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Cristiani nel mondo musulmano

Le sfide di una piccola Chiesa nel Marocco che cambia velocità

Il Marocco non si trova al centro dell'attenzione internazionale, ma il suo è un ruolo chiave all'interno della complessità del mondo arabo, per lignaggio, per storia, per il dinamismo che esprime a vari livelli (e che certo non va letto applicando le categorie occidentali). Un tasso di crescita economica che sfiora l'8% annuo, riforme che hanno suscitato clamore (come quella del diritto di famiglia), il ruolo di una monarchia che cerca di coniugare tradizione e modernizzazioni: qualcuno ha definito il Marocco «la Spagna di trenta anni fa», una similitudine usata senza dubbio in chiave positiva. Nel paese c'è una piccola minoranza cristiana, una comunità certo «straniera», come si leggerà nell'intervista, eppure consapevole e vitale. L'Arcivescovo di Rabat, Vincent Landel, ne è un illuminante punto di riferimento. A lui Oasis ha chiesto di fare da guida nella conoscenza e nella comprensione del suo Paese e della situazione religiosa.

 

 

Che realtà è quella dei cristiani in Marocco?

 

 

Il Marocco è un paese in cui i cittadini sono musulmani (o ebrei, per un piccolissimo numero). I cristiani sono tutti stranieri: praticamente tutti di passaggio, restano in Marocco soltanto il tempo di una missione economica o per i loro studi. Gli unici cristiani residenti in permanenza sono i pieds noirs, che hanno vissuto qui tutta la loro vita, ma che ora iniziano ad avere una certa età, e le donne cristiane che hanno sposato cittadini marocchini. Ma su una popolazione di 33 milioni d'abitanti, questa comunità cristiana deve aggirarsi all'incirca sulle 30 mila persone, un'infima minoranza in seno a una società musulmana.

 

Tra questi cristiani si conta un piccolissimo gruppo di ortodossi russi e greci; una comunità anglicana molto ridotta; una comunità più consistente di protestanti francofoni o anglofoni; infine la comunità cattolica, che si stima raggruppi all'incirca 25 mila persone, ripartite in una trentina di città del regno. I responsabili di queste varie Chiese si ritrovano, nella forma di un Consiglio delle Chiese, una volta ogni tre mesi, per riflettere sul "senso della nostra presenza". Il Consiglio è assolutamente informale, ma ci permette di manifestare la nostra comunione, la nostra riflessione comune e la nostra amicizia.

 

 

E la Chiesa cattolica?

 

 

La nostra comunità cattolica è ricca di 90 diverse nazionalità; composta di pieds noirs e di donne sposate a cittadini marocchini, ma anche da numerosissimi studenti dell'Africa sub-sahariana e da espatriati; per questo ogni anno la nostra comunità vede partire il 20% della sua popolazione e ne accoglie il 20% di nuova; la nostra ricchezza è di essere continuamente in movimento e in stato di accoglienza. Per la sua popolazione la nostra comunità è molto giovane: si stima che l'età media sia intorno ai 35 anni. Da diversi anni essa vede passare sempre più immigrati clandestini, che aspirano tutti a recarsi in Europa; ma, da corridoio di transito, il Marocco è divenuto una trappola in cui tutte le speranze si perdono in mare. Un'altra popolazione, anch'essa molto mobile, è rappresentata dai turisti.

 

 

La diocesi di Rabat ha solo cinque preti incardinati (di più di 75 anni), ma può contare su una quarantina di altri preti diocesani fidei donum o religiosi, che provengono da quindici nazioni diverse. Il numero complessivo può sembrare alto, ma immaginate una diocesi che si estende per duemila chilometri da nord al sud e per mille da est a ovest... Abbiamo coscienza di non essere sacerdoti per dei cristiani, ma per degli uomini e delle donne, per testimoniare un Amore che ci supera. Per vivere questa presenza significativa, abbiamo la grazia di avere 150 religiose (di venticinque nazionalità diverse) di vita attiva, e tre monasteri di vita contemplativa: uno di clarisse, uno di monache di rito orientale e il monastero dei trappisti, che continua il tipo di presenza vissuto a Tibhirine.

