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Ultimo aggiornamento: 22/04/2022 09:52:22

Il Libano è parte del Medio Oriente e conta 18 differenti comunità religiose. Nei poco più di 10.000 km2 che lo costituiscono, il nostro destino come pure la nostra scelta è di vivere insieme. Il Libano è un caso speciale nel Medio Oriente nel senso che è un paese libero, con una stampa ed un'economia libere, con libertà di parola. A causa della molteplicità delle sue comunità è impossibile sopravvivere senza questa libertà ed in particolare senza libertà di religione, non solo nelle credenze, ma anche nella pratica concreta. Il Libano è un laboratorio umano dove scienziati sociali cercano di dimostrare che è possibile ad una società plurale, ad una società multireligiosa vivere insieme. è in Libano che si guarda al pluralismo come allo stile di vita del futuro, in cui ognuno possa vivere con gli altri in rispetto, armonia ed amore, nell'edificazione di una nazione dove i diritti degli individui e delle comunità sono riconosciuti dalla Costituzione e dall'intesa nazionale. Alcune volte non ce la facciamo. Ma la maggior parte delle volte sì. Riuscire è una sfida quotidiana. è un modo di vivere. è il nostro modo di vivere. Noi riteniamo che la nostra piccola nazione di quattro milioni di persone sia chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nella creazione di un Medio Oriente più armonioso e pacifico, nel tentativo di provare che una società plurale può sopravvivere e prosperare. Senza questo, non c'è futuro per il Medio Oriente. Il successo della Lebanese way of life è estremamente importante non solo per noi libanesi, ma anche per tutti i popoli del Medio Oriente, cristiani, musulmani ed ebrei, arabi, curdi e berberi. è solo attraverso il dialogo che un sogno di questo genere può realizzarsi. Credo che il dialogo sia l'arte di cercare la verità nel punto di vista dell'altro. Essere diversi non significa essere contro. Divergenze d'opinione, cultura, religione, razza, lingua fanno parte dell'eredità umana e sono espressioni della grandezza di Dio come creatore. Dobbiamo accettare e rispettare tutte queste differenze allo stesso modo in cui crediamo in Dio e rispettiamo il Suo volere. La verità non è da una sola parte. Credere di avere ragione non significa necessariamente che l'altro abbia torto. Ci sono molte forme di dialogo: A) Dialogo della vita: prendersi cura degli altri, comprenderne il background e riconoscerne le caratteristiche speciali e poi costruire una vita insieme sulla base della comprensione, del riconoscimento reciproco e del rispetto. B) Dialogo dell'azione. Operare insieme nel campo sociale, economico ed educativo. Ciò aiuterà a costruire relazioni sulla base di interessi convergenti. C) Dialogo della discussione, non con l'intenzione di unire le religioni, ma di renderle trasparenti agli altri, rivelando elementi comuni nella morale e nell'etica. D) Dialogo delle esperienze, comprese le esperienze religiose. Non con l'intenzione di adorare Dio come l'altro, ma per rendersi conto che è possibile adorare Dio, lo stesso Dio, in modi diversi. L'educazione religiosa e nazionale dovrebbero focalizzare sulla necessità di separare conflitti storici ed etiche religiose, politiche del momento e fondamenti sempre validi per un credere comune. Noi riteniamo che il Libano possa svolgere un ruolo da protagonista in quest'ambito. Non vogliamo che il nostro paese sia semplicemente una nazione in più nel Medio Oriente. Il Libano è, alle radici stesse del suo essere, un messaggio di tolleranza, rispetto reciproco e coesistenza tra confessioni cristiane e musulmane. Danneggiare questo messaggio, dall'interno o dall'esterno, significa danneggiare un messaggio umano, un messaggio all'umanità. C'è bisogno di questo messaggio, non solo per salvaguardare l'unità nazionale libanese, ma come base per un dialogo islamocristiano arabo che potrebbe costituire l'asse portante per una migliore comprensione islamo-cristiana a livello internazionale. Il futuro dell'umanità non è e non dev'essere basato sullo scontro di civiltà, ma piuttosto sul dialogo complementare delle culture, sul ruolo che religioni monoteistiche come Ebraismo, Cristianesimo ed Islam sono chiamate a svolgere. Nel nostro villaggio globale dovremmo saper trarre il più in fretta possibile le lezioni che ci vengono dalle esperienze degli altri, siano esse positive o negative. Dal Libano alla Bosnia, dall'Afghanistan alla Somalia, dalla Cecenia al Sudafrica, dall'Irlanda del Nord alla Corsica ed al paese basco in Spagna. Insomma, dovremmo essere in grado di osare una risposta a questa domanda: «Vogliamo dimostrare d'avere ragione o vogliamo contribuire a cambiare le cose?». Se il nostro scopo è darci ragione da noi stessi, nessuno è perfetto. Se invece vogliamo contribuire a cambiare le cose, per affermare la pace e la coesistenza, allora dovremmo