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Multiculturalismo addio/1: la ragione

Questo articolo è pubblicato in Oasis 8. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 10/06/2019 16:56:35

Autore: Pierpaolo Donati Titolo: Oltre il multiculturalismo. La ragione relazionale per un mondo comune Editore: Laterza, Roma-Bari 2008 Le riflessioni condotte da Pierpaolo Donati in questo volume mettono in luce in modo preciso i limiti del multiculturalismo inteso non come fatto, ma come ideologia politica. Sul piano episte¬mologico, il multiculturalismo si basa su una forma di determinismo culturale (secondo la quale ogni conoscenza è totalmente condizionata dal contesto culturale e vale in riferimento a essa) che promette il riconoscimento delle identità ma di fatto lo rende impossibile. Questo presupposto epistemologico (che peraltro è largamente diffuso nelle scienze umane e sociali contemporanee) ha profonde implicazioni anche sul piano etico-politico. Sul piano etico è negata la possibilità di dare un giudizio morale sui diversi modelli culturali presenti all’interno di una società, con il risultato che tutto ciò che è possibile è considerato di per sé lecito. In un’analisi dai connotati assai critici, Donati non manca di mostrare anche la ragione sorgiva del multiculturalismo: l’esigenza di cercare nuove strade al riconoscimento della comune dignità delle persone, indipendentemente dalle loro origini etniche, linguistiche, religiose. Questa istanza si sposa anche con l’universalismo della dignità umana, di matrice cristiana, che fonda un concetto laico di cittadinanza. Anche su questo piano però il multiculturalismo mostra la propria ambivalenza promettendo una riconoscimento dell’altro che non può realizzare. Nella tradizione occidentale sono presenti tre grandi semantiche del riconoscimento inteso rispettivamente come distinzione, accettazione e riconoscenza di/verso un’identità altra. Il multiculturalismo si ferma al primo gradino: ego è in grado di individuare alter, ma non è in grado né di riconoscere se e perché questi è portatore di un contenuto di verità, né di essere riconoscente nei suoi confronti; l’alterità è tollerata, rispettata, al limite è promossa, ma rimane sostanzialmente estranea. Invece «nelle pratiche sociali, noi vediamo che riconoscere l’Altro (come individuo, ma anche come cultura “altra”) è un atto umano se – e solamente se – è un atto di validazione (che vede la verità dell’Altro) inscritto in un circuito di scambi simbolici» (p. 34). Per superare le secche cui il multiculturalismo ha condotto occorre ripensare il riconoscimento alla luce di una rinnovata teoria della razionalità e della riflessività umana; solo in questo modo è possibile evitare tanto l’esclusivismo insito nel ritenere che esista una sola Cultura e non tante culture, quanto l’inclusivismo, secondo cui tutte le culture sono indifferentemente sullo stesso piano. Per conseguire questo risultato, non occorre rinunciare alla razionalità o ibridarla con elementi irrazionali; è necessario invece sviluppare una ragione riflessiva distinta e complementare alla ragione tecnico-scientifica tipica della modernità. Donati descrive la ragione umana come una facoltà complessa costituita dalla razionalità strumentale, dalla razionalità legata al valore, dalla razionalità delle relazioni, dalla razionalità del valore come bene in sé (razionalità assiologica). Solo superando le concezioni di razionalità prevalenti nella modernità, strumentali e mute sui fini, e senza lasciarsi andare all’irrazionalismo postmoderno, pare possibile trovare le coordinate di uno spazio capace di salvare le differenze riconoscendo però negli altri una comune umanità. La tensione che sempre esiste tra il sé e l’altro, sia a livello microsociale sia a livello macrosociale, non può essere superata escludendo uno dei due termini; essa deve piuttosto essere riconosciuta e rilanciata nella consapevolezza che il sé non si afferma nella sua identità né in modo tautologico, come pretende un certo fondamentalismo, né negando se stesso, come pretende un certo postmodernismo, ma nella relazione con ciò che è altro da sé, una relazione che non sarà mai completamente trasparente o pacificata, ma che rimane una via imprescindibile. Donati mostra bene in questo libro che rende¬re relazionale la ragione è la strada da seguire per immaginare un nuovo assetto della società in grado di affrontare le sfide dei processi di globalizzazione e di intensificazione degli scambi interculturali.

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