 

 

Nella vita pubblica c'è un ruolo dei cristiani?

 

 

La nostra prima sfida come Chiesa è di vivere la comunione; comunione che deve farsi attorno a Gesù Cristo e al Marocco e non a questa o quella cultura o nazionalità. Si tratta di una vera sfida perché non abbiamo tutti gli stessi tipi di formazione ecclesiale e i nostri cammini spirituali sono così diversi; ma su questa strada abbiamo un fratello nella persona del Beato Charles de Foucauld, che ritrovò la fede della sua infanzia vedendo pregare i musulmani lungo le strade, in Marocco. Non ci accomunano neppure i motivi per cui siamo in Marocco; quelli che vi giungono per lavoro o studio devono comprendere un po' alla volta che sono in prima fila nell'incontro con questo mondo dell'Islam e che la loro testimonianza cristiana è una dimensione essenziale.

 

 

La nostra seconda sfida è quella della fiducia: in primo luogo, la fiducia tra noi cristiani; non esistono culture superiori alle altre; e poi occorre aver fiducia nel popolo che ci accoglie. Sarà proprio questa fiducia a permetterci di instaurare legami di amicizia, di rispetto, di conoscenza reciproca e di comprensione. Tale fiducia deve passare attraverso molta umiltà e l'accettazione del "totalmente altro che è il diverso". Nella misura in cui esisterà una tale fiducia, potranno nascere il vero incontro e il dialogo.

 

 

Esistono diverse scuole e centri culturali…

 

 

È a causa di questa fiducia che possiamo prestare un servizio di educazione attraverso le nostre scuole cattoliche (che seguono il programma marocchino aggiungendovi un bilinguismo totale). Esse accolgono praticamente solo allievi musulmani; tutti gli insegnanti e quasi tutti i dirigenti sono musulmani. Ma è l'Arcivescovo cattolico a fare da garante per queste istituzioni, e un prete accompagna la comunione tra di esse. L'unità e la fiducia si creano attorno a un progetto pedagogico che abbiamo stabilito insieme, cristiani e musulmani. Accogliamo così, in biblioteche o centri culturali, numerosi giovani dei licei, dell'università o dei dottorati. Anche lì offriamo un servizio di presenza gratuita e di accompagnamento. Alcune suore sono poi infermiere in strutture nazionali, e moltissimi cristiani partecipano alla vita delle associazioni che si sono costituite in tutto il paese. A modo suo, attraverso la Caritas, la Chiesa accompagna alcuni progetti che sono segni della carità di Cristo per tutti gli uomini.

 

 

Come sono le relazioni con le istituzioni e le autorità dello Stato?

 

 

Nella misura in cui rispettiamo, saremo rispettati; la realtà fondamentale è che percepiamo che le autorità hanno fiducia in noi; sanno che la Chiesa Cattolica non cercherà di fare il doppio gioco e non tenterà di fare proselitismo.

 

 

I cristiani si sentono stranieri? Anche in Marocco si assiste al fenomeno dell'abbandono dei cristiani?

 

 

I cristiani non si sentono stranieri; sono stranieri. Tuttavia godono di una libertà di culto totale, con le chiese sempre aperte. Pur essendo stranieri, sono rispettati nella loro fede. Chiamiamolo come ci pare, ma un marocchino può essere solo musulmano, non ha diritto di essere senza religione. Se un cristiano vuole sposare una donna marocchina, è obbligato a convertirsi all'Islam. Credo che sia importante non confondere la tolleranza, parola che ricorre in tutti i discorsi, e la libertà religiosa!

 

 

Evangelizzazione: cosa significa questa parola per la Chiesa marocchina?

