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Le nostre letture

Il teologo che non ti aspetti

La prima introduzione critica a Ibn Taymiyya, contraddittorio giurista-teologo e ispiratore dei salafiti contemporanei

Questo articolo è pubblicato in Oasis 31. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 04/08/2021 10:09:00

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Jon Hoover, Ibn Taymiyya, “Makers of the Muslim World”, OneWorld Academic, London 2019

 

Alzi la mano chi, tra quanti si occupano di Islam contemporaneo, non ha sentito nominare almeno una volta Ibn Taymiyya, il pensatore siriano morto nel 1328 punto di riferimento dell’odierno mondo fondamentalista (e anche di parte di quello riformista). Ma tra l’averlo sentito nominare e il conoscerlo a fondo ne passa di strada, non foss’altro per la vastità della sua produzione letteraria: solo le fatwe riempiono, nell’edizione a stampa, 37 volumi.

 

Non si può quindi che essere grati a Jon Hoover, professore associato di Studi islamici all’Università di Nottingham, per aver fornito la prima introduzione critica a questo giurista-teologo in una lingua occidentale, tratteggiandone, in poco più di 100 magistrali pagine, la contraddittoria figura. Punto di partenza è la biografia di Ibn Taymiyya, da conoscere a fondo poiché molte sue prese di posizione, anche occasionali, continuano a fare autorità fino ai nostri giorni.

 

Ad esempio le sue fatwe contro i mongoli, che autorizzano a combatterli nonostante siano nominalmente musulmani, offrono un’importante legittimazione alla violenza che i jihadisti rivolgono contro le loro stesse società. Ugualmente rilevante è la sua fatwa contro i Nusayri (modernamente noti come alawiti) e i Drusi, un pezzo forte degli islamisti nella guerra civile siriana. L’episodio di uno scriba cristiano accusato di aver insultato il profeta dell’Islam diventa lo spunto per il più ampio trattato in materia nella giurisprudenza islamica, La spada sguainata contro chi insulti il Profeta, nel quale si afferma la necessità di punire con la morte il colpevole, persino nel caso in cui si converta all’Islam.

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