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Religione e società

La Repubblica delle Sentinelle

Il caso francese dei giovani che si riuniscono per “vegliare” esprime una reazione al liberalismo-libertario divenuto dispotico. Il desiderio di libertà e forse di una nuova civiltà umanista, qualcosa di nuovo che vuole esistere

Questo articolo è pubblicato in Oasis 18. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 04/05/2018 14:45:07

Oasis n. 18 è disponibile in libreria e online.

 

 

 

 

 

Nel 2012 la Francia ha visto nascere un movimento sociale di notevoli dimensioni. Le imponenti manifestazioni per la difesa del matrimonio e della famiglia rappresentano solamente uno dei tre poli di questo movimento sociale; gli altri due sono costituiti dalle classi lavoratrici private del futuro economico e dagli imprenditori oppressi da una nomenklatura francese.

 

 

La comprensione degli avvenimenti di Francia non attiene alla scienza politica “normale”, quanto piuttosto alla filosofia della Storia. In Francia infatti è sorta nella coscienza comune una nuova e impensata idea della libertà. Ed è un’Idea che tende a darsi un’esistenza oggettiva. Il suo fenomeno, oggi, è ciò che viene già chiamato “Repubblica dei Sentinelle”, dal nome di quei gruppi di giovani che, senza sosta, la notte si riuniscono ovunque sulle piazze pubbliche, per vegliare, cantare, leggere, meditare e pregare.

 

 

La dialettica della Storia occidentale si è dunque rimessa in marcia in Francia? Forse sì. E questo è vero anche altrove. Il mondo intero è in ebollizione. Il liberalismo, diventato libertario e avendo smesso di essere democratico, domina l’intero pianeta, perdendo allo stesso tempo la sua efficienza e la sua dignità. Ma in questa sede ci limiteremo all’esperienza francese, che tuttavia può interessare anche al di fuori della Francia. Illustriamo dunque ciò che in Francia muore e ciò che nasce: una nuova Repubblica e forse una nuova civiltà umanista.

 

 

 

 

 

Ciò che in Francia muore

 

 

Per oltre due secoli, la Sinistra ha rappresentato il grande principio dinamico della storia occidentale. La poesia epica di Hugo, la musica di Verdi o la filosofia di Fichte offrono un’idea della sua grandezza, che era prima di tutto morale: essa celebrava la libertà attraverso il dovere, come autodeterminazione razionale attuata nel rispetto di una legge morale identificata con la Ragione universale. Ne derivava un rispetto della Persona che era quasi una religione dell’Uomo.

 

 

Oggi, nei termini di una filosofia dialettica, la Sinistra è passata nel suo opposto. Il politicamente corretto dichiara: «è proibito pensare». È il tradimento dei Lumi. Reciprocamente, la Destra non è più la Destra per due ragioni: primo, perché la Destra che si definiva in opposizione a una Sinistra non esiste più; secondo, perché la Sinistra aveva trionfato a tal punto da costringere la Destra a sussistere solo come una Sinistra tiepida che ha cessato di esistere con la Sinistra stessa. La Destra aveva rinunciato a difendere tutto ciò nel cui nome aveva per molto tempo resistito all’unilateralità della Sinistra. Ma l’opposizione effettiva alla Sinistra si sentiva svuotata di Ragioni, respinta fuori dalla Storia e condannata a esistere solo come disperazione o in modalità estrema.

 

 

Con un rovesciamento dialettico, avendo ucciso la sua opposizione, la Sinistra ha iniziato a girare in tondo. Credendo di ritrovare un senso, essa cede all’istinto di morte, riducendosi al nichilismo trasgressivo. In Francia, la Sinistra dell’epoca dei Grandi Lumi si era identificata con la libertà pratica, con la politica di Rousseau e la morale di Kant che ne costituiva l’interiorizzazione. La modernità tardiva, con la sua libertà “patologica”, avendo rifiutato la Ragione trascendentale e la morale di Kant ma restando tormentata dal bisogno d’incondizionato e di assoluto, trova un orizzonte solo nella trasgressione, e nel “sempre più trasgressione”. Il nichilismo trasgressivo, pur mantenendo talvolta una fraseologia kantiana, rinuncia totalmente al rigore intellettuale e morale effettivo e all’esigenza civica. S’identifica con una libertà che Kant avrebbe definito non solamente «patologica» ma «demoniaca».

 

 

Allora è sorto lo spirito nuovo. L’abiezione nichilista ha prodotto il rinnovamento del sublime. Ed è un germe che vive nelle menti, una sorta di luce abbagliante che possiamo percepire ma nella quale ancora non discerniamo nulla. La sola cosa che possiamo scorgere è che tutte le categorie politiche usuali appaiono logore, vuote e inconsistenti. Qualcosa di nuovo vuole esistere. Spetta alla filosofia pensarlo ed esprimerlo. Ma sarà chiaro solamente quando tutto sarà compiuto.

