In epoca moderna è riemerso un approccio fortemente letteralista alla Scrittura, che privilegia alcune interpretazioni trasmesse dalla tradizione a scapito di altre letture altrettanto valide

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Ultimo aggiornamento: 19/06/2024 12:32:21

In epoca moderna è riemerso un approccio fortemente letteralista alla Scrittura, che privilegia alcune interpretazioni trasmesse dalla tradizione a scapito di altre letture altrettanto valide. Chi adotta il metodo testuale sembra credere che questo fornisca il più elevato grado di certezza rispetto al “significato” del testo. Altri ritengono necessaria la considerazione del contesto in cui i musulmani vivono.

 

L’etica islamica, il diritto e la teologia si fondano principalmente sul Corano e sulla sua applicazione pratica da parte del Profeta Muhammad e delle prime comunità musulmane. Considerata la centralità del testo sacro per i musulmani, una delle discipline più importanti nella tradizione islamica è l’esegesi coranica. Nel corso degli ultimi 1400 anni, i musulmani hanno sviluppato una varietà di approcci al Corano e alle scienze ausiliarie dell’esegesi. Questa ricca letteratura mostra come, in generale, i musulmani non si siano accostati al Corano con un metodo puramente “letteralista”, ma abbiano fatto ricorso a un’ampia gamma di principi e strumenti interpretativi per mettere l’orientamento, i consigli e le istruzioni contenute nel testo sacro in relazione con i contesti, le circostanze e le esigenze mutevoli delle società musulmane.

 

Nonostante questa varietà esegetica, l’epoca moderna ha visto riemergere un approccio fortemente letteralista alla Scrittura, che privilegia tra l’altro alcune interpretazioni dei testi trasmesse dalla tradizione a scapito di altre letture potenzialmente altrettanto valide. Tale approccio può essere definito “testuale”.

 

Chi adotta il metodo testuale sembra credere che esso fornisca il più elevato grado di certezza rispetto al “significato” del testo e ritiene che questo consenta di muoversi nell’estrema complessità e fluidità dell’esperienza contemporanea attraverso una cornice di idee semplice e inequivocabile. L’affermazione di questo approccio testuale e l’attrattiva che esercita su un numero cospicuo di musulmani nel mondo è una delle sfide più serie che intellettuali e pensatori di oggi devono affrontare[1]. Diversi studiosi musulmani contemporanei hanno criticato le semplificazioni prodotte dal letteralismo. Muhammad Hashim Kamali, eminente studioso afgano di giurisprudenza islamica e per molti anni professore all’Università islamica internazionale della Malesia, sostiene ad esempio che questo letteralismo testuale sia inadatto ad affrontare le sfide che la società contemporanea pone alle società musulmane e alla legge islamica[2]. Lo studioso indonesiano Yudian Wahyudi ritiene che, concentrandosi esclusivamente sul significato letterale del testo e ignorando un fattore cruciale come il contesto, i letteralisti producono interpretazioni parziali e spesso contradditorie[3]. Khaled Abou El Fadl, giurista kuwaitiano che insegna alla UCLA (Università della California), continua a sottolineare come una delle caratteristiche più allarmanti dell’approccio letteralista sia la mancanza di attenzione per i principi morali ed etici dell’Islam. Per Abou El-Fadl il letteralismo produce un’immagine distorta del Dio coranico e travisa alcune questioni chiave come la prospettiva islamica sulle donne[4].

 

La ricerca di nuovi strumenti

 

È in questo quadro che studiosi musulmani di diverse provenienze, discipline e scuole di pensiero hanno iniziato a sviluppare nuovi strumenti per interpretare il Corano, e in particolare i suoi testi etico-giuridici. L’idea alla base del loro metodo, in realtà non nuova, è che alcuni insegnamenti del Corano siano di natura contestuale: che vi sia cioè una stretta correlazione tra il testo della rivelazione coranica e il contesto in cui essa è avvenuta. Mentre la maggior parte degli insegnamenti del Corano è rimasta pertinente e valida anche nei contesti e nelle generazioni successive, alcuni di essi potrebbero essere diventati meno pertinenti, se non addirittura inadeguati, con il mutare dei tempi. Ad esempio, sono intervenuti cambiamenti significativi rispetto al modo in cui nella società sono intesi il ruolo e la funzione della donna. Nell’Arabia dell’inizio del VII secolo, spesso le donne dipendevano socialmente ed economicamente dai membri maschi della loro famiglia, in particolare dai padri o dai mariti. Oggi, in molte società non è più così e potrebbe perciò essere necessario reinterpretare gli insegnamenti coranici relativi a questo tema. In caso contrario essi potrebbero perpetuare norme e valori problematici e privare dei propri diritti alcuni segmenti della popolazione.

