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Islam

“I musulmani in Europa non vogliono uno Stato, ma i diritti di una minoranza”

Un elettore mostra di avere votato alle presidenziali [Wlidha - Shutterstock.com]

Dalla Tunisia all’Italia, passando per il Sudan: l’imam della moschea di Centocelle a Roma racconta la sua esperienza con il partito Ennahda e commenta la situazione politica tunisina

Ultimo aggiornamento: 04/10/2019 15:13:31

Intervista con Mohamed Ben Mohamed

Associazione culturale islamica in Italia – Moschea al-Huda, Roma

A cura di Viviana Schiavo

 

* L’intervista fa parte della serie “Voci dell’Islam italiano”, realizzata nell’ambito del progetto “L’Islam in Italia. Un’identità in formazione
 

Viviana Schiavo - Lei è l’imam della moschea al-Huda, nota come la moschea di Centocelle. Per quanto riguarda la sua formazione spirituale, può individuare dei riferimenti intellettuali per lei particolarmente significativi?

 

Mohamed Ben Mohamed - Il mio percorso di formazione culturale e religiosa è iniziato nel momento in cui ho aderito al movimento Ennahda in Tunisia, verso i 24-25 anni. La maggior parte dei miei riferimenti e dei pensatori che ho studiato sono legati a questa adesione. In particolare, un libro che mi ha veramente cambiato la vita è quello di Muhammad Qutb, un egiziano, il fratello di Sayyid Qutb: Al-Tatawwur wa al-thabāt fī hayāt al-bashariyya (L’evoluzione e la stabilità nella vita dell’umanità). Poi ho letto anche molti scritti dello Shaykh al-Qaradawi, che seguo tutt’ora. Inoltre, ho approfondito il pensiero di al-Mawdudi, di Malek Bennabi e, ovviamente, del nostro leader, lo Shaykh Ghannouchi. Questi sono tutti pensatori moderni, afferenti, per così dire, all’orientamento dei Fratelli Musulmani. Ma tra i miei riferimenti ci sono anche alcuni pensatori del passato, come l’imam al-Ghazali. In generale, ho avuto un’istruzione incentrata sulla storia dell’Islam, i libri di sīra (la biografia di Muhammad, NdR) e di tafsīr (commentari coranici, NdR), quelli antichi ovviamente, come le opere di Tabari e di al-Qurtubi. Inizialmente, è stata questa la mia formazione religiosa. Poi sono dovuto scappare in Sudan, a Khartoum, dove ho frequentato l’università specializzandomi in economia islamica. Qui ho avuto modo di studiare altri pensatori. In generale cerco di leggere testi provenienti da tutte le correnti dell’Islam. Ma quelli che ho citato restano i primi, i capisaldi.

 

 

VS - Mawdudi e Muhammad Qutb hanno un preciso progetto politico, che implica la costruzione di uno Stato fondato sulla legge islamica. Come si traduce tale progetto a livello europeo? In che modo questi pensatori possono rappresentare un riferimento per un musulmano che vive in Europa?

 

MBM - In Europa non è il caso di pensare a uno Stato. I musulmani in Europa sono una minoranza, ciò che vogliono è avere i diritti di una minoranza che vive in un contesto non musulmano. Invece, l’idea dello Stato portata avanti da questi pensatori si applica al mondo islamico, ovviamente. Per un musulmano europeo essi rimangono come riferimenti intellettuali e culturali. Per esempio, alla Mecca i musulmani erano una minoranza perseguitata, però quando il profeta è emigrato a Medina, lì i musulmani sono diventati la maggioranza. Molte persone hanno aderito all’Islam ed è lì che Muhammad ha portato avanti il suo progetto, quello di costruire una società musulmana, dove vengono applicate tutte le regole e i valori della vita islamica. È un progetto che si applica a tutto il mondo islamico e che implica il ritorno ai valori dell’Islam. L’Islam, infatti, è una visione del mondo e della vita in generale, che non si limita al culto, ma cerca di dare dei modelli di riferimento in tutti gli aspetti della vita, compresa quella politica. Nella vita politica il principio della libertà è fondamentale, così come il principio della shūrā, la consultazione, ossia il consenso pubblico, che è uno dei fondamenti dello Stato nell’Islam. È il pubblico, la comunità, la popolazione che ha il potere di decidere sulla propria vita politica e sulla vita in generale. Il capo che viene scelto dalla comunità è un funzionario che può essere nominato ma anche destituito. Poi, in realtà, né il Corano né la Sunna forniscono tutti i dettagli della vita politica: ogni tempo e ogni società possono trovare il proprio modello che rispetta i principi generali dell’Islam. Inoltre, lo Stato islamico non è uno Stato in cui la persona che governa lo fa in nome di Dio, ma governa in nome della popolazione, applicando i principi dell’Islam, la sharīʻa.