 

 

Per noi non si tratta d'incontrare l'Islam; ogni giorno, nella nostra vita quotidiana, incontriamo però persone musulmane. È in questi incontri umani e nella vita concreta che impariamo a stimarci, a comprenderci e conoscerci. Vedendoci vivere gli uni gli altri, impariamo a conoscere il cammino spirituale vissuto. È a questo livello di vita spirituale che possiamo progredire. Tutto ciò avviene tra amici. Anche se qualcuno di noi viene qualche volta invitato a parlare di un tema religioso, non c'è alcun incontro sul piano istituzionale. Credo che i tempi non siano ancora maturi per una cosa di questo genere; occorre accettare di rientrare nel tempo di Dio. Il momento attuale è quello di "fare delle cose" insieme, in particolare sul piano dell'educazione, della promozione della donna, dello sviluppo o della pace. Forse adagio adagio potremo riflettere su alcuni temi di etica in cui ci ritroviamo uniti.

 

 

I cristiani europei e occidentali comprendono e aiutano i loro confratelli del Marocco? C'è qualcosa che potrebbero fare?

 

 

È difficile capire la nostra Chiesa dall'esterno; quante volte ho sentito dire «ma voi a che cosa servite?» oppure «ma voi avete un numero assolutamente esagerato di preti». Occorre che l'Occidente comprenda che la vitalità di una Chiesa non va giudicata sulla base di una "efficacia" numerica. Come ci ricordava Giovanni Paolo II nel corso di una visita ad limina, «la vostra Chiesa è un segno e a un segno non si domanda d'essere grande, ma di significare qualche cosa». E il mio predecessore amava ripetere che «se la Chiesa non esistesse in Marocco, mancherebbe qualcosa alla cattolicità della Chiesa». Di contro, se possiamo fare Chiesa in Marocco, è perché la Chiesa universale ci aiuta sul piano delle persone. Anche se le vocazioni vanno diminuendo in Europa, è importante che continuino a giungere preti fidei donum europei, anche se abbiamo già alcuni fidei donum sub-sahariani. D'altra parte, quando venite in Marocco da turisti, non abbiate paura d'incontrare la comunità cristiana, di venire a pregare con essa: ne resterete stupefatti.

 

 

Alcuni cristiani occidentali ci aiutano un po' finanziariamente, e noi li ringraziamo, ma occorrerebbe accrescere tale aiuto. Ciò che desidereremmo è che associazioni o ONG cattoliche, prima di lanciare progetti in Marocco, venissero a riflettere un poco con la Chiesa che vive sul posto. Perché ci accorgiamo che l'Europa ha deciso alcuni criteri e agisce di conseguenza, senza ascoltare minimamente ciò di cui noi pensiamo di avere un reale bisogno.

 

 

E poi sarebbe necessario che i cristiani occidentali guardassero al musulmano come a un fratello con cui si può vivere, con cui si può collaborare, con cui si può costruire un mondo in cui ci si ami.

 

 

Il rapporto con l'Islam…

 

 

Per cercare di comprendere ciò che si vive in Marocco, occorre prendere coscienza che Sua Maestà il Re è al tempo stesso il Comandante dei credenti. Quindi il dato politico, quello religioso e quello sociale sono mescolati. È ciò che fa la caratteristica del Marocco.

 

È vero che abbiamo visto integralisti musulmani all'opera in attentati in diverse parti del mondo, e anche nello stesso Marocco; ma l'Islam che si vive in Marocco non è questo. Esistono alcune persone che ruotano nell'orbita fondamentalista, ma occorre fuggire la generalizzazione.

 

È anche vero che un partito politico di tendenza islamista presenterà numerosissimi candidati alle prossime elezioni; ma non demonizziamolo troppo in fretta.

 

In alcuni luoghi ci è risultato difficile lavorare con associazioni musulmane nel campo sociale e umanitario, ma in generale collaboriamo senza problemi.

 

 

Quasi sempre in Occidente non si fanno distinzioni: l'Islam viene visto come un'unica realtà, al massimo, negli ultimi anni, si è fatta strada una distinzione tra Islam tradizionale e Islam radicale; a volte si parla di Islam moderato. Quale è la sua visione dell'Islam in Marocco?