 

In generale, la “contestualizzazione” implica due attività essenziali: l’individuazione del messaggio o dei messaggi fondamentali che emergono dal testo coranico nel processo di interpretazione e la loro applicazione a contesti diversi. Il messaggio si determina in base al modo in cui il testo coranico è stato compreso e applicato nel suo contesto originario. Esso è poi “tradotto” e applicato al nuovo contesto contemporaneo. Il processo di “traduzione” del messaggio richiede una conoscenza approfondita sia del “macro-contesto” originario sia del “macro-contesto” attuale, cioè dei due contesti in tutte le loro dimensioni (sociale, politica, economica, intellettuale e culturale), tra i quali l’interprete si muove incessantemente senza ignorare i contesti attraverso i quali la comprensione del testo è transitata.

 

Uno dei compiti essenziali dell’interpretazione contestuale è dunque quello di esaminare le fonti, la storia e le tradizioni più rilevanti per ricostruire il contesto in cui il testo coranico è stato rivelato e i valori dominanti di quell’epoca. Poiché l’interprete odierno del Corano è cronologicamente molto lontano dal momento della rivelazione, la ricostruzione del contesto originario sarà sempre difficile e problematica. Non è facile ottenere un quadro completo del mondo dell’epoca, con tutte le sue complessità, gli attori chiave, le istituzioni, i valori, le norme e i quadri intellettuali e culturali di riferimento. Per questo motivo nessuna ricostruzione del contesto da parte dell’interprete coranico potrà mai essere considerata sacrosanta o definitiva. Nonostante questo limite, il processo di ricostruzione resta una parte importante dell’interpretazione contestuale. Piuttosto occorre guardare a tale processo come a un cantiere perennemente aperto, e più informazioni si raccolgono sul mondo in cui il testo coranico è stato rivelato, più la ricostruzione sarà accurata.

 

Quanto invece al macro-contesto contemporaneo, l’interpretazione contestuale deve analizzare gli elementi economici, sociali, culturali e intellettuali connessi con le questioni che emergono nell’interpretazione di un particolare testo coranico. Forse uno degli aspetti più rilevanti del macro-contesto moderno è l’enfasi posta sull’importanza della “ragione” e sulla rinuncia all’imitazione cieca dei primi studiosi.

 

In epoca moderna, studiosi come l’egiziano Muhammad ‘Abduh (m. 1905), e coloro che sono stati influenzati dal suo insegnamento, sono tornati a mettere l’accento sul ruolo della ragione nell’interpretazione del Corano, tanto che l’approccio di ‘Abduh è stato definito “un’ermeneutica razionale e moderna”[5]. Agli occhi di ‘Abduh la relazione tra ragione e rivelazione era chiara: sono entrambe fonti importanti e dovrebbero completarsi a vicenda[6]. Lo shaykh egiziano riteneva infatti che la ragione non fosse in antitesi con il Corano e l’Islam, ma fosse piuttosto la chiave per la loro comprensione[7].

 

Con questa attenzione per la ragione, l’interprete contestuale analizza i fatti, le norme, i valori e le istituzioni associati alla questione specifica sollevata nel testo coranico e li confronta con quelli del macro-contesto dell’inizio del VII secolo al fine di determinare come il messaggio coranico possa essere “tradotto” nel contesto del XXI secolo.

 

Quattro fasi

 

Benché esistano diversi modi di accostarsi al Corano secondo il metodo dell’interpretazione contestuale, nei miei scritti riassumo questo approccio in quattro fasi.

Nella prima fase l’interprete dovrebbe riflettere sulla parola del testo coranico, sulla sua natura e sulla sua importanza per i musulmani. Dovrebbe anche considerare la propria visione del mondo, le proprie esperienze di vita, l’educazione che ha ricevuto, i propri valori e i propri preconcetti così come le norme e i valori della società in cui vive. L’obiettivo di questo processo è riconoscere come questi fattori condizionino l’interprete e il suo lavoro di interpretazione.

