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Le nostre letture

L’alleanza che soffoca il mondo musulmano

Perché nel corso degli ultimi cinquecento anni le società musulmane non sono riuscite a tenere il passo dell’Occidente e ancora oggi sono in buona parte ostaggio di sottosviluppo e autoritarismo? Ahmet T. Kuru prova a dare una risposta

Questo articolo è pubblicato in Oasis 31. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 06/12/2020 14:30:36

 

Ahmet T. Kuru, Islam, Authoritarianism and Underdevelopment. A Global and Historical Comparison, Cambridge University Press, New York 2019

 

Perché nel corso degli ultimi cinquecento anni le società musulmane non sono riuscite a tenere il passo dell’Occidente e ancora oggi sono in buona parte ostaggio di sottosviluppo e autoritarismo? La domanda, che da almeno due secoli anima il dibattito – e spesso la polemica – tra studiosi di vario orientamento, accompagna anche Ahmet Kuru, politologo della San Diego State University, da quando una sera del 1989 suo padre Uğur ebbe uno scambio piuttosto acceso con un generale dell’esercito turco sul contributo dei musulmani alla civiltà moderna.

 

Incuriosito dall’accaduto, il giovane Ahmet iniziò ad approfondire personalmente l’argomento, dando inizio a una ricerca che si sarebbe conclusa solo trent’anni più tardi con la pubblicazione del suo Islam, Authoritarianism and Underdevelopment. Il libro prende le distanze in particolare da due approcci dominanti: da un lato quello essenzialista, secondo il quale è l’Islam stesso a impedire l’avanzamento delle società in cui è radicato; dall’altro la teoria della dipendenza, che riconduce i problemi del mondo musulmano allo sfruttamento coloniale di cui esso è stato vittima. La prima tesi è smentita dal fatto che fino all’XI secolo le società musulmane erano più sviluppate e intellettualmente vivaci di quelle europee; la seconda dal successo economico di alcuni Paesi, in particolare quelli dell’Estremo Oriente, a cui non sono stati risparmiati né la dominazione coloniale né l’autoritarismo.

 

Per Kuru la questione è dunque più complessa, e deve tenere conto di altri elementi, ad esempio del fatto che in epoca contemporanea l’abbondanza di idrocarburi ha indotto in molti Paesi a maggioranza musulmana un’economia della rendita e questo ha a sua volta favorito la nascita di sistemi autoritari. Non è questa però la tesi di fondo del libro. Secondo lo studioso turco, autoritarismo e sottosviluppo sono infatti ultimamente riconducibili a due fattori, strettamente interconnessi, che da un millennio zavorrano le società musulmane: l’alleanza tra Stato e ulema e l’assenza di una classe mercantile indipendente dal potere politico.

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