Serve un'Europa unita per affrontare il futuro

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Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:07:02

Recensione di Giles Merritt, Slippery Slope. Europe’s Troubled Future, Oxford University Press 2016

«Sappiamo tutti cosa fare. Ciò che non sappiamo è come farci rieleggere dopo che l’abbiamo fatto»

Lo disse l’attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, alcuni anni fa, quando era ancora alla guida delle istituzioni lussemburghesi. Questa frase coglie bene la trappola nella quale è caduta ora l’Unione europea: a secco di popolarità, sarebbe chiamata a misure che la renderebbero ancora più impopolare.

È genuino e diretto il volume di Giles Merritt, osservatore d’eccezione di affari europei, nel tratteggiare la situazione delle istituzioni e nell’inserirla in un contesto più vasto. Merritt affronta il tema dell’Unione prendendo di petto le maggiori ovvietà, per smontarle, una dopo l’altra, fornendo una quantità di dati che non è possibile qui ripercorrere, ma che costringono il lettore a riflettere. Insiste in particolare su alcuni punti: l’Europa non è per nulla affollata: anzi, ha bisogno di immigrazione come dell’aria per continuare a pagare il suo welfare e fornire braccia alle sue industrie (un paragone? In America i nove decimi dei nuovi posti di lavoro sono dovuti all’arrivo di popolazione dall’estero); l’Europa non è destinata a essere per sempre e ovviamente ricca: il denaro si sta spostando in Asia; l’Europa è tecnologicamente avanzata, ma i brevetti cinesi ormai sono più numerosi e tre quarti degli investimenti in tecnologia e sviluppo negli Stati Uniti vengono dall’Europa – segno che nemmeno i finanzieri europei ci contano; l’Europa non sta semplicemente perdendo posti di lavoro a favore dell’Asia, visto che le tigri asiatiche stanno investendo massicciamente sul suolo europeo, dando lavoro piuttosto che rubarne; l’Europa è un pilastro del panorama internazionale a causa dell’equilibrio economico-politico tra i suoi Stati membri, più che per il successo delle sue istituzioni sovranazionali; la partnership Europa-Stati Uniti si sta allentando: Barack Obama ha spostato il centro della sua attenzione politico-militare verso l’Oceano Pacifico.

Merritt non demolisce semplicemente miti. Propone una rilettura fatta di scambi, capacità innovativa, tenuta delle relazioni internazionali, considerazione dell’opzione militare. Il titolo, piuttosto buio, in realtà cela un volume moderatamente ottimista, che snocciola cifre e informazioni per dimostrare quanto l’Europa sia destinata a diventare ininfluente senza una struttura unitaria e prima ancora senza una genuina individuazione delle priorità, ma al contempo come l’economia e la società mondiale avrebbero bisogno degli europei, specie se uniti. In questo senso il volume si apprezza per un capitolo finale in cui, anziché concedersi alla creazione di un mito alternativo, l’autore tenta di stilare un’agenda molto concreta delle prossime mosse dell’Europa.

Parlare di un’azione europea come fa Merritt, in questo momento, sembra in realtà utopico. L’Unione arranca alla ricerca di una legittimazione popolare che le consenta di prendere quelle decisioni impopolari e persino estreme che difficilmente gli Stati singolarmente sarebbero in grado di sostenere. Probabilmente è troppo ottimista auspicare il realismo che consentirebbe di istituire un vero prelievo fiscale europeo, usare l’euro per sostenere la crescita attraverso il debito, facilitare l’immigrazione irregolare anziché lasciarsi cogliere dall’isteria, e sviluppare una struttura politica che sia efficace persino militarmente.

Le istituzioni europee sono nate sotto il segno del pragmatismo e del realismo, più che degli orpelli simbolici che si sono accumulati nel tempo e che ne hanno fatto un’utopia irraggiungibile per i suoi stessi cittadini. Vagheggiare uno spazio europeo dei diritti e della democrazia anziché misurarsi con i problemi concreti non ha reso un grande servizio quando dell’Ue si è sentita particolarmente la necessità. Sepolta sotto le critiche degli Stati nazionali, l’Europa ora prova a risorgere attraverso slanci ideali che rasentano la miopia. Ma che cosa ne resterà tra qualche anno?

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
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Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Andrea Pin, Europei: ininfluenti se divisi, necessari se uniti, «Oasis», anno XII, n. 24, novembre 2016, pp. 132-133.

 

Riferimento al formato digitale:

Andrea Pin, Europei: ininfluenti se divisi, necessari se uniti, «Oasis» [online], pubblicato il 22 novembre 2016, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/europei-ininfluenti-se-divisi-necessari-se-uniti.

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