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Cristiani nel mondo musulmano

Cristiani in Iraq, la storia e la tragedia

 

 

 

Autore: Joseph Yacoub

 

Titolo:
I Cristiani d'Iraq

 

Editore:
Milano, Jaca Book, 2006

 

 

"Fra vent'anni non ci saranno più cristiani in Iraq", titolava The Guardian già nel novembre 2006. Numerosi eventi, precedenti e successivi, sembravano dargli ragione: dagli attentati contro vari luoghi di culto cristiani del Paese, all'esodo di molti fedeli, al rapimento e uccisione di diversi sacerdoti. Quale sarà il futuro dei cristiani che vivono tra l'Eufrate e il Tigri? A questa domanda risponde Joseph Yacoub nel suo «I cristiani d'Iraq» (Jaca Book, Milano 2006, pp. 224), una rielaborazione dell'edizione francese* pubblicata alla vigilia della guerra contro Saddam Hussein. L'autore è un gran conoscitore della situazione irachena. Siriano di rito caldeo (e quindi legato alla maggiore tra le comunità cristiane dell'Iraq), insegna relazioni internazionali all'Università cattolica di Lione. I suoi articoli, che vertono sulla condizione delle minoranze religiose nel mondo e sono ospitati di buon grado dai quotidiani e riviste francesi, mescolano con armonia scienza e sapienza, ragione e fede. "Questo libro, si legge nella presentazione, è un grido. Il grido dei dimenticati della guerra in Iraq: quello del popolo iracheno abbandonato al furore delle bombe e dei cannoni. Il grido, ancor più soffocato, delle sue minoranze cristiane, lontani discendenti dei primi discepoli del Vangelo, battezzati dall'apostolo Tommaso". La prima parte dell'opera è un utile condensato sul mosaico cristiano in terra irachena (caldei cattolici, assiri dell'antica Chiesa d'Oriente, siriaci, armeni, latini ed altri ancora), la loro organizzazione ecclesiale, il loro statuto politico dopo l'approvazione della nuova Costituzione, le loro attività, la loro condizione all'interno della società irachena. La seconda parte è consacrata alla storia bimillenaria del cristianesimo di Mesopotamia, dalla straordinaria epopea missionaria che ha permesso alla Chiesa nestoriana di irradiarsi da Baghdad fino a Pechino, per arrivare alla catena di lunghe tragedie vissute nel XX secolo: le promesse alleate d'autonomia non mantenute nel primo dopoguerra, gli eccidi ed esodi forzati degli anni Trenta, la situazione precaria sotto la monarchia, la libertà sorvegliata sotto la dittatura del Baath, l'embargo e la rinnovata ondata migratoria. Nella terza parte l'Autore descrive la situazione di una sempre crescente diaspora, distribuita tra l'America del Nord, l'Australia e l'Europa. La Chiesa irachena denuncia che solo negli ultimi tre anni sarebbero fuggiti all'estero 100 mila cristiani. È il tragico resoconto di una emorragia che rischia di far avverare la profezia del Guardian.

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