 

 

VS - La ragione della sua fuga dalla Tunisia e del trasferimento in Sudan è stata la sua appartenenza al movimento Ennahda?

 

MBM - Sì, il movimento era perseguitato già dai tempi di Bourguiba, soprattutto a partire dagli anni ’80. Poi, all’epoca di Ben Ali, all’inizio degli anni ’90, la persecuzione è diventata ancora più feroce. Volevano cancellarci totalmente. Sono scomparsi più di 30.000 aderenti, molti sono stati torturati e diversi sono morti, circa 5.000 sono fuggiti all’estero. Le famiglie sono state letteralmente strangolate. Questa situazione mi ha costretto a fuggire e sono andato in Sudan, dove sono rimasto per cinque anni. Lì ho fatto l’università e ho studiato  sharīʻa. Successivamente, mi sono spostato per ottenere lo status di rifugiato politico. Sono venuto in Europa ovviamente, qui in Italia, a Roma, dove vivo tutt’ora.

 

 

VS - Quali sono i principi che caratterizzano il movimento di Ennahda e in cui lei si riconosce?

 

MBM - Il nome stesso di Ennahda rappresenta l’idea. È una rinascita dell’Islam, perché negli ultimi secoli il mondo islamico ha sperimentato una decadenza a diversi livelli: culturale, sociale, politica e anche militare, a causa della colonizzazione per mano dei Paesi europei. L’ignoranza e la povertà sono molto diffuse. C’è una totale arretratezza. Lo scopo del movimento è quello di risolvere questa situazione. Si tratta di un obiettivo che riguarda la popolazione in generale e che è comune a tutte le diverse correnti politiche e intellettuali che caratterizzano i Paesi musulmani. Al momento, una delle correnti più forti nel mondo islamico è quella della rinascita a partire dai fondamenti dell’Islam. Crediamo infatti che l’Islam sia una parte integrante della nostra identità, da tutti i punti di vista, e che ci siano al suo interno molti elementi che possono aiutare la popolazione di questo mondo a rimettersi in piedi, a ritornare ad avere prosperità, dignità e a vivere una vita libera. Sono questi gli obiettivi del movimento Ennahda. Il primo, naturalmente, è la libertà, perché nel mondo arabo, ma non solo, non c’è libertà, soprattutto a livello politico, ma anche economico: certe famiglie o gruppi di interesse controllano tutto, mentre la popolazione vive nella povertà e nella disuguaglianza. La libertà è un obiettivo fondamentale, insieme alla giustizia e all’uguaglianza. Vogliamo che tutti siano sullo stesso piano, che ci sia giustizia sociale. Questi sono i principi fondamentali. Ovviamente, il contributo del nostro movimento, soprattutto nel mondo islamico, è un po’ particolare, perché ha messo al primo posto la libertà e quindi la democrazia come strada verso la libertà. Il movimento inizialmente era più culturale, poi è andato politicizzandosi. E quando nel 1981 ha fatto il suo primo comunicato stampa, Ennahda ha chiesto di essere riconosciuto come partito che rivendica la libertà e la democrazia: una cosa nuova nel mondo arabo, soprattutto nei movimenti legati all’Islam, tra cui le diverse declinazioni della Fratellanza Musulmana in tutto il mondo. Era una novità. Se da un lato Ennahda nasce sulla scia della Fratellanza, dall’altro, su questo punto della democrazia, è stata criticata da molti fratelli. Ormai, però, tutti i movimenti rivendicano la democrazia, perché è evidente che sia il sistema migliore.

