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Medio Oriente e Africa

Usati per il potere e poi scaricati

Egitto. I movimenti giovanili in piazza nel 2011, copti, di sinistra o dei Fratelli musulmani, sono stati sconfitti dalla persistenza delle vecchie regole del gioco. Dopo tante proteste fallite, lavorano oggi alla creazione di nuove forme di organizzazione per “proteggere la rivoluzione”.

A oltre tre anni dall’insurrezione del 25 gennaio 2011 il principale slogan di piazza Tahrir, «Pane, Libertà e Giustizia sociale», non è riuscito a tradursi in nuove regole politiche in grado di governare il rapporto tra lo Stato egiziano e la società. I manifestanti di piazza Tahrir credevano che una volta deposto Hosni Mubarak le loro idee avrebbero trovato il modo d’imporsi da sole, ma il tempo ha dato loro torto. Mubarak ha lasciato la presidenza ma il suo sistema è ancora in vigore. Per capire quale sarà il futuro della lotta tra le idee di Tahrir e le istituzioni di Mubarak, è necessario analizzare i movimenti di protesta iniziati nel gennaio 2011, le loro idee e le ragioni per cui non sono riusciti a istituzionalizzarsi in nuove forme politiche.

 

 

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