 

 

Un movimento imponente anima il popolo, dotato di un’universalità superiore, in grado di restituire un futuro all’umanesimo, e trasversale a tutti i partiti. La classe politica non vede nulla. Procede a ritroso nel nulla. «Come si colloca il movimento sociale rispetto alla Destra parlamentare?» «Rispetto all’estrema Destra?» «E rispetto alla tale frazione della Sinistra?» Sono domande caduche, proprio come l’organizzazione delle forze politiche oggi basate su principi obsoleti. Esiste un vero dinamismo storico, dotato di un nuovo principio spirituale, radicato nella Ragione. Ecco allora che, in poco tempo, sotto la pressione di questo principio, tutti i raggruppamenti esistenti si divideranno in due: a favore o contro. E la Storia andrà avanti.

 

 

Il movimento tende a rifondare la democrazia. Ciò che definiamo in questi termini non è altro che l’alternarsi al potere delle diverse fazioni di una nomenklatura francese unanimemente libertaria e nichilista. A causa del travisamento dei meccanismi di rappresentanza e della falsificazione dell’informazione, le elezioni hanno ormai la sola funzione di far acclamare – indefinitamente (?) – la politica dell’oligarchia libertaria, attraverso procedure formalmente democratiche. Ciò che si produce sotto i nostri occhi non è niente meno che la morte del liberalismo libertario e la rinascita della libertà. Questa verità si fa strada sempre più rapidamente. I politici sono oggetto di un “rifiuto infinito”, come i partiti comunisti poco prima della caduta del Muro, o come, nella Francia del 1789, i marchesi di Versailles.

 

 

Sono gli stessi dirigenti “socialisti” a presentare il socialismo come «l’individualismo più logico e compiuto». La classe politica nel suo insieme è favorevole allo stesso tempo a una politica ultraliberale a livello globale e a un socialismo regionale o municipale difficile da distinguere da un semplice clientelismo. La combinazione dei due distrugge l’economia e l’occupazione. Retoriche ormai trite tollerano la libertà economica libertaria esaltando la scuola e rifiutando l’eredità, formule che mascherano la possibilità per la nomenklatura francese di rafforzare il proprio potere defraudando legalmente le classi medie, di separare queste ultime dalle classi popolari, di regnare sui proletari, sempre più numerosi e che si tenta di abbruttire attraverso il nichilismo di Stato.

 

 

Allo stesso modo, l’idea di una sintesi tra il giacobinismo francese e l’individualismo americano cela una solidarietà di classe, a livello globale, tra una nomenklatura francese composta da alti funzionari, comunicatori e professori della scuola secondaria, e un’oligarchia imperiale anglosassone basata su potenti cartelli e sul militarismo. Il nichilismo trasgressivo, miscela di razionalizzazioni e mistificazioni al servizio del comfort mentale e dell’interesse di classe della nomenklatura, non richiede una discussione razionale ma una spiegazione riduzionista.

 

 

È questa brodaglia intellettuale (un nietzschismo di bassa lega, semplice razionalizzazione dell’arbitrario individualista) che il Governo ha deciso di propinare ai giovani, per distruggere la loro forza morale e così dominarli meglio. Per esempio, fintanto che le francesi e i francesi trascorreranno il loro tempo a domandarsi se sono uomini, donne, o individui neutri, non si domanderanno se sono sfruttati. È infatti la stessa sofistica scadente a giustificare allo stesso tempo lo sfruttamento economico e la proposizione di queste domande assurde. La nuda verità è che il liberalismo libertario sta ristabilendo il dogmatismo culturale, il dispotismo politico e una sorta di schiavitù economica. E tenta di farlo nel momento in cui è fallito e screditato. Questa miscela di debolezza e dismisura rende la situazione rivoluzionaria.

 

 

Il nichilismo trasgressivo può esistere in due versioni: la prima è quella del “Superuomo”, la seconda è quella dell’“Ultimo uomo”. Uno preferisce la violenza, l’altro l’astuzia. Il primo nichilismo appartiene, secondo l’espressione di Nietzsche, a una «trionfante bestia bionda», in piena salute, che accetta il suo destino di morte, purché sia eroica e grandiosa. L’“Ultimo uomo” è piuttosto un vecchio egoista che, secondo l’espressione di La Bruyère «comprerebbe un istante di vita in più al prezzo dell’estinzione del genere umano». Chi si crede un Superuomo è un guerriero criminale che sogna la bella morte. L’Ultimo Uomo è un amministratore malthusiano. Sogna la dolce morte, la decrescita e a volte anche la sparizione del genere umano. Rinunciando a qualunque sublimazione culturale, l’Ultimo Uomo si abbandona allo stesso tempo all’istinto di piacere e all’istinto di morte. Sceglie di chiamare «nuova civiltà» il suo ritorno alla barbarie.