 

 

Alcune potenze occidentali vorrebbero imporre al Marocco la loro visione dell'Islam; ma questo non è assolutamente affar loro. Rimane invece una questione sulla libertà religiosa, non dobbiamo però prendere coscienza che questa nozione si è presentata in un contesto "dominante" ebraico-cristiano? Non avremmo interesse a ripensarla oggi in un contesto multiculturale e interreligioso? Ci sarebbe sicuramente modo di incontrarsi e riconoscersi.

 

Anche se qualche volta si registrano tristi ritorni all'indietro nella stampa, è evidente una certa libertà di espressione; una libertà impensabile qualche anno fa. Tutto ciò fa avanzare la vita sociale, che è fortemente segnata dall'Islam. In particolare durante il mese di Ramadan, tutto si conforma al ritmo religioso, lavoro, cibo, preghiera, elemosina.

 

 

In passato era molto forte il ruolo delle confraternite, come gli 'Issâwa: sono ancora una realtà significativa?

 

 

Esistono confraternite sufi, ma non possiamo dire che esse siano un fenomeno generalizzato.

 

 

C'è un'avanzata del fondamentalismo islamico? In che senso? Frange terroriste sono state coinvolte negli attentati di Madrid. Come è stata e come viene vissuta dalla maggioranza la presenza di questi gruppi?

 

 

È vero che da un lato vediamo sempre più donne con il velo (alcune portano con decisione il Hijâb) e sempre più musulmani aggiungono una settimana al santo mese di Ramadan; ma non per questo posso dire che vi sia una radicalizzazione nell'Islam; chi sono io come straniero per poterlo affermare?

 

Infatti, da un altro lato si vedono pensatori venire dall'Europa a tenere conferenze. Si vede questa o quella rivista parlarne apertamente, in senso critico; ciò sarebbe stato impensabile qualche anno fa.

 

Sicuramente si nota che il Ministero degli Habous ha esteso il suo controllo sulle moschee per regolamentare un po' ciò che può essere detto e fatto nei luoghi di culto, e anche per regolamentare la costruzione di questi edifici religiosi. Da diversi anni viene portata avanti una formazione sistematica degli imam con una certa apertura alle altre religioni; e in questa formazione si contano anche delle donne, le mourchidates .

 

 

La piccolissima comunità ebraica ha ancora un ruolo in Marocco? Come si colloca nella società musulmana?

 

 

La comunità ebraica conta da tremila a cinquemila unità, mentre, al momento dell'indipendenza, gli ebrei erano diverse centinaia di migliaia. Sono di nazionalità marocchina e sono attivi soprattutto nel commercio, e c'è sempre un rappresentante di questa comunità a Palazzo. Quale influenza possieda non so, ma il Marocco è sempre disponibile a propiziare i legami tra Israele e Palestina attraverso incontri diplomatici discreti. E i santi ebrei sono rispettati; ogni anni moltissimi israeliani arrivano da Israele, senza difficoltà, per recarsi a pregare sulle loro tombe.

 

 

Che impatto ha avuto sulla società la riforma del Codice di famiglia?

 

 

Sul piano sociale la Moudawana, o Codice di famiglia, è una rivoluzione che porterà frutti a lungo termine; si tratta infatti di far cambiare una cultura in cui la donna era una eterna minore. Vediamo ora emergere donne con grandi responsabilità e si creano associazioni di donne per far progredire e mettere in pratica i diritti femminili. Occorrerà attendere tutta una generazione perché i diritti delle donne siano perfettamente applicati. L'educazione cerca comunque di muoversi in questa direzione, anche nelle campagne.

 

 

Cultura araba e cultura berbera: qual è il loro rapporto?

