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Cristiani nel mondo musulmano

Giuramenti e Dissidenti

Li chiamano “cristiani di Tommaso”: il nome dice di un’antichissima storia di evangelizzazione, risalente all’apostolo che cominciò la sua opera lungo le coste dell’India attorno all’anno 50. Una storia affascinante, sconosciuta e drammatica.

Dieci secoli prima di Cristo, l’India meridionale aveva già stabilito contatti commerciali con fenici, egizi ed ebrei del regno di Salomone. Nel periodo compreso tra il VI e il II secolo a.C., lungo le coste dell’attuale Kerala si stabilirono molti insediamenti commerciali ebraici di lingua aramaica e a partire dal III o forse dal II secolo prima di Cristo anche i Romani avviarono contatti commerciali con l’India meridionale. La spedizione militare di Alessandro, che raggiunse l’attuale India nord-occidentale, contribuì ad animare queste relazioni internazionali. Tali contatti divennero ancora più intensi e agevoli durante la prima metà del I secolo d.C., specialmente a causa della nuova rotta navale inaugurata dal 44 d.C. da Ippalo.

 

 

Prima del 49 a.C. l’apostolo Tommaso aveva già avviato un’intensa attività missionaria nell’area che va dalla Mesopotamia all’India nord-occidentale. In quell’anno l’apostolo giunse secondo la tradizione nel regno indo-parto di Gundaforo, con capitale Thakshashila nell’attuale Pakistan. Gli atti apocrifi di Tommaso citano la conversione, ad opera dell’apostolo, del re e di alcuni dei suoi sudditi, ma fino a quando negli anni ’30 dell’Ottocento gli archeologi britannici non scoprirono centinaia di monete regali recanti il nome di Gundaforo, nessuno storico credette mai all’esistenza di questo regno. Gli studiosi si erano limitati a ironizzare sul carattere leggendario della narrazione.

 

 

In effetti bisogna riconoscere che gli atti apocrifi, composti tra il 180 e il 250 d.C. a Edessa o nelle zone circostanti della Mesopotamia, mostrano di confondere la prima e la seconda missione di Tommaso: le storie dell’India del Sud relative all’attività missionaria e ai miracoli dell’apostolo risultano mescolate alle sue missioni precedenti nel regno di Gundaforo. Nonostante questo limite, nessuno oggi può più mettere in discussione il nucleo storico che si intravede dietro queste narrazioni.

 

 

Secondo tradizioni dell’India meridionale risalenti al II secolo, Tommaso giunse a Malayamkara, capitale del regno di Kodungalloor, nel 50 d.C.. Una flautista ebraica fu la prima convertita, come attestato sia dalle storie dell’India del Sud sia dagli Atti di Tommaso. Dopo aver convertito alcuni membri della famiglia reale dei Chera, egli procedette verso il regno Chozha e la Cina sud orientale. Nel 51 d.C. fece ritorno nel regno Chera e continuò l’opera precedentemente avviata. Nel 52 d.C. fondò un palli, un termine buddista che indica una chiesa o un’assemblea liturgica.

 

 

Per otto anni l’apostolo girovagò per gli importanti insediamenti commerciali ebraici del regno Chera e fondò altri sei palli dotandoli di persone addette al culto. Nel 58 d.C. i messaggeri del regno Chozha lo catturarono e lo portarono davanti al loro re, dal quale Tommaso aveva già accettato del denaro per la costruzione di un palazzo. Invece di costruire il palazzo, Tommaso aveva speso il denaro per i poveri e per questa disobbedienza fu imprigionato. Riuscì tuttavia a scampare alla morte grazie all’intervento divino, che si concretizzò nella conversione di Chozha e di un gruppo di persone. Anche in questo regno Tommaso riuscì ad organizzare un palli. In seguito predicò e convertì persone in molti altri paesi. Da ultimo tornò al regno Chera per visitare tutti i palli che si trovavano nella regione: vi trascorse alcuni anni fino alla sua partenza finale per il regno Pandi nel 69 d.C., motivata dal desiderio di proseguire la sua opera missionaria. Il 3 Karkadakom (luglio) del 72 d.C. l’apostolo subì il martirio, trafitto da una lancia a Maylapur, vicino all’odierna Chennai. La sua tomba viene venerata in questa città sin dal I secolo d.C. benché le sue spoglie mortali siano state traslate a Edessa nel III secolo e poi, durante le persecuzioni islamiche, a Chio e infine ad Ortona, in Italia. Migliaia di articoli e centinaia di libri sono apparsi nel XX secolo sull’evangelizzazione di Tommaso apostolo e nessuno storico serio può ormai mettere in dubbio la storicità di questa antichissima tradizione.

