close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
abbonati
Islam

Navigando in acque tempestose. Gli ulema sunniti e le rivoluzioni

Proteste contro i Fratelli Musulmani - Alessandria, Egitto, Giugno 2013 [MidoSemsem / Shutterstock.com]

Le rivolte del 2011 e la successiva esplosione della violenza jihadista hanno aperto una nuova fase, in cui tuttavia non è venuto meno anche per gli esperti religiosi un antico dilemma: sostenere i governanti in nome dell’ostilità all’Islam politico o contestare il dispotismo in vista dell’edificazione di una democrazia islamica

Questo articolo è pubblicato in Oasis 27. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 12/04/2019 14:44:37

Smentendo chi ne aveva sancito l’irrilevanza, negli ultimi decenni gli uomini di religione musulmani sono tornati al centro della scena in molti Paesi del Medio Oriente. Le rivolte del 2011 e la successiva esplosione della violenza jihadista hanno aperto una nuova fase, in cui tuttavia non è venuto meno anche per gli esperti religiosi un antico dilemma: sostenere i governanti in nome dell’ostilità all’Islam politico o contestare il dispotismo in vista dell’edificazione di una democrazia islamica.

 

Per cinquant’anni, dal 1961 al 2011, teologi e giuristi musulmani – gli ulema – hanno vissuto e prosperato in Egitto sotto un regime autoritario. Lo stesso si può dire per gli ulema di Arabia Saudita, Siria e Iraq. Che fossero monarchie o repubbliche, i regimi arabi avevano ritagliato per i loro ulema uno spazio politico delimitato che offriva risorse, sicurezza economica e un ruolo funzionale alla promozione delle priorità statali. A partire dagli anni ’70, la polarizzazione ideologica legata alla “guerra fredda araba” cedette il passo a un lungo periodo di risveglio religioso (la cosiddetta sahwa), che offrì agli ulema nuove opportunità nella predicazione, nell’insegnamento, nella pubblicistica, e sempre di più, in televisione, tutto con la benedizione dello Stato.

 

Mentre molti ulema mantennero la propria fedeltà ai regimi, restando sui loro libri-paga, altri si spostarono su posizioni più critiche. Alcuni aderirono alle tendenze islamiste, che hanno assunto forme diverse in Siria, Egitto e Arabia Saudita, mentre solo pochi si spinsero al punto di unirsi ai gruppi jihadisti violenti. Questi ultimi, dal canto loro, svilupparono un marcato anticlericalismo. Quando all’inizio del 2011 sono scoppiate le rivoluzioni arabe, gli ulema, così come chiunque altro, sono stati colti di sorpresa. Molte persone si sono rivolte a loro in cerca di una guida, ma ben presto è divenuto chiaro che la placida coesistenza con i regimi in carica era tramontata. Iniziava il tempo delle scelte difficili.

 

Questo articolo esamina le risposte degli ulema, dei regimi e delle correnti dell’Islam politico a questa nuova fase. Alla fine, si discuterà della fattibilità di quello che può essere chiamato un neo-madhhabismo, o neotradizionalismo, come contrappeso al salafismo, e ciò che questo implica per gli ulema più riformisti.

Per continuare a leggere questo articolo devi essere abbonato Abbonati
Sei già abbonato? Accedi

Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Jakob Skovgaard-Petersen, Navigando in acque tempestose. Gli ulema sunniti e le rivoluzioni, «Oasis», anno XIV, n. 27, luglio 2018, pp. 31-39.

 

Riferimento al formato digitale:

Jakob Skovgaard-Petersen, Navigando in acque tempestose. Gli ulema sunniti e le rivoluzioni, «Oasis» [online], pubblicato il 3 settembre 2018, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/ulema-sunniti-rivoluzioni-arabe.

Iscriviti gratuitamente alla newsletter per non perderti i nostri approfondimenti

Per approfondimenti e analisi abbonati alla nostra rivista semestrale