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Cristiani nel mondo musulmano

Dove il fondamentalismo non tollera la tradizione

Per molti occidentali, anche ai giorni nostri, può essere sorprendente apprendere che il Cristianesimo in India ha preso forma proprio al principio dell’era cristiana. Che San Tommaso abbia predicato il Vangelo in India è un fatto riconosciuto anche da alcuni dei primi Padri della Chiesa. Benché nella storia profana dell’India di quel tempo manchino documenti al riguardo, la convergenza di tradizioni nel Medio Oriente e in India circa l’apostolato indiano di San Tommaso è una testimonianza convincente. Come ha argomentato uno storico, forse in modo un po’ sensazionalistico, ci sono tante prove dell’apostolato di San Tommaso in India quante ce ne sono dell’apostolato di San Pietro a Roma. L’esistenza di una comunità che chiamava se stessa Cristiani di San Tommaso, o Nazrani, dai tempi più remoti è sufficientemente testimoniata da autori antichi.

 

 

Questi cristiani erano in stretta relazione con il Cristianesimo della Mesopotamia e di altri luoghi in cui lo stesso San Tommaso o i suoi discepoli diretti avevano predicato il Vangelo. Come risultato di questa stretta cooperazione, essi si trovarono a condividere la stessa liturgia e, quindi, la stessa teologia e la stessa spiritualità. La lingua liturgica era il siriaco e i cristiani erano fortemente influenzati dalle tradizioni ebraico-cristiane delle origini.

 

 

Si può affermare che queste Chiese locali seguivano una forma di Cristianesimo siriaco. I cristiani in India, tuttavia, erano legati per quanto possibile alle culture indiane locali. Nella costruzione delle chiese facevano uso di modelli artistici e architettonici indiani; nell’uso della lingua, nell’abbigliamento, ecc., non si distinguevano dai loro vicini. In questo senso, non esisteva un ghetto cristiano e di fatto i Cristiani di San Tommaso sono sempre stati integrati nella tradizione principale della società indiana. Essi rimasero «orientali per culto, cristiani per religione e indù per cultura» e non furono mai considerati come estranei fino a tempi molto recenti.

 

 

Si può fare esperienza dell’osmosi tra fede cristiana e cultura locale attraverso molti segni visibili. Nelle loro tradizioni matrimoniali i Cristiani di San Tommaso adottarono la maggior parte degli elementi sociali locali, pur mantenendo la liturgia siriaca orientale. Ad esempio non venivano usati anelli nuziali, benché fossero prescritti nel rito siriaco orientale. È possibile che il tali, un ornamento d’oro a forma di cuore che nel matrimonio braminico indù viene allacciato dallo sposo attorno al collo della sposa, abbia preso il posto degli anelli. I Cristiani di San Tommaso cristianizzarono questa tradizione rappresentando sul tali una croce costituita da ventuno minuscoli grani. Il filo utilizzato per legare il tali viene ricavato dal mantrakodi, il velo nuziale. Dopo avere legato il tali, lo sposo mette il mantrakodi sul capo della sposa, un gesto simbolico che dichiara l’impegno del marito a prendersi cura della moglie. Inoltre, i Cristiani di San Tommaso seguirono l’usanza braminica indù della dote, che viene versata dalla famiglia della sposa allo sposo. La dote veniva offerta in denaro e oro in occasione del fidanzamento a casa della sposa. Una determinata percentuale della dote, che era chiamata pasaram, doveva essere donata alla chiesa parrocchiale.