 

 

VS - Ha parlato della politicizzazione del movimento. Può spiegare questa evoluzione?

 

MBM - Prima era un movimento che cercava di realizzare il cambiamento a tutti i livelli, non solo quello politico, ma anche economico, culturale, sociale e religioso. Perché l’Islam, come ho detto prima, non si limita a un solo ambito, non riguarda esclusivamente la sfera religiosa, afferente al culto. È una religione che riguarda tutti i campi della vita, quindi il cambiamento deve avvenire in tutti gli ambiti, nell’educazione, nell’economia, a livello intellettuale, politico e sociale. Invece, dopo la rivoluzione del 2010-2011 ci si è concentrati sulla sfera politica, soprattutto dal momento in cui è stata redatta la Costituzione. Ennahda ha avuto un ruolo fondamentale nella sua redazione: si tratta di una Costituzione molto avanzata, anche a livello mondiale, perché ha dato particolare rilievo ai diritti, individuali e collettivi, garantendone alcuni che non sono menzionati in altre Costituzioni o specificandoli meglio. Da questo momento il movimento è diventato esclusivamente un partito politico, secondo le leggi del Paese. Quindi non si è più occupato di altre questioni, come la formazione religiosa o la beneficenza. La legge, infatti, non consente ai partiti di svolgere delle attività al di fuori del campo politico: per esempio, non possono occuparsi della gestione delle moschee. Anzi, la costituzione dichiara che le moschee e gli enti religiosi devono essere apolitici, neutrali.

 

 

VS - Questa neutralità viene applicata anche nella diaspora europea? Più in generale, è stata fatta campagna elettorale nelle moschee?

 

MBM - Qui nella nostra moschea no, in altre non so, ma da quello che mi dicono i miei amici e gli aderenti al movimento, le moschee sono rimaste neutrali. Anche in passato, non è mai stata fatta campagna elettorale. È vero che alcuni membri di Ennahda hanno fondato delle moschee. Anche questa è stata fondata da ragazzi che appartengono al nostro movimento. Possiamo dire che prima della rivoluzione, vista la situazione nel Paese e il fatto che non ci fossero degli spazi di confronto, si parlava anche di politica, veniva accennata, ma non era mai l’argomento principale. Ora invece capita di parlare di tematiche generali, come la giustizia, soprattutto quando ci sono particolari avvenimenti. Per esempio abbiamo parlato della morte di Morsi, ma campagna elettorale vera e propria no. La moschea non si schiera mai a favore di un certo partito, non è permesso. Non lo abbiamo fatto e non lo facciamo. Distinguiamo totalmente tra le due cose.

 

 

VS - Secondo lei questa trasformazione di Ennahda, da movimento a partito, ha cambiato qualcosa negli ideali, nel modo in cui le persone stanno all’interno del movimento?

 

MBM - Sì, ci sono stati dei cambiamenti, senz’altro. Dei cambiamenti normali, doverosi. Prima del 2011 era un movimento, un partito perseguitato dal governo. Chi si avvicinava ai suoi membri rischiava, anche in Europa, se voleva ritornare al Paese. Dopo la rivoluzione, la situazione è totalmente cambiata. Alle prime elezioni, Ennahda ha avuto un grande successo, la maggior parte delle persone gli hanno dato fiducia, perché i suoi membri si sono impegnati moltissimo. Ennahda ha fatto molto e ha subito quello che non ha mai subito nessuno nel nostro Paese. Ha resistito. E ha un progetto che coincide con le aspettative della popolazione. Dopo la rivoluzione, ha smesso di essere un partito perseguitato, nascosto, illegale, ed è diventato un partito riconosciuto, pubblico, quindi aperto a tutti quanti. Questo ha consentito l’adesione di molte persone nuove. Tanti simpatizzanti, ma anche persone che vi intravedono un’opportunità. Alcune persone che prima erano nel partito di Ben Ali poi hanno aderito a Ennahda: ciò significa che non hanno gli stessi valori. Questo sicuramente ha danneggiato l’immagine di Ennahda: si è persa la purezza iniziale. Però era un passaggio necessario, perché un partito che vuole partecipare alla vita politica deve aprirsi a tutta la popolazione e non essere limitato a pochi.