 

 

Poiché da qualche parte nella mente umana rimane sempre un barlume dell’idea di Assoluto, questa libertà di trasgressione che rifiuta la Natura, Dio e la Ragione è paradossalmente condannata a fondarsi sull’assoluto del Nulla. Morale d’immoralismo trasgressivo e metafisica nichilista: è questa la dottrina ufficiale. Il nichilismo trasgressivo è il nucleo di una cultura di Stato che la nomenklatura pretende d’introdurre per distruggere tutte le forze di resistenza morale al ristabilimento della schiavitù, a cominciare dalla famiglia. E lo fa con un’aggressività e un’intolleranza da lungo tempo sconosciute.

 

 

I liberali-libertari scelgono una fuga in avanti nell’aberrazione e nella dittatura per tentare di conservare l’iniziativa e il potere in un mondo che insorge contro il liberalismo amorale. Ma, dialetticamente, è proprio questa fuga in avanti nell’abiezione a far nascere la sublime novità nello spirito.

 

 

 

 

 

Una nuova Repubblica

 

 

La sola negatività di una rivolta contro la dittatura nichilista non basterebbe a produrre in Francia un movimento di tale ampiezza e profondità. All’opera è un nuovo principio spirituale. Ci troviamo di fronte a un rovesciamento dialettico nella cultura, un rovesciamento di portata storica che conduce al completo rinnovamento delle regole. Oggi la legittimità si contrappone a una legalità (o parvenza di legalità) che alle tirannie non è mai mancata. L’aspetto più interessante è che tale legittimità è la legittimità di una nuova Repubblica. Attraverso l’opposizione a leggi barbare e regole economiche e fiscali inique, oggi si esprimono non tanto un conservatorismo d’inerzia o una reazione senza immaginazione, quanto l’essenza pura della dottrina repubblicana francese, profondamente trasformata da uno sforzo infinito e vittorioso per sottrarsi alla barbarie. Di fronte al dispotismo, un profondo rinnovamento repubblicano ispira l’idea di un progetto democratico per il futuro al quale l’oligarchia libertaria non ha nulla da opporre.

 

 

Colta nel suo livello di universalità più alto, l’idea della Repubblica è quella di una società che cerca di soddisfare, nella misura del possibile, una sete di libertà assoluta, conforme alla vera natura dell’Uomo. Il patto sociale di una Repubblica ha per oggetto la costruzione di una società unita nell’ideale di una libera vita in società. Questo ideale umanista, considerato nel suo più elevato livello di universalità, non ha nulla che non sia giusto e ragionevole, così come nessuno può ragionevolmente fingere di non vedere la differenza che esisterà sempre tra l’ideale e il reale.

 

 

Rousseau ha dato di questo concetto un’interpretazione molto individualista, da cui deriva purtroppo il giacobinismo, matrice di tutte le ideologie. Ma una nuova Repubblica sorge dalla negazione di un nuovo dispotismo. Essa considera l’Uomo come membro di un «corpo formato da membra pensanti», secondo l’espressione di Pascal, e ritrova l’idea di una giustizia oggettiva, fondamento di un nuovo bene comune economico. L’idea della Repubblica acquisisce allora una forma più nobile. In Francia sta emergendo un’idea superiore di Repubblica, suscettibile di unificare tutte le sue tradizioni (politiche, filosofiche, mistiche).

 

 

La lotta per il matrimonio, per l’occupazione e l’impresa, e quella in comune contro un’ideologia che giustifica le tre tirannie (culturale, economica e politica) sono i pilastri di questo movimento che lotta anche per i diritti umani fondamentali. L’idea della libertà assoluta, una volta separata da premesse individualiste e ricondotta al senso della famiglia, della vita, della legge naturale, del diritto al lavoro e di poter agire nel mondo, comporta l’apertura di una dimensione mistica, il rispetto di questa dimensione e della persona che la ospita, e una tensione verso una giustizia utopica e pazientemente ragionevole. Questo è lo spirito che sta sorgendo, quello della nuova Repubblica francese.