 

 

La stessa commistione di tradizioni cristiane e locali si verificava nei riti funebri e nell’architettura. I moribondi venivano distesi su un letto rivolto a est mentre la gente attorno salmodiava preghiere. Il cadavere veniva lavato in acqua calda e trattato con unguenti alcune ore dopo la morte. Veniva poi composto in un luogo importante della casa, rivolto verso oriente, prima dell’inizio del servizio funebre. Il pranzo (Pattinikanji), il bagno rituale (Pulakuli) e la celebrazione degli anniversari di morte (Cattam o Sradham) sono altre usanze fatte proprie dai cristiani. L’architettura dei Cristiani di San Tommaso, sia religiosa che civile – inclusa anche l’architettura domestica – è una prova ulteriore della loro cultura indù, come dimostrano le rappresentazioni dell’uccello nazionale indiano, il pavone, del fiore nazionale, il loto, e anche dell’animale nazionale, la tigre, nelle sculture, nei dipinti, negli affreschi e anche sugli oggetti di metallo che si trovano nelle chiese di Kerala.

 

 

Il simbolo più eloquente dell’eredità culturale dei cristiani di San Tommaso è infine la Croce di San Tommaso, nota anche come “croce persiana”, nella quale un fiore di loto alla base della croce che da esso germoglia rappresenta allo stesso tempo la cultura indù e la fede cristiana ricevuta dall’apostolo Tommaso.

 

 

Questa situazione, tuttavia, subì una netta cesura in seguito all’arrivo dei portoghesi. In un primo momento i Cristiani di San Tommaso li accolsero come fratelli nella fede. Ma in quel momento i portoghesi non potevano immaginare altre forme di Cattolicesimo differenti dalla loro. In particolare, non potevano accettare la forma di culto siriaca e altre tradizioni liturgiche e spirituali orientali. Per questo motivo, entusiasti come l’Arcivescovo Menezes (occidentale) cercarono di imporre la loro tradizione ai Cristiani di San Tommaso. Nel cosiddetto “Sinodo di Diamper”, Menezes e altri ingiunsero molti cambiamenti nelle pratiche e negli usi liturgici e sociali. Si trattò di un chiaro tentativo di latinizzare questa Chiesa. Questo portò a una forte opposizione e, infine, nel 1563, una larga porzione di essa si separò e più tardi entrò a far parte della Chiesa Giacobita (antiochena).

 

 

Prima che ciò accadesse la Chiesa in India era una. Ma la Chiesa che fu modellata dai missionari portoghesi seguì il modello latino e adottò molte posizioni occidentali nel culto, nella vita culturale e nel governo ecclesiastico – soprattutto fuori dal Kerala. Dal 1947 la Chiesa latina ha cercato di indianizzarsi o di inculturarsi sul suolo indiano. Tuttavia, coloro che si impegnarono in questo tentativo accettarono spesso in modo acritico molte pratiche braminiche senza studio o preparazione sufficienti. Per questo motivo, la “provenienza straniera” rimane ancora uno degli argomenti dei fondamentalisti indù contro la Chiesa in India. Molti, anche fra questi fondamentalisti, ammettono peraltro che i cristiani siriaci sono completamente indiani, dal momento che il Cristianesimo giunse in Kerala prima che l’Induismo diventasse maggioritario nella regione.

 

 

«La Chiesa Cattolica è una comunione di chiese particolari». Questo è vero anche in India, dove abbiamo tre Chiese che lavorano assieme nella Conferenza Episcopale Indiana Cattolica. Queste tre Chiese sono l’antica Chiesa Siro-Malabarese, la Chiesa Siro-Malankarese (che vide la luce nel 1931 con la riunione di una parte della Chiesa Siro-Ortodossa) e la Chiesa Latina (che esiste dal XVI secolo).

 

 