 

 

VS - I membri di Ennahda presenti nella diaspora europea hanno seguito i cambiamenti che ha vissuto il movimento in Tunisia, a livello di struttura e di presenza nella società?

 

MBM - Si, certamente. La diaspora europea ha vissuto e vive le stesse dinamiche. Anche qui si sono avvicinate persone nuove, o perché liberate dalla paura o per interesse personale. E anche qui è avvenuta questa politicizzazione. Per esempio, noi adesso stiamo facendo la campagna elettorale. Abbiamo appena fatto le elezioni presidenziali, ovviamente il primo turno. Abbiamo partecipato tutti quanti. Non parlo della moschea, ma della mia persona. Io personalmente partecipo, ma fuori dal mio ruolo nella moschea, quella è un’altra cosa. Stiamo seguendo dettagliatamente la situazione in Tunisia e partecipiamo a quello che succede nel Paese, continuamente. Adesso siamo nella campagna per le elezioni parlamentari che, fuori dalla Tunisia, saranno il 4-5-6 ottobre. In Italia c’è una circoscrizione, la Francia ne ha due, la Germania una. Il resto dell’Europa e l’America, una. In base alla quantità di persone, di tunisini.

 

 

VS - A questo proposito, come commenta il primo turno delle elezioni presidenziali? I risultati sembrano non corrispondere totalmente alle previsioni, in particolare rispetto ai voti presi dal candidato indipendente Saied. Non si pensava che sarebbe arrivato al 18%.

 

MBM - Secondo me non è vero che non era previsto. Non era previsto dalla gente comune, ma c’erano dei sondaggi, da diversi mesi, che davano questa previsione e affermavano che Kais Saied e anche Nabil Karoui sarebbero stati in testa. Però, parlando con le persone comuni, abbiamo capito che non se lo aspettavano.

 

 

VS - Cosa prevede per il secondo turno?

 

MBM - Stiamo assistendo a una gara tra due poli. Una parte è la cosiddetta corrente della rivoluzione. L’altra è la corrente del vecchio regime. Alla fine del primo turno sono in testa due candidati, uno rappresenta la prima corrente, l’altro la seconda.

 

 

VS - Immagino che Karoui rappresenti la vecchia corrente...

 

MBM - Certo, Karoui era di Nidaa Tounes. Assomiglia un po’ a Berlusconi, è soprannominato il Berlusconi tunisino. In questo momento è in carcere, con accuse gravi. Purtroppo la legge non ha previsto quello sta succedendo ora, perché solitamente una persona con accuse come queste a proprio carico non potrebbe partecipare a elezioni del genere, per il Presidente della Repubblica. Riciclaggio, evasione fiscale: stiamo parlando di miliardi, non di spiccioli. Si è cercato di evitare che questo avvenisse, con una modifica della legge elettorale, però qualcuno è riuscito a bloccarla e alla fine non è stata firmata dal Presidente. Questo ha permesso a Karoui e forse anche ad altri di arrivare a questo punto. Quindi adesso rischiamo di avere un Presidente che sta in carcere. Una cosa mai successa nel mondo penso. Almeno, non ho mai sentito una cosa del genere. E con pesanti accuse. Ovviamente il Presidente avrà l’immunità: se verrà eletto non sarà perseguito per queste accuse, saranno sospese fino alla fine del mandato. Quindi, dal punto di vista delle alleanze, è molto difficile adesso prevedere o capire come sarà questo Parlamento. Sarà un mosaico.

