Libertà di religione, libertà di culto, libertà di assemblea: chi vive in Occidente non fa caso a queste tre declinazioni, ma così non possono fare le minoranze che abitano nella regione del Golfo, dove varianti, sfumature e restrizioni sono all'ordine del giorno. Leggi e abitudini della maggioranza impongono comportamenti discreti e rinunce alla visibilità dei segni e dei gesti. Ma le limitazioni non impediscono presenza e testimonianza.

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Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:51:48

Un anno fa ho incontrato un teologo europeo che parlava con grande entusiasmo della libertà di religione negli Emirati Arabi, in particolare ad Abu Dhabi e a Dubai. Il teologo si riferiva al fatto che alcuni governanti già qualche anno fa avevano concesso a delle comunità cristiane lo spazio necessario per la costruzione di luoghi di culto. In effetti, i cristiani sono molto grati ai governanti di Bahrain, Kuwait, alcuni degli Emirati Arabi Uniti, Oman e di recente Qatar per la concessione degli spazi e dei permessi necessari alla costruzione dei propri luoghi di culto. Tuttavia, bisogna essere chiari nell'uso delle parole: "libertà di religione", uno dei fondamentali diritti dell'uomo, significa la libertà di ciascun individuo di scegliere se ed a quale religione appartenere. "Libertà di culto" significa invece che qualsiasi persona, di qualsiasi religione, può rendere culto a Dio individualmente o insieme ad altri fedeli suoi correligionari. Pertanto questo diritto è strettamente legato a quello denominato "libertà di assemblea". Nella maggior parte dei paesi del mondo la libertà di assemblea è limitata da norme di legalità e ordine. Ma in alcuni paesi, anche nel Golfo, le restrizioni sono tali che la libertà di assemblea risulta molto limita o praticamente inesistente. Inoltre per una valutazione di questo tipo non bisogna far riferimento soltanto alla Costituzione scritta o alle leggi di un paese, ma soprattutto alla misura in cui tali leggi sono applicate o meno nella pratica. Analizzando la situazione dei paesi del Golfo, tutti islamici, vediamo che la libertà di religione esiste in forma limitata. Ciascuno può mantenere la propria appartenenza ad una determinata religione ma nessun musulmano può convertirsi ad un'altra religione. Un non-musulmano può invece convertirsi alla religione di sua scelta. La Chiesa Cattolica del Golfo si attiene a queste restrizioni a motivo della sicurezza delle persone coinvolte e per mantenere la limitata libertà di azione dei suoi membri. è ad ogni modo ovvio che questa situazione non corrisponde alla "Dichiarazione dei Diritti Umani" delle Nazioni Unite. La libertà di culto come atto sociale è garantita almeno in luoghi specifici da tutti i paesi del Golfo, tranne uno. A proposito dell'Arabia Saudita l'International Religious Freedom Report 2005, realizzato dal Bureau of Democracy, Human Rights and Labor del Dipartimento di Stato Americano e confermato anche da altre fonti riporta: "La libertà di religione non esiste. L'Islam è la religione ufficiale e tutti i cittadini devono essere musulmani. La libertà di religione non è contemplata né protetta dalla legge e le libertà religiose sono negate a tutti tranne che ai fedeli che aderiscono alla versione dell'Islam sunnita prescritta dallo Stato. Ai cittadini è negata la possibilità di scegliere o cambiare religione, e chi non ha la cittadinanza compresi i musulmani pratica la propria fede sotto severe restrizioni. Il governo limita la pratica di qualsiasi corrente islamica differente da quella ufficiale, e proibisce il culto pubblico a tutte le altre religioni. Durante il periodo di redazione del rapporto il governo ha riaffermato pubblicamente che i non-musulmani sono liberi di praticare la propria religione a casa o in privato, ma non rispetta sempre quanto afferma". Per quanto riguarda la libertà di culto lo stesso rapporto dice: "Il governo continua a dichiarare pubblicamente di concedere agli stranieri non-musulmani il diritto di culto in privato. Ma non fornisce indicazioni esplicite come per esempio il numero di persone a cui è permesso partecipare alle celebrazioni private, o i luoghi in cui è possibile celebrare che indichino che cosa si intende per "culto privato"; in questo modo la distinzione tra culto pubblico e privato resta non chiara. Questa mancanza di chiarezza e casi di applicazione incoerente portano molti non-musulmani ad