Il Cristianesimo indiano è un’immagine del Cristianesimo mondiale, con tutte le sue divisioni: le Chiese Siro-Ortodosse, le comunità Protestanti e i gruppi evangelici. Per questo, l’attività ecumenica è una necessità e le Chiese cooperano in molti modi. La Chiesa Siro-Malabarese intrattiene buoni contatti ecumenici con le altre Chiese e comunità presenti in Kerala. Abbiamo un dialogo ufficiale aperto con le Chiese Ortodosse. Tutte le Chiese possiedono poi in comproprietà un santuario a Nilackal, uno dei primi luoghi in cui San Tommaso predicò il Vangelo. Si tratta di un esempio unico di collaborazione tra Chiese. In Kerala abbiamo un Consiglio Inter-ecclesiale per l’Educazione (Inter-Church Council for Education) che si prende cura dei nostri interessi educativi. Le Chiese Siro-Malabarese e Siro-Malankarese hanno commissioni ecumeniche per promuovere l’unità dei cristiani e i Vescovi del Kerala si riuniscono una volta all’anno per discutere argomenti di comune interesse. L’India è stata la culla di molte religioni, lingue e culture. Nel corso del tempo diverse razze vi sono penetrate e la struttura esclusiva delle caste (nell’Induismo) ha contribuito a questa molteplicità. Ciascuno di questi gruppi ha una propria identità, cultura e tradizioni. L’India è un’enorme unità nella diversità – caratteristica che, secondo alcuni autori, ne costituisce l’elemento più interessante.

 

 

I siro-malabaresi hanno alle loro spalle una lunga storia di coesistenza pacifica con i membri delle altre religioni. La tradizione prevalente è stata improntata al rispetto reciproco. Nessuno ha mai parlato male dei leader delle altre comunità. Non solo, ma a vari livelli i cristiani cercano di collaborare con gli altri. Anche nelle festività religiose si verificava qualche scambio di cordialità. In molte località gli indù, ad esempio, erano soliti accogliere le nostre processioni e noi, in occasioni simili, ricevevamo con onore i loro leader. Questa amicizia interreligiosa vecchia di secoli continua immutata in Kerala.

 

 

In molte parrocchie e diocesi siro-malabaresi si tengono incontri interreligiosi come parte delle celebrazioni per le festività e dei programmi di commemorazioni, ecc. In tempi antichi i re e i capi locali solevano donare terre per le nostre chiese e, talvolta, per le nostre scuole e per altre istituzioni educative. Il nostro servizio nel campo dell’educazione ha lasciato una forte impressione sui fedeli delle altre religioni, a cui appartiene la maggioranza degli studenti nella gran parte dei nostri istituti. Nello Stato del Kerala, la maggioranza delle istituzioni educative è in mano ai cristiani. È necessario ricordare che in passato, quando anche le scuole statali non erano aperte agli appartenenti alle caste basse e ai più svantaggiati, furono le istituzioni cristiane ad accettarli e a educarli.

 

 

Inoltre i missionari cristiani hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di varie lingue, per esempio con la compilazione di dizionari e testi di grammatica, mentre alcune parole cristiane hanno lasciato traccia nelle diverse lingue dell’India meridionale. Anche le storie bibliche sono state riprese da autori indù come temi delle loro opere letterarie. Lavoriamo con alcune organizzazioni indù per proteggere i nostri interessi educativi e i diritti umani. Collaboriamo anche con i musulmani, soprattutto a livello locale.

 

 

Anche l’impatto culturale del Cristianesimo sull’Induismo non può essere dimenticato. L’abolizione della poligamia e della poliandria ha avuto successo grazie alla testimonianza delle nostre famiglie monogame. Alcune delle organizzazioni indù hanno riconosciuto il successo delle nostre organizzazioni parrocchiali e provano a seguire lo stesso modello. Nel settore delle opere caritatevoli e delle attività sociali abbiamo fornito un modello per gli altri.

 

 

In breve si può dire che, fino a tempi recenti, abbiamo avuto una coesistenza pacifica tra le differenti religioni – Induismo, Islam, Buddismo, Giainismo e Sikhismo. Non si è trattato semplicemente di coesistenza, ma in molti campi c’è stata una collaborazione fraterna basata sul rispetto reciproco. Per i cristiani indiani, in particolar modo per i cristiani orientali, questo era un modo di vita del tutto naturale. L’idea dominante fino alla fine del XX secolo era che le differenti culture dovessero essere rispettate e promosse. Questo è il motivo per cui, specialmente nel campo dell’educazione, la Costituzione Indiana garantisce una protezione speciale per i gruppi religiosi e linguistici minoritari. L’educazione moderna impartita dai cristiani in India ha modellato la forma mentis di molti leader politici, che sono stati i padri della Costituzione e l’armonia interreligiosa è stata particolarmente forte e vivace in Kerala, dove i cristiani giocavano un ruolo fondamentale nella vita pubblica.