 

 

Questo spirito ispira un’opposizione molto radicale. Ognuno può vedere che le leggi barbare sulla famiglia, introducendo il principio dell’arbitrio totale nella cellula elementare della società (la coppia e la sua discendenza), preparano la giustificazione della sottomissione di tutti all’arbitrio indefinito degli ideologi e dei loro fantasmi. La presa di coscienza delle famiglie non è che una delle dimensioni di una presa di coscienza nazionale unanime di domani. Quest’ultima si produrrà nel momento in cui convergeranno l’indignazione degli strati popolari economicamente oppressi dall’ordine libertario, la ferma determinazione delle famiglie culturalmente oppresse dallo stesso ordine libertario e la resistenza dei datori di lavoro e degli imprenditori gravati dall’ordine fiscale e amministrativo. Quest’ultimo è un vero e proprio sistema di privilegi di cui la nomenklatura libertaria beneficia. Presto l’oligarchia non potrà più governare creando divisioni. La Francia ricostruirà la propria unità, ritroverà un dinamismo e la sua Storia, in una nuova resistenza che distruggerà il dispotismo.

 

 

 

 

 

L’intuizione di una futura civiltà umanista

 

 

Al naufragio della Sinistra come principio spirituale non segue né il nulla che si poteva temere, né una semplice reazione, ma una speranza di libertà sostanziale e di rinascita, di cui le Sentinelle sono il simbolo. È un nuovo momento della storia occidentale, che si lascia interpretare classicamente come una dialettica di liberazione. Mi si perdonerà la rapidità della panoramica: la ragione ellenica, il diritto romano, la fede e la religione cristiana hanno per primi favorito questa liberazione. A partire dalla fine del Medioevo il Cristianesimo, che fino a quel momento era stato accolto da liberatore, ha cominciato a essere rifiutato come fattore di oppressione. La civiltà europea si è organizzata sempre più nettamente attorno a questo o quell’umanesimo senza Dio, che diventava purtroppo un umanesimo contro l’Uomo. Tuttavia, l’aspetto ultimo delle cose è passato per molto tempo inosservato. Alla fine il liberalismo civilizzato ha lasciato il posto alla nuova barbarie ideologica e libertaria. Un tempo il liberalismo libertario ha potuto sembrare praticabile perché parassitava allo stesso tempo la cultura e la civiltà cristiana, la cultura e le istituzioni dei grandi Lumi (kantiani), così come la cultura classica. Ma è giunto il momento in cui il parassita non può più vivere, tanto ha indebolito l’organismo parassitato. Non siamo più in presenza di una cultura autentica, sufficiente, capace di produrre etica e speranza, ma di una costruzione ideologica, i cui adepti lavorano per distruggere con intolleranza la totalità delle culture sostanziali, senza le quali nulla potrebbe sussistere al di fuori della schiavitù e del dispotismo.

 

 

Poiché la Sinistra ha rinnegato i Lumi, la libertà si ridefinisce nella coscienza come negazione radicale ma viva del nichilismo. Dovendo fare i conti con la verità della trasgressione, la nuova libertà si definisce come trasgressione della trasgressione. Essa pratica il dubbio cartesiano radicale di fronte alle parole dei media e della nomenklatura e la trasgressione metodica del politicamente corretto. Sa che occorre ricostruire un bene comune economico e che questo non sarà possibile senza collegare le libertà alla loro nuova verità comune, quella della trasgressione della trasgressione. Questa trasgressione ritrova la verità del bene e la legge naturale. Per questa ragione le Sentinelle manifestano la forma di pensiero sostanziale e di verticalità metafisica necessarie alla nuova società libera. Questi giovani ragazzi e ragazze operano una trasgressione creatrice. In verità la rivoluzione francese non si è conclusa, ma non è quella che si pensa. Lo spirito francese torna così al punto di biforcazione in cui la sua libertà ha creduto di potersi distaccare dal Cristianesimo e viceversa. Esso ripensa alle idee di Dio e dell’Uomo, dell’Uomo-Dio e della libertà, medita sul futuro dell’umanesimo, ritrova la figura non atea dell’Uomo-Dio, intuisce che non si può far vivere una società libera senza una prospettiva di Uomo-Dio. Ma quale, visto che l’Uomo contro Dio non può essere un Uomo-Dio? Lo spirito francese comprende che la fede nell’Uomo-Dio non può vivere, inversamente, senza un’ascesa umana comune, anche politica, verso la libertà infinita, al contempo utopica e non utopica. Infatti, il semplice inserimento dell’Uomo in un ordine legale morale e religioso non è sufficiente né all’Uomo né tantomeno a Dio.

 

 

La vile trasgressione attraverso la quale si viola la legge che prescrive il bene può essere superata solo da una seconda trasgressione nobile e infinita con la quale si rifiuta solennemente questa prima trasgressione. L’atto di virtù è ormai una trasgressione della trasgressione. Questa trasgressione della trasgressione può fondarsi nobilmente su qualcosa di diverso da una trasgressione infinita e santa, operata dall’Assoluto stesso, cioè l’«Incarnazione»? È questa la questione che emerge per forza. Perciò, il rispetto per la misteriosa figura di Gesù e per la sua persona occupano un posto rilevante nella Repubblica delle Sentinelle.

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