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Religione e società

Creatore o custode? L’ecologia come cantiere islamo-cristiano

La crisi ambientale chiama cristiani e musulmani a mobilitare due categorie teologiche fondamentali: creazione ed escatologia. La prospettiva che ne deriva vede l’uomo non creatore, ma custode del creato

Ultimo aggiornamento: 15/07/2021 13:36:16

L'intervento, esposto durante l'incontro nazionale islamo-cattolico organizzato dall'Ufficio Nazionale per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana a Loppiano il 26 giugno, è stato pubblicato per esteso qui

 

Alzi la mano chi non ha studiato alle elementari le civiltà fluviali e la Mesopotamia, la terra tra i due fiumi. Mi ricordo che da bambino mi immaginavo il Tigri e l’Eufrate con proporzioni mitiche; del resto, secondo la Genesi sono due dei quattro fiumi che uscivano dal Giardino di Eden.

 

Ebbene, già un mese fa il Tigri all’altezza di Baghdad era praticamente in secca e le previsioni per l’estate sono a dir poco allarmanti: quest’anno in Medio Oriente ha piovuto davvero poco e le dighe costruite in Iran e Turchia fanno il resto[1]. A Isfahan lo Zayanderud, il fiume che incorniciava i magnifici monumenti safavidi con le loro maioliche fiorite, è sempre più spesso asciutto[2] e se ci spostiamo verso il Nilo, la GERD, la Grande Diga del Rinascimento Etiope, turba i sonni di sudanesi ed egiziani[3]. Per noi, crisi ambientale significa essenzialmente riscaldamento globale e, concretamente, le ondate di calore che ci fanno sudare sette camicie, come in questi giorni. Ma se ci de-centriamo verso la sponda sud del Mediterraneo, e senza nulla togliere alla serietà della questione, scopriamo che il riscaldamento globale è solo uno dei volti del problema e neppure il più pressante nella quotidianità immediata. C’è l’acqua appunto, ma ci sono anche i rifiuti, come a Beirut, la plastica, un po’ dappertutto, l’inquinamento atmosferico e il traffico fuori controllo, come al Cairo, in un contesto demografico quasi ovunque esplosivo. Poi, certo, c’è il riscaldamento globale diretto che, ad esempio, rischia di rendere inabitabile gran parte della regione del Golfo[4] e che ovviamente ha a che vedere con la riduzione delle risorse idriche, anche se non ne è l’unica causa: incuria e scelte industriali e ambientali suicide ci mettono molto del loro. Il risultato di questi processi, tra loro collegati, è il deteriorarsi della qualità della vita, fino a mettere a rischio la forma stessa di civiltà urbana che l’Islam ha espresso nei secoli. Non è difficile allora prevedere per i prossimi anni, anzi già da subito, un aumento dei cosiddetti migranti climatici e delle tensioni geopolitiche, con chiare ricadute anche in Italia e in Europa. La crisi ambientale infatti è per sua natura globale.

 

Che contributo possono dare cristiani e musulmani rispetto a questo scenario, caratterizzato da sfide al cui confronto sfuma perfino il paragone con la recente pandemia? 

 

[...]

 

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Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
 
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[1] Iraq Faces Harsh Summer of Water Shortages as Turkey and Iran Continue Dam Project, «The National», 26 maggio 2021, https://www.thenationalnews.com/mena/iraq-faces-harsh-summer-of-water-shortages-as-turkey-and-iran-continue-dam-projects-1.1229371.

[2] Cfr. Alex Vatanka, Iran’s Biggest Problem is Water, «Foreign Policy», 24 maggio 2021, https://foreignpolicy.com/2021/05/24/irans-biggest-problem-is-water/.

[3] Mohamed Saied, Egypt, Sudan Increase Pressure on Ethiopia over Nile Dam Crisis, «al-Monitor», 14 giugno 2021, https://www.al-monitor.com/originals/2021/06/egypt-sudan-increase-pressure-ethiopia-over-nile-dam-crisis.

[4] Mohamed E. Hereher, Assessment of Climate Change Impacts on Sea Surface Temperatures and Sea Level Rise—The Arabian Gulf, «Climate» 2020 (8), n. 50. https://doi.org/10.3390/cli8040050