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Le nostre letture

Per la vera laicità ci vuole la dottrina

Questo articolo è pubblicato in Oasis 8. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 10/06/2019 16:55:30

Autore: Angelo Scola Titolo: La dottrina sociale della Chiesa: risorsa per una società plurale Editore: Vita & Pensiero, Milano 2007 Molti libri dedicati alla dottrina sociale della Chiesa presentano una di queste due caratteristiche: o si limitano a ripetere il magistero, in modo più o meno fedele, e a commentarlo, senza però riuscire a metterne in luce adeguatamente la capacità ermeneutica verso i problemi del presente, oppure assumono i problemi del presente ma rileggono il magistero alla luce di qualche pre-comprensione ideologica. Il primo merito di questo breve e prezioso saggio, nato in occasione dell’inaugurazione del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa presso l’Università del Sacro Cuore di Milano, è quello di non cadere in queste due trappole. Nell’introduzione di carattere epistemologico, infatti, il Cardinale Angelo Scola mette in guardia il lettore da due pericoli: il deduttivismo, la pretesa di applicare in modo estrinseco contenuti della fede cristiana, astrattamente intesi, allo studio della società e l’assorbimento della dottrina alle scienze umane e sociali. Nel primo caso si tratta di ricordare che «la dottrina sociale nasce sempre dall’impegno missionario normale delle comunità con la realtà umana e sociale, diviene riflessione critica e sistematica nella teologia sociale, che implica la filosofia e le scienze umane, e trova nei pronunciamenti del Magistero la sua garanzia» (p. 30), nel secondo caso si tratta di ricordare che «il compito che spetta alla dottrina cristiana di fronte alla sfide della società contemporanea […] non è quello di applicazione, né quello di aggiornamento, ma quello di sviluppo (in senso newmaniano)» (p. 31). La dottrina sociale è chiamata ad approfondire incessantemente e a mostrare le implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche che nascono dai misteri della vita cristiana. Partendo da questi presupposti epistemologici, a cui se ne aggiungono altri inerenti l’ontologia sociale, come la riabilitazione del senso di appartenenza e dei legami sociali e la riscoperta della natura relazionale della persona, l’autore indaga il ruolo della Chiesa nella società italiana. Anche in questo caso occorre guardarsi da due pericoli, la “criptodiaspora”, un Cristianesimo che si ritira dalla sfera pubblica e si rifugia in quella privata, e la “religione civile”, un Cristianesimo che è ridotto a puntello della struttura sociale e politica. In entrambi i casi si perde qualcosa di essenziale: la natura missionaria e testimoniale del cristianesimo e la sua eccedenza rispetto a qualsiasi ordinamento sociale. La politica è chiamata a riconoscere l’insopprimibile desiderio, che alberga in ogni uomo, di perseguire un ideale di vita buona, per fare questo però «la verità dell’azione politica» deve essere «direttamente proporzionale alla coscienza dei propri limiti» (p. 51). All’interno di una cornice di nuova laicità (su questi temi l’autore di recente ha pubblicato anche Una nuova laicità. Temi per una società plurale, Marsilio, Venezia 2007), lo stato, pur non facendo propria una specifica visione della vita buona, non può neppure essere del tutto indifferente dal punto di vista etico; deve essere al servizio della persona e fare propri i valori che danno fondamento alla stessa convivenza democratica, come la libertà civile e politica della persona e dei corpi intermedi. I cristiani sono chiamati a documentare che un’esperienza di fede vissuta può indirettamente portare beneficio anche all’edificazione di una società civile libera e plurale capace di prendere coscienza della propria soggettività sociale. La presenza dei cristiani nella società non può configurarsi in termini utopici, egemonici o di militanza ideologica, ma in termini testimoniali. Il contenuto della testimonianza, com’è chiarito in questo saggio che porta una boccata d’aria fresca negli studi sulla dottrina sociale e in quelli sulla laicità della sfera pubblica, è «il gratuito e spontaneo comunicarsi di una vita cambiata per grazia, che giunge, nell’accurata distinzione di ambiti, fino al sociale, al civile, al politico» (p. 58).

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