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Islam

Il soft power dei sufi

L’amicizia con Dio è la fonte dell’autorità. Nel sufismo, è l’Onnipotente a scegliere una persona, per onorarla, eleggerla, santificarla e concederle doti conoscitive e poteri spirituali che ne fanno una guida nel suo ambiente

Questo articolo è pubblicato in Oasis 25. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 12/06/2018 16:58:42

La storia del sufismo mostra come le traiettorie di pensiero e di vita percorse dalle autorità “religiose” in campo mistico s’intersechino tutte nella nozione di walāya (“amicizia divina”, “santità”). Se dal punto di vista religioso Dio possiede tutte le forze attive e interattive nell’universo, manifeste e nascoste, spirituali e materiali, il walī, cioè la persona vicina a Dio e da questi amata, diventa a sua volta una forza simbolica significativa nel suo contesto umano e nella bilancia delle forze.

 

 

Dal III secolo dell’era islamica[1] (IX secolo d.C.)[2] e fino alla fine del VII secolo, vale a dire durante l’epoca in cui il sufismo espresse le sue personalità di maggior spicco, prima dell’avvio del periodo “delle confraternite”, divenne evidente che lo scopo – dichiarato o non dichiarato – degli amanti di Dio che intraprendevano la via mistica consisteva nel rendersi capaci di guadagnare l’amicizia divina (walāyat Allāh), mediante esercizi spirituali, sforzi ascetici corporali, varie tipologie di atti di culto, la pratica del ritiro spirituale e il dhikr [rituale sufi che consiste nella ripetizione del nome di Dio, NdT].

 

 

Dal punto di vista sufi, la walāya è un dono gratuito che non può essere ottenuto con le opere, anche se queste ultime aumentano le possibilità di conseguirla. È l’Onnipotente a scegliere una persona, tra chi pratica gli esercizi spirituali o tra chi non li pratica, per onorarla, eleggerla, santificarla e concederle doti conoscitive e poteri spirituali che ne fanno un’autorità nel suo ambiente: autorità di misericordia, amore, guida e illuminazione[3].

 

 

Nei testi mistici che narrano le esperienze delle personalità sufi, la walāya è paragonata al tronco di un albero dal quale si dipartono molti rami; ciascuno di essi produce una forza che si trasforma in un’autorità effettiva, capace di influenzare la formazione della cultura nella società del tempo, compenetrandosi o disgiungendosi dalle altre forze.

 

 

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