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Gli effetti collaterali della manna petrolifera

Nel suo Energy Kingdoms: Oil and Political Survival in the Persian Gulf Jim Krane analizza l’impatto politico ed economico che la scoperta di gas e petrolio ha avuto sugli Stati del Golfo, permettendone lo sviluppo, la modernizzazione e il boom economico

Questo articolo è pubblicato in Oasis 31. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 03/08/2021 14:56:51

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Jim Krane, Energy Kingdoms: Oil and Political Survival in the Persian Gulf, Columbia University Press, New York 2019

 

Nel suo Energy Kingdoms: Oil and Political Survival in the Persian Gulf Jim Krane analizza l’impatto politico ed economico che la scoperta di gas e petrolio ha avuto sugli Stati del Golfo, permettendone lo sviluppo, la modernizzazione e il boom economico. Tra gli esempi che permettono di comprendere la portata e la rapidità delle trasformazioni avvenute in questi Paesi spicca l’Oman, dove ancora nel 1970 l’istruzione – esclusa quella religiosa – era garantita da tre sole scuole per 700.000 abitanti.

 

Ma ancor più eclatante è la storia di Mohammed Alabbar, il magnate emiratino dell’immobiliare che nell’arco di alcuni decenni è passato dall’infanzia trascorsa sotto un tetto di palme intrecciate alla costruzione del Burj Khalifa di Dubai (attualmente il più alto grattacielo al mondo), così imponente da richiedere una stazione elettrica interna al centocinquantesimo piano. Il problema evidenziato dall’autore, e annunciato dal sottotitolo del volume, è che le stesse politiche che hanno portato fuori dalla povertà gran parte degli abitanti della regione, minacciano oggi la sopravvivenza delle petromonarchie.

 

È a questo punto che si apre la riflessione politica di Krane, il quale per anni si è occupato di Golfo come giornalista e ora è ricercatore al Baker Institute della Rice University di Houston. Secondo le teorie della modernizzazione, il rapido passaggio dall’estrema povertà all’estrema ricchezza avrebbe dovuto causare la fine del dispotismo degli sceicchi. Al contrario, con la possibile eccezione del Kuwait, lo sviluppo economico ha reso le monarchie del Golfo «più autocratiche, non meno» (p. 56).

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