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Religione e società

Una Chiesa dalle genti, come ai tempi di Sant’Ambrogio

Altare della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano [Luchino / Shutterstock.com]

L’arrivo di nuovi popoli ci chiama all’accoglienza, all’integrazione e a una nuova fraternità di diversi

Ultimo aggiornamento: 30/10/2018 17:16:12

A Milano è tempo di sinodo. C’è bisogno di un cammino sinodale per abitare in modo maggiormente consapevole come Chiesa l’attuale momento storico, che vede Milano – designando con questo nome non soltanto la città rigorosamente intesa ma la sua periferia molto estesa, che sovente indichiamo con il termine “terre ambrosiane” – interessata da cambiamenti evidenti e di grandi dimensioni. Cambiamenti così imponenti da richiedere l’adeguamento dei nostri stili pastorali.

 

Questi cambiamenti non si sono prodotti dal nulla. Rappresentano l’apice di una crescita e di uno sviluppo che Milano ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Crescita di abitanti, sviluppo occupazionale, mutamento di cultura e di costumi.

 

La Chiesa ambrosiana è sempre stata dentro il cambiamento, leggendolo, assumendolo, criticandolo, correggendolo. I cardinali Montini, Colombo, Martini, Tettamanzi, Scola hanno fatto tanto per mantenere la fede cristiana incarnata dentro un contesto urbano in profonda trasformazione.

 

Attraverso il loro magistero come pure grazie all’azione di tanti cristiani hanno ascoltato le domande e saputo rispondere alle tante richieste di aiuto, al desiderio di una vita buona e felice per tutti, cominciando dai più poveri ed emarginati.

 

Il Sinodo minoreChiesa dalle genti” si vuole collocare dentro questa tradizione. Ci mettiamo in cammino sinodale per restare fedeli a questo volto di Chiesa, a una Chiesa che si vuole prossima e vicina a chi bussa in cerca di aiuto, a chi si sente solo, a chi fatica a decifrare il senso di mutamenti così imponenti.

 

Ci mettiamo in cammino sinodale per scorgere dentro questi cambiamenti i disegni dello Spirito che ci guida dentro la storia. Ci mettiamo in cammino sinodale per offrire a tutti il frutto del nostro comprendere e del nostro credere, convinti che una fede cristiana più matura e incarnata darà futuro non soltanto alle nostre istituzioni e strutture pastorali ma contribuirà allo sviluppo e alla crescita di Milano, delle tante persone che la abitano, delle istituzioni che contribuiscono alla sua crescita e al suo governo.

 

 

Un cammino intenso e veloce

 

Il Sinodo voluto dal nostro arcivescovo è definito “minore”. Si tratta, in un tempo relativamente breve (meno di un anno: la chiusura è fissata per la prossima festa di san Carlo Borromeo, 4 novembre 2018; e il legame con l’eredità di questo santo pastore è cercato: a lui dobbiamo i primi sinodi minori) di attivare un percorso articolato e organizzato di ascolto e consultazione che porti il corpo ecclesiale a una lettura matura dei cambiamenti che sta vivendo, nella convinzione che proprio dentro di essi va cercato il destino di grazia che Dio ci sta preparando.

 

Tutti sono invitati a partecipare: uomini e donne, laici e clero, individui e famiglie, vita consacrata e nuove realtà ecclesiali, ambrosiani da generazioni e nuovi venuti, cristiani ma anche tutti coloro che non intendono far mancare il proprio contributo alla costruzione della Milano di domani.

 

Il tema su cui la Chiesa ambrosiana viene chiamata a esprimersi è ben delimitato e al tempo stesso si mostra fondamentale per il nostro futuro. Come dice bene il titolo “Chiesa dalle genti”, ci è chiesto di concentrarci e leggere insieme come, in un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali, anche l’operazione di raccolta delle genti che lo Spirito santo compie da secoli qui a Milano stia conoscendo trasformazioni sensibili.

 

 

Milano, Chiesa dalle genti

 

C’è bisogno di un sinodo, per riuscire in un’operazione simile. Come nella precedente occasione (il sinodo 47°, promulgato dal cardinale Martini nel 1995) anche se non con la stessa ampiezza di verifica.

 

Siamo invitati a riprendere, di quel sinodo, un capitolo particolare, quello dedicato alla pastorale degli esteri. Come già intuiamo dal titolo questo testo chiede di essere adeguato ai cambiamenti che lo stanno interessando. Siamo invitati a rileggere tutta questa sezione concentrandoci su di una dimensione della nostra vita e della nostra azione, quella che esprime la nostra cattolicità.

 

Si tratta di comprendere come l’arrivo di nuovi popoli ci chiede non soltanto di attivare servizi di accoglienza e percorsi di integrazione, ma più profondamente ci chiama a realizzare una fraternità di diversi.

 

Lo scopo di questo cammino sinodale è eminentemente pastorale. Ogni comunità cristiana, ogni realtà ecclesiale, è invitata a reagire alle questioni poste dal testo guida consegnato il 14 gennaio scorso. Ai consigli diocesani (pastorale e presbiterale) spetta il compito di fare sintesi del lungo momento di ascolto, trasformando le riflessioni raccolte in mozioni che verranno consegnate al vescovo attraverso l’assemblea dei decani.

 

L’esito sarà una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità, impegnata a tradurre questa consapevolezza in scelte pastorali condivise e capillari sul territorio diocesano.

 

Una Chiesa dalle genti che con la propria vita quotidiana saprà trasmettere serenità e capacità di futuro anche al resto del corpo sociale. Avremo infatti strumenti per leggere e abitare con maggiore spessore e profondità quella situazione sociale e culturale molto complessa che spesso definiamo in modo già linguisticamente riduttivo come “fenomeno delle migrazioni”.

 

Una Chiesa dalle genti, una Chiesa in sinodo che intende vivere questo cammino proprio per restare fedele alla sua identità ambrosiana: come ai tempi di sant’Ambrogio, in continuità con il suo spirito.

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