clero sciita dell'Iran, luogo in cui si era compiuta la sua formazione teologica. Qazwini era in grado di affascinare tutti. Fece tutti i passi giusti per ottenere una posizione di spicco nella comunità, dall'organizzazione di ricche cene per raccogliere fondi, all'apparizione in programmi televisivi religiosi.

 

La comunità di Dix non voleva la fama o una moschea elaborata. Gli uomini volevano soltanto che la loro casa di Dio fosse un po' meno in rovina; le donne erano contente di avere della carta igienica nelle loro stanze per le abluzioni, il luogo in cui si lavano le mani prima delle preghiere. C'è voluto l'11 settembre per infiammare tutti all'azione. Dopo gli attacchi, zelanti giornalisti televisivi e della carta stampata calarono sulla moschea alla spasmodica ricerca di immagini di "musulmani radicali". Sarebbe andato bene chiunque, purché avesse avuto l'abito adatto. Gli uomini di Dix con le loro lunghe jallabiah, la tunica islamica maschile, e le donne con i loro scuri veli sul capo e le jilbab, ovvero i vestiti femminili lunghi fino alla caviglia, soddisfacevano perfettamente lo stereotipo. Furono sbattuti nel telegiornale della sera per seminare la paura che ci fossero degli estremisti musulmani sul suolo americano. Dopo che queste storie ebbero creato una cattiva reputazione alla moschea, i responsabili lanciarono una campagna di pubbliche relazioni.

 

Alcuni anni più tardi, dopo che le migliaia di fedeli avevano offerto le loro donazioni, la moschea risplendeva con nuovi candelabri, classi per i bambini che studiano la lingua araba e un salone comune per tenere cene e pranzi per gli ospiti. A lavori di ristrutturazione terminati, ci furono due giorni di "porte aperte". I fedeli davano ai visitatori ciò che essi chiamavano "il pacchetto della da'wah", dalla parola araba che indica l'invito ad abbracciare l'Islam. C'erano cartellette con un libretto introduttivo all'Islam e informazioni sulla storia di Dix. Lo sheikh Abdul Wahab sperava che i testi non solo fornissero agli esterni un quadro accurato dell'Islam, ma portassero anche qualcuno alla fede. «Tutti sono nati musulmani», dice spesso Wahab, riproponendo un'idea diffusa presso i musulmani conservatori. Questa tradizione può essere fatta risalire al Profeta Muhammad, che, si dice, fu interrogato sui figli dei pagani. Il Profeta rispose: «Non nasce un solo bambino che non sia musulmano, sono i suoi genitori a trasformarlo poi in un ebreo o in un cristiano».

 

 

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* Questo articolo è stato tratto da: Geneive Abdo, Mecca and Main Street: Muslim Life in America After 9/11, Oxford University Press, Oxford 2006

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