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Religione e società

Tunisia, tra libertà di coscienza e difesa del sacro

Uno dei cortili del Palazzo del Bardo, sede del Parlamento tunisino [©Oasis]

La Costituzione tunisina riflette i rapporti di forza che hanno presieduto alla sua elaborazione: garantisce ai laici la libertà di coscienza, agli islamisti la protezione della religione e del sacro

Questo articolo è pubblicato in Oasis 26. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 15/04/2019 12:10:17

Come ogni legge fondamentale elaborata in un contesto di transizione e di confronto democratico tra progetti antagonisti, la nuova Costituzione tunisina riflette i rapporti di forza che hanno presieduto alla sua difficile elaborazione: garantisce ai laici la libertà di coscienza e il libero esercizio dei culti; agli islamisti accorda la protezione della religione e del sacro.

 

I difensori della democrazia e dei diritti umani di tutto il mondo hanno accolto con entusiasmo la nuova Costituzione tunisina adottata il 26 gennaio 2014, tre anni dopo la rivoluzione che ha messo fine al regime di Zine El-Abidine Ben Ali e al sistema istituito all’indomani dell’indipendenza. Il segretario generale dell’Onu ha visto in essa una «tappa storica», e nella Tunisia un «modello per gli altri popoli che aspirano alla riforma»[1]. Il teologo franco-libanese Antoine Fleyfel ha sottolineato dal canto suo che «riconoscere la libertà di coscienza nella Costituzione, come ha appena fatto la Tunisia, è un passo verso la democrazia, che non è solamente il governo della maggioranza, ma anche il rispetto di un insieme di valori contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. È importante notare che a beneficiare di questa libertà di coscienza saranno tutti quanti, e non soltanto i cristiani, dal momento che essa favorisce l’emergere di una società pluralista e rispettosa di tutti gli esseri umani». E ha aggiunto: «Ciò che ha fatto la Tunisia fa ben sperare in un progresso nel resto del mondo musulmano. Voglia Dio che sia contagioso»[2]. Alcuni attribuiscono questo progresso agli islamisti tunisini, di gran lunga il gruppo più consistente all’interno dell’Assemblea costituente che ha votato la nuova legge fondamentale, dimenticando però i progetti di Costituzione che gli stessi islamisti avevano cercato d’imporre, prima di appoggiare, all’ultimo minuto, la versione faticosamente negoziata nel quadro del dialogo nazionale.

 

È opportuno allora ricordare le condizioni in cui questa Costituzione è stata strappata e l’incidenza dei rapporti di forza tra i diversi protagonisti della transizione, che hanno influito sugli apporti e i limiti del documento in materia di libertà di coscienza, tanto a livello del nuovo testo costituzionale che delle leggi e delle pratiche ancora in vigore dopo, e nonostante, l’adozione di questo principio.

 

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Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Mohamed-Chérif Ferjani, Tunisia, tra libertà di coscienza e difesa del sacro, «Oasis», anno XIII, n. 26, dicembre 2017, pp. 63-70.

 

Riferimento al formato digitale:

Mohamed-Chérif Ferjani, Tunisia, tra libertà di coscienza e difesa del sacro, «Oasis» [online], pubblicato il 7 febbraio 2018, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/tunisia-liberta-di-coscienza-difesa-del-sacro.

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