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Islam

I Fratelli, riformatori gnostici dell’Islam

Fratelli musulmani e salafiti in preghiera a Piazza Tahrir [Alisdare Hickson - Flickr]

Gli ideologi della Fratellanza musulmana hanno concepito un progetto onnicomprensivo di rigenerazione della comunità islamica contro l’occidentalizzazione della società

Questo articolo è pubblicato in Oasis 27. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 09/11/2018 12:32:14

Convinti di vivere in un mondo in perdizione, gli ideologi della Fratellanza musulmana hanno concepito un progetto onnicomprensivo di rigenerazione della comunità islamica contro l’occidentalizzazione della società. L’organizzazione ha saputo mobilitare ampie fasce della popolazione, offrendo loro una rete assistenziale e un’utopia di salvezza, ma la sua natura settaria e la sua ostilità nei confronti dello Stato nazionale ne hanno fatto una forza destabilizzante.

 

I Fratelli musulmani sono un movimento transnazionale nato in Egitto alla fine degli anni ’20 del XX secolo in reazione al crollo del califfato. Esso si prefigge di unificare la comunità islamica (umma) e assegnarle la “guida dell’universo”, consentendole di ritrovare il vero Islam e fondando uno Stato islamico, il cui criterio determinante è l’applicazione integrale della sharī‘a, a cominciare dalle sanzioni penali.

 

Per comprendere questo movimento, diamogli la parola. Lasciamo stare Hasan al-Bannā e Sayyid Qutb, molto studiati, e concentriamoci su ‘Abd al-Qādir ‘Awda, ex numero due dell’organizzazione, impiccato dal regime di Nasser nel 1954:

«Da tempo i musulmani continuano a deviare dall’Islam, abbandonando i suoi precetti. Hanno adottato principi e leggi che si fondano sui loro capricci e sui loro vili interessi e questo ha portato alla dissoluzione e alla corruzione; i loro Paesi traboccano di male e di peccati, mentre sulla loro comunità si sono riversate la miseria e la sofferenza»1.

In questo testo l’autore avanza una diagnosi comprensibile, persino condivisibile e sentita da molti credenti. Chi di noi può pensare di essere un buon fedele? O che le società democratiche e capitaliste incarnino l’insieme dei valori delle grandi religioni o più semplicemente la giustizia? Se si crede alla possibilità di una politica cristiana o islamica, allora bisogna costatare che essa non è presente su questa terra. A sedurre è anche un discorso egualitario: riservare a Dio il monopolio della grandezza e della potenza significa sottrarlo ai grandi di questo mondo.

 

L’insistenza sul dovere della partecipazione e sull’azione ha permesso a diverse fasce della popolazione di accedere alla vita politica o di farvi irruzione. Il movimento è stato una struttura che ha accolto calorosamente i piccoli e i miseri, spesso sradicati o alienati. È stato anche una grande rete caritativa, un sostituto della famiglia, una grande causa, un’organizzazione meritocratica. O ancora un mito fraterno di salvezza collettiva. Negli anni ’20 e ’30, molti fedeli temevano che la loro religione fosse incompatibile con la scienza e la razionalità. Il movimento dei Fratelli ha detto loro, in un modo che essi hanno ritenuto convincente, che l’Islam avrebbe potuto fare i conti con queste realtà senza alcun timore.

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