 

 

Oggi le cose sono in buona parte cambiate, soprattutto a causa del sorgere del fondamentalismo. Benché esso sia spesso chiamato fondamentalismo “religioso”, si tratta in realtà di una questione di natura politica. Alcuni gruppi di indù e di musulmani hanno sfruttato i sentimenti religiosi dei loro correligionari per scopi politici, spesso con il supporto di leader religiosi che li proteggono senza conoscerne i fini nascosti.

 

 

In particolare alcuni gruppi estremisti aspirano a ottenere vantaggi politici puntando le loro armi contro le minoranze. Essi vogliono costruire uno Stato indù, come i vicini Stati islamici del Pakistan e del Bangladesh. Si assiste inoltre alla reazione degli indù contro alcuni cosiddetti gruppi terroristici “islamici”. Questi ultimi contribuiscono a consolidare i partiti politici indù, che riescono a raccogliere i voti di ampie fette della popolazione giocando la carta religiosa.

 

 

Gli estremisti si oppongono completamente alla conversione degli indù e hanno approvato “leggi anti-conversione” negli Stati in cui sono al potere. Provano a riconvertire i nuovi cristiani e musulmani, cercano di proteggere i furfanti che attaccano le chiese e il personale ecclesiale e portano avanti una campagna diffamatoria contro il Cristianesimo. In una certa misura sono riusciti a creare tra gli indù un sentimento di avversione contro l’Islam e il Cristianesimo. Questo ha portato ad azioni provocatorie e in molte località le piccole comunità cristiane si sentono realmente minacciate. Questi gruppi inoltre si battono contro le forme culturali occidentali pur sostenendo politiche economiche di tipo liberale.

 

 

In Kerala la situazione è relativamente calma. Qui siamo una minoranza forte (circa il 20%) e abbiamo cercato di mantenere buone relazioni con gli altri leader religiosi. I gruppi evangelici non sono stati così polemici come in altri Stati. Di conseguenza ci sono meno motivi per montare un attacco contro i cristiani. Si è registrata, a ogni modo, un’incidenza sporadica di conflitti tra gruppi locali.

 

 

Ci sono inoltre alcuni piccoli gruppi islamici che cercano di entrare in contatto con i gruppi terroristici esteri e talvolta vengono influenzati da questi ultimi. I recenti attacchi terroristici in India sono stati pianificati ed eseguiti proprio da questi gruppi, che solitamente si scagliano contro Israele, gli Stati Uniti e gli estremisti indù. Un’ampia maggioranza dei musulmani ama la pace, ma alcuni purtroppo hanno abbracciato posizioni estremistiche.

 

 

Ciò di cui molti non si rendono conto è che, oltre al fondamentalismo “religioso”, stiamo anche fronteggiando una minaccia marxista. I marxisti sono già al potere in tre Stati della Repubblica Indiana. Anch’essi sono inclini alla violenza e il loro scopo è il controllo totale della sfera politica. Stanno già vessando la Chiesa in Kerala in molti modi, soprattutto nel settore dell’educazione. Finora seguono la via parlamentare unicamente per il prestigio della Costituzione Indiana e per la mentalità democratica prevalente nel paese. A causa delle promesse che fanno e della protezione che assicurano ai criminali molti giovani subiscono la loro influenza. Questo dominio marxista può costituire una minaccia per la nostra tradizione cristiana in Kerala anche più grande dei fondamentalismi religiosi.

 

 

I tempi sono cambiati e la millenaria tradizione cristiana viene messa in discussione come mai prima. I leader cristiani pregano e fanno del loro meglio per proteggere la tradizione cristiana: continuare a mantenerla viva è necessario per la costruzione di una società indiana pacifica.

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