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Consigli di lettura

Costantino sfida la società plurale

Angelo Scola, Non dimentichiamoci di Dio. Libertà di fedi, di culture e politica, Rizzoli, Milano 2013

All’alba del XXI secolo la libertà religiosa si trova sotto il duplice attacco del liberalismo secolare e del fondamentalismo fanatico. Il primo è legato alla «dittatura del relativismo» (Benedetto XVI) che nega qualsiasi verità sostantiva e riduce la libertà a una scelta privata. Il secondo perseguita chiunque dissenta dal suo assolutismo in nome della propria fede. In questo libro, il Cardinal Scola afferma che il Cristianesimo ha le potenzialità, in un modo del tutto singolare, per difendere la libertà universale di credere e praticare la propria religione in modi capaci di promuovere il pluralismo culturale e religioso.

 

 

Nel 2013 si celebra il 1700° anniversario dell’Editto di Milano, che ebbe il triplice effetto di garantire a tutti i cittadini (compresi i cristiani, fino a quel momento perseguitati) la libertà religiosa, privare i poteri coercitivi dello Stato di qualsiasi aura sacrale e codificare la distinzione tra autorità politica e autorità religiosa. La conversione di Costantino alla fede cristiana contribuì a stabilire sia la laicità della politica che l’autonomia dello spazio pubblico: «Nell’Editto di Milano emergono per la prima volta nella storia le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato” come aspetti decisivi per la buona organizzazione della società politica» (p. 24).

 

La politica e la civiltà dipendono da questi principi fondativi, che il liberalismo ha ereditato ma non inventato. Tale eredità chiaramente occidentale poggia sulla fusione cristiana tra filosofia greco-romana e rivelazione biblica.

 

 

Di fronte alla duplice minaccia del laicismo aggressivo e del fanatismo, il mondo contemporaneo ha molto da imparare dal magistero cattolico moderno sulla libertà religiosa. I papi hanno rifiutato il naturalismo e l’auto-sufficienza umana a favore di un diritto naturale divinamente governato e di relazioni reciprocamente arricchenti. Il Cattolicesimo difende i diritti naturali in un modo più mutualistico e reciproco, collegando la libertà individuale a un ordine oggettivo e a fini condivisi che uniscono le persone.

 

 

Ecco perché il Vaticano II sposta l’accento dalla libertà negativa e assoluta dell’individuo alla dignità e alla personalità. Si tratta di due nozioni relazionali, che legano il perseguimento di beni naturali nel mondo immanente alla ricerca in Dio del Bene soprannaturale. Solo nell’apertura alla possibilità reale di un Dio creatore personale e a immagine del quale siamo fatti, l’umanità può scoprire il dono della libertà. Oltre il razionalismo e il positivismo giuridico, il Cardinal Scola propone una convincente difesa della persistente attualità di un’antropologia teologica.

 

 

Con chiarezza e forza persuasiva egli mostra quanto lo Stato moderno non sia né neutrale né imparziale, quanto piuttosto socialmente e culturalmente secolare. Il suo vero ruolo sarebbe quello di aprire spazi che consentano la ricerca plurale del bene comune e non solo un dialogo procedurale e formale che privilegia la ragione secolare alla fede rivelata. La libertà religiosa è una realtà relazionale, fondata su un’umanità condivisa e su forme di associazione umana da cui emerge quella società civile che precede sia lo Stato che il mercato. Abbiamo in fondo bisogno di un pluralismo genuino che possa unire libertà personale e ricerca della verità oggettiva, anche se i criteri della verità saranno sempre oggetto di dibattito in un contesto multiculturale e multireligioso. Questo libro ponderato ed erudito del Cardinal Scola ha il coraggio di dire che il Cristianesimo – in quanto fusione di politica laica e libertà religiosa – o sta alla base del pluralismo o va incontro a discriminazione. Le società che discriminano o addirittura perseguitano i cristiani o altri credenti violano anche altre libertà fondamentali. Non esiste un terreno di mezzo neutrale, puramente secolare.

 

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