 

 

Il Cristianesimo in India subì una persecuzione nella seconda metà del II secolo e questo fatto spinse la Chiesa del sud dell’India alla comunione gerarchica con la Chiesa persiana. I cristiani persiani a loro volta iniziarono a emigrare nell’India del Sud sin dal III secolo per via delle persecuzioni zoroastriane e per ragioni legate al commercio internazionale. Tali migrazioni continuarono nel periodo che va dal VII al X secolo, anche a causa delle persecuzioni islamiche nel Vicino Oriente.

 

 

A partire dall’VIII secolo la Chiesa indiana passò sotto la giurisdizione ecclesiastica della Chiesa siriaco-orientale e dunque sotto il Catholicos Patriarca di Seleucia-Ctesifonte. Benché i Vescovi, per quanto ne sappiamo, provenissero dalla Mesopotamia, la giurisdizione reale era nelle mani di un sacerdote locale, Arcidiacono di tutta l’India. Quest’ultimo proveniva dalla famosa famiglia Pakalomattom, una delle poche ad aver ricevuto il sacerdozio direttamente da Tommaso apostolo. Sia a livello della parrocchia, che locale e nazionale erano assemblee di laici a prendere le decisioni che riguardavano la Chiesa, mentre i Vescovi rimanevano guide spirituali. Questo metodo di governo ecclesiastico fu mandato in frantumi dagli interventi stranieri durante gli ultimi quattrocento anni.

 

 

Nel XIII secolo alcuni viaggiatori italiani vennero a sapere dell’esistenza dei cristiani di San Tommaso in India, cosa del tutto inaspettata per entrambi. I cristiani di San Tommaso diedero un cordiale benvenuto ai cristiani occidentali. Nel 1498 Vasco da Gama arrivò sulle coste del Kerala inaugurando un nuovo e travagliato capitolo nella storia del cristianesimo in India. Anche se inizialmente missionari europei e cristiani di San Tommaso si accettarono reciprocamente, gradualmente i missionari iniziarono a manifestare disprezzo per la liturgia siriaca orientale propria dei cristiani di San Tommaso accusandoli di eresia nestoriana. E in effetti è storicamente vero che i Vescovi dei cristiani di San Tommaso provenivano dalla Chiesa siriaco-orientale, il cui vertice supremo si trovava in Mesopotamia. I missionari europei iniziarono un processo di latinizzazione della liturgia e di occidentalizzazione del cristianesimo indiano e l’opera fu completata dal Sinodo di Diamper del 1599. La comunione dei cristiani di San Tommaso con Roma iniziò come un’imposizione esterna tra il 1498 e il 1599, non senza incontrare una certa opposizione.

 

 

