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Quando lo Stato forte non è uno Stato giusto

A dieci anni dall’autoimmolazione di Mohammed Bouazizi nella città di Sidi Bouzid, gesto simbolo delle proteste tunisine, le tensioni che hanno ridisegnato il Nord Africa sono tutt’altro che esaurite

Questo articolo è pubblicato in Oasis 31. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 03/08/2021 15:04:17

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Luis Martinez, L'Afrique du Nord après les révoltes arabes, Presses de Sciences Po, Parigi 2019

 

A dieci anni dall’autoimmolazione di Mohammed Bouazizi nella città di Sidi Bouzid, gesto simbolo delle proteste tunisine, le tensioni che hanno ridisegnato il Nord Africa sono tutt’altro che esaurite. Gli studiosi continuano a utilizzare la parola “transizione” per indicare il movimento verso qualcosa che tuttavia assume caratteristiche diverse a seconda del Paese: per la Tunisia è il perfezionamento di una democrazia ancora fragile, per l’Algeria il rinnovamento di un sistema politico bloccato, per il Marocco riforme più sostanziali e infine, per la Libia, la fine della guerra civile.

 

Nonostante questo quadro non possa esser definito unitario a livello regionale, secondo Luis Martinez, direttore di ricerca a Sciences Po e autore di L’Afrique du Nord après les révoltes arabes, un filo conduttore esiste. Le proteste deflagrate in Nord Africa rappresentano infatti la reazione al fallimento del modello di nazione ereditato dall’epoca coloniale, come dimostra il progressivo scollamento tra Stato e società a favore di forme alternative di solidarietà sociale. La prospettiva adottata dallo studioso propone allora un’interpretazione storica di lungo periodo delle tensioni interne al Maghreb: le scelte delle classi dirigenti post-coloniali, convinte che sia «lo Stato moderno a fare la nazione» (p. 31), diventano l’inizio del processo di frammentazione territoriale e identitario contemporaneo.

 

In misura diversa, dopo l’indipendenza ognuno di questi Paesi ha infatti consolidato le strutture politiche ed economiche di matrice coloniale, fondate sul mantenimento dell’ordine e sullo sfruttamento delle risorse, senza però riuscire a garantire la giustizia sociale. Lo sviluppo asimmetrico di questi Stati-nazione ha consolidato le fratture territoriali storiche e le disuguaglianze interne: non è un caso, sottolinea Martinez, che le prime insurrezioni del 2010-2011 si siano verificate proprio in quelle regioni, come la Cirenaica in Libia, il Rif marocchino e il Sud della Tunisia e dell’Algeria, che per sessant’anni erano state escluse da meccanismi di solidarietà socioeconomica. Le contestazioni sociali hanno quindi messo a nudo l’inconsistenza dei progetti nazionali nel Maghreb, dove la lealtà nei confronti dello Stato è andata erodendosi a beneficio di altre forme di identità e legami sociali.

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