 

 

Sul piano culturale, da qualche anno si comincia a prendere in considerazione la cultura berbera, che è stata anche riammessa a scuola. Ma siamo appena agli inizi. Le popolazioni si mescolano sempre più a causa dell'urbanizzazione, ma la separazione tra arabi e berberi resta molto viva a livello familiare. La difficoltà viene dal fatto che ci sono almeno tre lingue berbere diverse, così come c'è l'arabo che si impara a scuola (e che è lo stesso in tutto il mondo arabo) e l'arabo che si parla in casa. Tuttavia attualmente si sta facendo un grande sforzo culturale. Non siamo più all'epoca in cui esisteva un conflitto aperto tra queste diverse lingue.

 

 

La situazione economica sembra in notevole miglioramento. I giornali europei parlano del "decollo del Marocco", di una "marcia forzata" verso la modernizzazione...

 

 

Arrivando in Marocco, si ha l'impressione di essere già in Europa: le città pulite, le infrastrutture stradali o aeroportuali; il Marocco è in piena costruzione; tanto al nord quanto al sud del Paese, spuntano nuove costruzioni nel giro di qualche settimana. Si sviluppano progetti grandiosi, anche sociali. Si avverte un grandissimo dinamismo; ma questo porta reali vantaggi alla classe popolare? Non appena si esce dai centri città o dai sistemi autostradali, si aprono periferie smisurate, anch'esse in crescita vertiginosa, e spesso nascoste da mura. Tutto questo sviluppo sembra essere fatto per un piano turistico di alto livello.

 

Si constata anche una crescita molto forte della compagnia aerea, la RAM, che si è impadronita di tutto il segmento di mercato rappresentato dall'Africa subsahariana. Casablanca diventa sempre più uno scalo imprescindibile per andare dall'Europa o dall'America verso tutti questi paesi del sud. Tutto ciò è indice di una grande apertura sul continente africano, in collegamento con l'Europa. Tutti gli aeroporti del paese sono in fase di ampliamento per poter accogliere il fiume di turisti che vengono a scoprire il paese, così vicino all'Europa e così ricco di potenzialità, ma con il gran pericolo di vedere le agenzie immobiliari turistiche trasformare alcune città e certi magnifici siti. Esiste il fondato rischio di venire a visitare il Marocco senza incontrare neppure un marocchino!

 

 

La crescita economica crea tensioni nella società tradizionale?

 

 

L'economia si sviluppa, ma non al ritmo della popolazione, che non cessa di crescere; ciò fa sì che vi siano continuamente manifestazioni di diplomati disoccupati e che spesso i giovani sognino soltanto di andare a lavorare in Europa; tanto più che quasi tutti hanno parenti, più o meno lontani, che lavorano in uno di quei Paesi e che ritornano in patria durante le vacanze estive con un mucchio di regali. Così molti giovani le chiederanno continuamente di aiutarli a procurarsi un visto o un contratto di lavoro! La popolazione è sempre più urbanizzata, perché a causa della mancanza d'acqua l'agricoltura diminuisce sempre più; e a ogni siccità la campagna si svuota, anche se è in atto un grande sforzo per elettrificare anche i più piccoli villaggi e portarvi l'acqua.

 

 

Come vede in questo scenario il ruolo della monarchia? Nell'ambito del grande e multiforme mondo arabo quale è il contributo specifico del Marocco?

 

 

Il Re nomina il Primo Ministro e gli sceglie un Governo; vi sono anche due Camere per assicurare la democrazia. Ma il ruolo del Re è lungi dall'essere onorifico. Sul piano della politica internazionale, il Marocco è in grande difficoltà con l'Algeria, il che impedisce al Marocco di far parte dell'Unità Africana; la UMA (Union du Maghreb arabe) è sempre in gestazione, ma non potrà vedere la luce finché la situazione rimarrà questa. Stando così le cose, il Marocco, sul piano economico, guarda decisamente verso l'Europa e gli Stati Uniti. Anche sul piano diplomatico il Marocco è molto importante, se si considera il numero di rappresentanze diplomatiche da tutti i continenti. C'è persino una nunziatura che si occupa solo del Marocco!

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