ricordarci che la pace, la prosperità e lo sviluppo, implicano di non pretendere di averla sempre vinta. Se il contesto è quello d'una instabilità regionale e d'una paura dell'avvenire, il modello libanese presenta tuttavia costanti forti che ne fanno un paradigma valido per i popoli della regione. Quali che siano i difetti del sistema e sono molti la coesistenza islamo-cristiana resta di fatto la dimensione emblematica del modello libanese. Al di là della forma politica, vi è l'elemento culturale di fondo, essenziale: esso risiede nella possibilità di sviluppare, in tempi di "scontro di civiltà" e d'intransigenza fondamentalista, modalità pratiche di vivere insieme. Tali modalità sono l'aspetto visibile e palpabile dell'idea di coesistenza. Sono la prova più importante del funzionamento del modello dinanzi allo scetticismo e al travisamento di quanti vedono nell'incontro delle religioni soltanto scontri cruenti, incomprensioni e barbarie. Il Papa Giovanni Paolo II soleva dire che il Libano è un "messaggio". è questo senso del messaggio che spesso viene nascosto per lasciare spazio ad analisi convenzionali. Frutto dell'ideale, esso spinge a creare le condizioni favorevoli perché cristiani e musulmani possano vivere insieme e sviluppare azioni comuni nel quadro d'una patria pluricomunitaria. I pericoli che incombono sul modello del pluralismo restano tuttavia ingenti. Nessuno può abbandonarsi ad un irenismo beato se considera i rischi di vedere la religione strumentalizzata in conflitti d'interessi o lotte politiche. La religione, nelle situazioni di crisi, corre sempre il pericolo di caricarsi di un'implicazione legata alle dispute nella società. Più in generale, il fattore religioso è invocato per demarcare territori, generare solidarietà di gruppo e assicurare mobilitazioni militanti. Soprattutto, la fede e la convinzione sono usate come segni distintivi d'identità settarie, confondendole così con una fedeltà partigiana ed ideologica. La guerra del Libano non è il solo esempio al riguardo. In Irlanda del Nord, in Costa d'Avorio, a Cipro, in Bosnia i conflitti si sono articolati attorno a queste linee di demarcazione. Ogni volta, tuttavia, la grandezza della religione consisterà nel ricordare che la battaglia a lei propria non si situa su questo terreno. è dunque inevitabile disperare e vedere unicamente svantaggi in una formula che si declina in termini di amicizia reciproca e dialogo interreligioso, come in Libano? Coesistenza comunitaria e sistema politico sono intimamente legati nel contesto libanese. Da questa relazione molto stretta possono certamente risultare incresciose confusioni, come per esempio la riduzione del sistema politico a pura espressione della rappresentazione comunitaria. In questo caso, il sistema politico non svolge più la sua funzione di protezione dei cittadini o di sviluppo del paese per interessarsi soltanto al giusto equilibrio da istituire e mantenere tra le componenti confessionali del paese. è il rimprovero rivolto da tutti quelli che ritengono che un sistema siffatto finisca per travisare le funzioni proprie della sfera politica. L'altra conseguenza dell'intreccio di religione e politica è lo snaturamento della funzione religiosa. Oltre alla già evocata strumentalizzazione della religione, sorge anche il rischio che uomini di religione siano chiamati a svolgere un ruolo sempre maggiore nell'ambito politico al punto da sostituirsi talora agli uomini politici quando lo Stato viene meno e s'indebolisce. Il ruolo del Patriarca dei maroniti, Sua Beatitudine il Cardinale Sfeir, è spesso sottolineato a questo proposito. Ma questa caratteristica non è affatto caratteristica dei soli maroniti. La comunità sciita fu, un tempo, quasi diretta da uomini carismatici come l'Imam Moussa Sadr o influenti come Mohammed Mehdi Chamseedine. Ma questa implicazione può essere benefica quando ricorda gli elementi basilari e costanti del voler vivere insieme, come non cessano di fare il Patriarca maronita e i Vescovi di ogni rito. Comunque stiano le cose, rimanere coscienti dei pericoli che incombono è una necessità per premunirsi contro la politicizzazione dell'elemento religioso. Ma il modello di coesistenza comunitaria resta in sé un ideale di rilievo. Il suo carattere emblematico, il suo valore di esemplarità, al di là e nonostante le difficoltà generate, testimoniano della costanza del dialogo. Se si vuole restare fedeli al messaggio che la coesistenza trasmette, è alla pace interna che si deve guardare, al riavvicinamento, alla volontà di risolvere i rapporti con il dialogo: la fratellanza (fraternité) tanto quanto la cittadinanza (citoyenneté). Per il suo funzionamento, il modello libanese necessita di un'etica dell'apertura. Pur non essendo sempre realizzata, questa dimensione rimane tuttavia la più nobile nell'approccio del pluralismo comunitario.

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