accostarsi al culto con la paura di persecuzioni e tentando di non farsi scoprire dalla polizia e dai Mutawwa'in" (la polizia religiosa saudita, N.d.T.). Negli altri paesi generalmente la situazione è questa: la libertà di culto è garantita alle diverse chiese e comunità cristiane all'interno delle zone adibite a questo scopo. Un culto a basso profilo viene accordato, o per lo meno tollerato, in sale in affitto o case private. In alcuni paesi le restrizioni dipendono piuttosto dalle azioni provocatorie di alcuni zeloti cristiani, o in particolare di alcuni gruppi fondamentalisti di altre religioni. Alcuni di questi ultimi sono stati sospettati di essere inclini ad azioni terroristiche. Sebbene la libertà di culto subisca alcune restrizioni, non dobbiamo arrivare a conclusioni troppo semplicistiche. Molte restrizioni e provvedimenti non sono contro una religione in particolare, ma piuttosto contro i gruppi che si suppone siano o diventino cellule insurrezionali o di azione illegale. In questi paesi del Golfo, dove la libertà di culto esiste e la costruzione dei luoghi di culto è permessa, i Cristiani sono obbligati (e nel loro stesso interesse consigliati) a mantenere un comportamento di "basso profilo", in rispetto della cultura religiosa dominante musulmana. Gli edifici ecclesiastici non devono mostrare nessun particolare segno religioso esterno (ad esempio croci, statue di santi). Nel progetto di costruzione, soprattutto delle chiese, bisogna tener presente che gli edifici non devono essere più alti delle costruzioni circostanti e specialmente delle moschee. Per ragioni di questo tipo, la costruzione di campanili o il suono delle campane non sono permessi. In tutti i paesi del Golfo tranne l'Arabia Saudita le varie confessioni cristiane hanno i propri luoghi di culto. I cattolici hanno le proprie chiese in Bahrain (la prima nel Golfo, costruita nel 1939), in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Al Ain, Jebel Ali e Fujairah), in Oman (Mascate/Ruwi, Mascate/Ghala, Salalah e Sohar). Nel Qatar (Doha) è stato dato il permesso di costruire una chiesa e i lavori sono cominciati alla fine del 2005. Possiamo aggiungere anche lo Yemen, dove la presenza della Chiesa Cattolica sulla penisola arabica inizia nel XIX secolo: la prima chiesa della Sacra Famiglia ad Aden fu costruita già nel 1854. Parlando di libertà di culto vorrei anche citare la presenza non solo di sacerdoti, ma anche di diverse congregazioni religiose che portano avanti uno splendido lavoro, non solo nelle scuole di alcuni piccoli paesi del Golfo (Bahrain, Kuwait, Adu Dhabi, Dubai, Fujairah), ma anche nelle case per persone handicappate mentalmente o fisicamente in Yemen (Aden, Taz, Sana'a, Hodeidah). Le suore, facilmente riconoscibili dai loro abiti, sono trattate di solito con molto rispetto. Anche i sacerdoti non hanno la necessità di non farsi riconoscere, anche se la prudenza in alcuni luoghi può essere raccomandabile. L'istruzione religiosa (catechismo) per i ragazzi viene fatta fuori dalle scuole, nelle stanze disponibili della parrocchia. Nelle scuole degli Emirati Arabi Uniti, tre ore di religione alla settimana sono obbligatorie per legge. Nelle scuole cristiane private degli Emirati abbiamo il diritto di separare i rispettivi insegnamenti in lezioni di Corano per i musulmani, catechismo per i cristiani, ed Etica per gli altri. Come detto prima, le restrizioni che riguardano la libertà di culto nella maggior parte dei paesi del Golfo in primo luogo non sono restrizioni contro una particolare religione, ma misure generali dovute a motivi di sicurezza. Infatti in alcuni paesi il Ministero per gli Affari Islamici funziona come autorità che controlla gli imam e le moschee, soprattutto per quel che riguarda i sermoni del venerdì. I fedeli non-musulmani non hanno alcuna autorità che interferisca nelle celebrazioni o durante le prediche. In Oman un prete che faccia domanda per un visto deve presentare un dettagliato curriculum della sua formazione. Il fatto che assemblee di tipo religioso siano limitate ai luoghi ufficiali (moschee, chiese), salvo particolari permessi, dipende dalla necessità di controllo che le autorità politiche avvertono. Di fatto ci può essere una certa tolleranza persino in Arabia Saudita nella misura in cui le riunioni e le celebrazioni dei fedeli sono a basso profilo e non disturbano gli appartenenti alla religione della maggioranza.

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