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Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:48:46

Autore: Yohanan Friedmann Titolo: Tolerance and Coercion in Islam: Interfaith Relations in the Muslim Tradition Editore: Cambridge University Press, Cambridge 2003 Non so come trattare questo popolo, che non è né arabo né una religione del Libro». Le parole del califfo Omar, perplesso sul trattamento da riservare agli zoroastriani, descrivono il dilemma che l’Islam ha dovuto affrontare fin dall’inizio della sua espansione: quale relazione intrattenere con le altre comunità religiose. L’autore del volume, partendo dal testo coranico e dalla Sunna del Profeta, mostra come la dottrina sunnita si sia prodotta in un enorme sforzo interpretativo, dai risultati talvolta confliggenti, per applicare gli scarsi dati derivanti dal testo rivelato e dalla tradizione profetica a un panorama sociale, religioso e politico in continua evoluzione. Friedmann è interessato alla dottrina islamica, non all’applicazione che questa ha ricevuto a opera di politici e operatori del diritto. Lascia invece trasparire le ragioni socio-politiche che hanno sospinto la dottrina continuamente verso nuovi approdi: ad esempio, l’iniziale ostilità nei confronti degli zoroastriani e soprattutto dei politeisti lascia spazio, nel tempo, a una maggiore tolleranza e apertura, quando con l’espansione dell’islam a Oriente i musulmani finiscono per governare territori in cui queste religioni sono maggioritarie e avvertono realisticamente di non poter imporre immediatamente la nuova fede. Che il realismo politico sia un fattore evolutivo del diritto islamico non è un’acquisizione nuova per gli studiosi – del resto, si tratta di un elemento che forse contraddistingue la generalità delle esperienze giuridiche. Né lo è una seconda considerazione che Friedmann avanza in via generale. Infatti, egli legge nella dottrina il tentativo di collocare all’interno della rivelazione coranica un’evoluzione che invece avviene solo in un momento posteriore: i giuristi classici attribuiscono al periodo profetico delle acquisizioni che in realtà si collocano in un periodo successivo. È però apprezzabile il lavoro di Friedmann, sia per la documentazione che porta a sostegno della sua ricostruzione – prezioso tesoro a disposizione degli studiosi – sia per l’accento su alcuni caratteri della dottrina islamica in tema di libertà religiosa, apostasia e rapporti con le altre confessioni religiose, che contribuisce a decodificare alcuni nodi problematici, riscontrabili sia nell’Islam in Occidente, sia nei Paesi a maggioranza islamica. Infatti, lo studioso mostra come la dottrina islamica classica, in tema di libertà, ruoti attorno ad alcuni capisaldi chiari: un’attenzione prevalentemente rivolta alla penisola arabica (o a parti di essa), da tutelare garantendo un’uniformità religiosa che invece ha subito consistenti temperamenti nei Paesi progressivamente conquistati, e una chiara differenziazione tra musulmani e non musulmani. Gli studiosi dell’epoca classica e i medesimi leader politici hanno oscillato nel distinguere popoli del Libro protetti e politeisti, ma hanno sempre tenuto ferma la distinzione tra la comunità islamica e chi non vi appartiene. Friedmann, attraverso un’indagine minuziosa e spregiudicata, mostra la complessità della dottrina islamica in tema di rapporti con le altre confessioni. Sebbene non ne parli esplicitamente, si intuisce la necessità per i musulmani di riprendere una riflessione che ha saputo estrapolare un inestimabile patrimonio giuridico da relativamente pochi dati, adattandolo a un panorama sociale e politico in continuo mutamento. In altri termini, l’autore sembra riconoscere che l’islam è stato, sin dagli albori, oggetto di un’interpretazione culturale. Il fatto che il diritto islamico si sia evoluto fa ben sperare; la circostanza che questo sia avvenuto di nascosto, invece, pone delle difficoltà a chi tenta dichiaratamente interpretazioni nuove della tradizione. Del resto, i musulmani sono in una condizione drammatica: se, come sembra dire Friedmann, è giusto e ragionevole scegliere – quasi arbitrariamente – gli elementi della propria religione da conservare, l’Islam scompare nell’immagine che ciascuno ne dà; se, invece, è realistico pensare che textus crescit cum legente, allora un’interpretazione culturale dell’islam è davvero possibile e rispettosa della sua natura.

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