La resistenza sfociò nel giuramento della Croce di Koonan del 1653, dichiarazione d’indipendenza ecclesiastica dalla giurisdizione europea. I missionari occidentali non si erano resi conto che stavano sradicando un cristianesimo locale apostolico più antico del loro. Nel giro di dieci anni la comunità dei cristiani di San Tommaso si divise in un Old Party (che seguì i missionari europei) e in un New Party (che si ribellò contro i missionari europei). Il New Party si sottopose a un Vescovo siriaco-occidentale, o giacobita, Gregorios, nel 1665. Questo Vescovo fu il primo siriaco-occidentale inviato dal patriarca di Antiochia in India. Prima di lui non ci sono prove storiche di un legame tra Antiochia e la Chiesa indiana. All’inizio la liturgia siro-occidentale fu tradotta in siriaco orientale per renderla accettabile ai sacerdoti e alle persone del New Party, ma già verso il 1825 il siriaco occidentale risultava già ben radicato. Mentre l’Old Party rimaneva sotto il governo latino e romano, il New Party passò sotto la giurisdizione giacobita o antiochena. Perciò i vecchi legami con i siriaco-orientali furono interrotti da entrambe le parti, benché in modo involontario dall’Old Party. Ciò non toglie che tutti i protagonisti ambissero a ritrovarsi in un’unica comunità, ma gli sforzi di riunificazione furono sistematicamente osteggiati dai missionari latini che non volevano che i locali diventassero Vescovi. Dal 1825, i missionari protestanti iniziarono a influenzare il New Party già antiochizzato. Ne risultò un quadro particolarmente complesso, che possiamo schematizzare cronologicamente come segue.

 

 

1. Mar Thoma Nasrani (“cristiani di San Tommaso”, 50-1599). Questa Chiesa siriaco-orientale fu latinizzata e romanizzata tra il 1498 e il 1599. Riuscì a sopravvivere con una nuova identità latinizzata fino al 1653.

 

 

2. New Party e Old Party (1653-1665): due chiese siriaco-orientali latinizzate.

 

 

3. Il New Party passa sotto Vescovi siro-giacobiti (dal 1665 in poi).

 

 

4. Divisione nel New Party e nascita della chiesa siriaca indipendente di Thozhiyoor nel 1772.

 

 

5. Sotto l’influenza dei missionari protestanti il New Party si scinde di nuovo e tra il 1837 e il 1889 nasce la Chiesa siriaca di Mar Thoma. Questo nuovo gruppo subisce una prima divisione nel 1952 e una seconda nel 1971.

 

 

6. Nel 1912 il New Party si divide in un Bava party e in un Metran party. Entrambi i gruppi si riunificarono nel 1958, ma solo per ridividersi nel 1973-1975. Il Bava party rimane sotto il Patriarca giacobita di Antiochia, mentre il Metran Party è organizzato sotto un Catholicos e si definisce “ortodosso”, termine adottato dagli anni ’30.

 

 

7. Un gruppo del New Party, di denominazione Bava party, entra in comunione con la Chiesa cattolica e prende il nome di Chiesa cattolica siro-malankarese.

 

 

8. L’Old Party si divide nel 1874. Nascita della Chiesa siro-caldea di Trichur, nestorianizzata nel 1908.

 

 

9. L’Old Party diventa nel 1887 la Chiesa siro-malabarese. Abbiamo dunque a che fare con un albero, quello dei cristiani di San Tommaso, dai molti rami. Siriaco-orientali latinizzati, siriaco-orientali nestorianizzati, siriaco-occidentali antiochizzati, siriaco-occidentali protestantizzati, siriaco-occidentali diventati ortodossi e gruppi pentecostali... Dal 1498 inoltre alcuni cristiani di San Tommaso si sono fusi nella Chiesa latina.

 

 

Oggigiorno molto si parla di unità tra i cristiani, dialogo ecumenico e via dicendo. La storia dell’unica Chiesa apostolica dell’India potrebbe essere il miglior banco di prova a questo proposito: gli ultimi quattro secoli della storia della Chiesa indiana nel Sud del paese devono essere riscritti per restituirle l’unità e l’identità perdute. È un sogno che vale la pena coltivare.

 

 

Bibliografia

 

 

A.C.Perumalil, The Apostles in India, Patna 1971.

 

 

P.J.Podipara, The Thomas Christians, London 1970.

 

 

A.M.Mundadan, History of Christianity in India, vol. 1, CHAI, Bangalore 1984.

 

 

B.Vadakkekara, Origin of Christianity in India: A Historiographical Critique, Delhi 2007.

 

 

G.Nedungatt, Quest for the Historical Thomas Apostle of India: A Re-reading of the Evidence, Bangalore 2008.

 

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