 

 

VS - Anche perché Saied non ha un partito che lo sostiene...

 

MBM - Non ce l’ha. Sicuramente sarà appoggiato da altri partiti. Ennahda ha dichiarato che lo sosterrà. E ce ne saranno altri, sicuramente. Però visto che lui non ha un suo partito non si sa come potrebbe essere il prossimo governo. Perché non sappiamo quali saranno i gruppi parlamentari e quale peso avranno. A ogni modo, lui non avrà i suoi parlamentari, perché non appartiene a nessun partito. Quindi sicuramente ci sarà chi sosterrà Saied come presidente, ma comunque non saranno i suoi. Forse non saranno d’accordo su qualche proposta di legge e non lo appoggeranno su temi specifici. È molto difficile. Secondo me, il prossimo Parlamento sarà peggio di quello attuale. Adesso ci sono tanti partiti, una forte dispersione. Spesso i parlamentari non riescono a mettersi d’accordo. Per cinque anni non siamo riusciti a istituire la Corte Costituzionale, una cosa fondamentale! Solitamente, questa dovrebbe essere creata nel corso del primo anno dal varo di una nuova Costituzione. Ma occorrevano i 2/3 del Parlamento ed è stato praticamente impossibile.

 

 

VS - Quindi, secondo lei, quale potrebbe essere la prossima composizione parlamentare? Ennahda riuscirà ad avere lo stesso peso?

 

MBM - Non lo so. Però sarà sicuramente il primo partito per numero di parlamentari. Il primo gruppo parlamentare. Tuttavia, potrebbero esserci molti parlamentari che non appartengono a nessun partito, ma a liste indipendenti.

 

 

VS - Al primo turno delle presidenziali, invece, il candidato di Ennahda, Mourou, è arrivato terzo. È un risultato che vi aspettavate o c’era qualcosa nella campagna elettorale che poteva essere fatto diversamente?

 

MBM - Dal 2011 a oggi il partito Ennahda è sempre stato al governo, sempre al Parlamento. Inizialmente, era il primo gruppo parlamentare, poi nella seconda legislazione è diventata il secondo gruppo parlamentare. La partecipazione a un governo in cui non è riuscito a far passare il suo programma ha danneggiato molto l’immagine del movimento. In campagna elettorale si presenta un determinato programma. Quando non si riesce ad applicarlo, le aspettative delle persone, degli aderenti e dei simpatizzanti, vengono deluse. Questo ha portato a un calo di consensi. In queste elezioni siamo a poco più di 400.000 voti. Pochissimo rispetto alle prime elezioni.

 

 

VS - È sceso anche il numero delle persone che vanno a votare...

 

MBM - Anche questo, perché la classe politica, sia consapevolmente che inconsapevolmente, ha dato alla popolazione un’immagine pessima di sé. Molti parlamentari litigavano ferocemente tra loro: hanno disgustato il popolo. Per esempio, nell’ultima legislatura, il primo partito era Nidaa Tounes, quello di Essebsi. Da quel partito ne sono nati sei, a causa delle divisioni interne. In particolare, c’è stata una guerra tra il figlio di Essebsi e il capo dell’attuale governo, Shahed. E nessuno pensa alla popolazione, al Paese, all’economia. I politici parlano solo dei loro problemi. Tutto ciò ha rovinato l’immagine della politica. A questo punto, credo sia un miracolo che il 45% degli elettori sia andato a votare. Inoltre, abbiamo assistito a quello che chiamano il “turismo politico”: parlamentari che oggi stanno con un gruppo, domani con un altro e dopodomani con un altro ancora. E non sono pochi! Oltre al fatto che quasi la metà dei parlamentari è accusata di corruzione e sono in Parlamento solo per essere protetti. Una situazione pessima.

 
Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis

 

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