 

La seconda fase prevede che l’interprete s’interroghi sul testo stesso, sulla sua accuratezza e affidabilità. Nel caso del Corano, i musulmani credono che esso sia la Parola di Dio da essi custodita e pensano perciò che la sua autenticità storica non possa essere messa in discussione e che debba essere interpretato come testo storicamente attendibile. Tuttavia, l’interprete deve indagare l’affidabilità di tutta una serie di elementi e di testi che al Corano sono collegati, come le varianti di lettura (qirā’āt) e le tradizioni profetiche (hadīth), che possono essere utilizzati nel processo di interpretazione.

 

Nella terza fase l’interprete affronta il “significato” del testo. Si tratta qui di un processo complesso che implica tutta una serie di sotto-fasi e tipologie di analisi. Il primo obiettivo è arrivare al significato di base del testo attraverso la comprensione del contesto linguistico e letterario in cui il testo si colloca e la sua unità tematica. L’analisi linguistica del testo può comportare un’indagine sintattica, morfologica, stilistica, semantica o pragmatica. Parte di questo processo richiede che siano identificati la tipologia del testo, eventuali testi paralleli nel Corano e negli hadīth che trattano lo stesso tema, la sua collocazione temporale e i suoi destinatari. L’interprete dovrebbe infatti ricostruire il più possibile il macro-contesto della rivelazione per capire a quali aspetti dessero risalto o quali aspetti considerassero secondari i primi destinatari della rivelazione (la prima generazione di musulmani). Quest’analisi a più livelli è necessaria per generare un’immagine quanto più completa del testo.

 

Nella quarta fase, l’attenzione dell’interprete dovrebbe concentrarsi sul modo in cui un musulmano contemporaneo può entrare in relazione con il significato del testo a cui è giunto nella terza fase. Invece di trascurare o rifiutare la lunga storia interpretativa del testo in questione, l’interprete riconosce il ruolo significativo svolto da quella tradizione nel plasmare la nostra comprensione odierna del testo. Una parte fondamentale di questa fase consiste nel confrontare e contrapporre il contesto moderno con il contesto originario del testo, tenendo conto dei contesti “connettori”, cioè i contesti intermedi tra quello originario e quello odierno. Questo approccio dovrebbe condurre a un’interpretazione pertinente del testo, coerente con il suo obiettivo di fondo e con il messaggio complessivo del Corano. Ogni interpretazione a cui si giunge dovrebbe essere sottoposta al vaglio dei membri della comunità esegetica a cui l’interprete appartiene, i quali dovrebbero valutarne la ragionevolezza. In altre parole, un approccio contestuale non pone solamente la questione del significato di un testo, ma si domanda anche quale potrebbe essere il significato di quest’ultimo in contesti differenti.

 

Due esempi

 

La maggior parte del testo coranico tratta temi etici, morali, teologici, spirituali e storici, e si rivolge all’essere umano in un modo che trascende i contesti specifici. Le questioni affrontate dal Corano lo sono spesso a livello di principi morali generali. Lo si vede dai riferimenti agli obblighi morali di equità e giustizia, dalla preoccupazione per chi è emarginato, debole o vulnerabile, dai richiami alla responsabilità personale e all’aldilà, dal valore morale edificante delle narrazioni storiche. Il Corano procede in questo modo per  uno scopo didattico. Di conseguenza, questi riferimenti possono essere letti e riletti, interpretati, compresi e applicati in un’ampia gamma di circostanze[8]. Di fatto, i testi coranici che oggi pongono difficoltà di interpretazione e applicazione sono relativamente pochi e ci sono alcuni passaggi di natura etico-giuridica rispetto ai quali l’approccio contestuale può offrire un’interpretazione più appropriata visti i significativi cambiamenti avvenuti nel macro-contesto odierno[9].

 

Un ambito chiave in cui un approccio contestuale può rivelarsi piuttosto utile è quello dei testi coranici che trattano di donne e uguaglianza. Nonostante la maggior parte dei testi coranici sulle donne non pongano da questo punto di vista particolari problemi, alcuni testi possono essere letti o compresi come a favore della disuguaglianza. Una delle principali studiose del Corano, Amina Wadud, per esempio, sostiene che la maggior parte del testo coranico non abbia nulla a che vedere con pratiche ingiuste e discriminatorie. Il Corano sottolinea infatti in diversi modi i valori di equità, giustizia e uguaglianza (musāwāt) tra uomini e donne in tutti gli aspetti della vita[10]. Wadud spiega che indagando la logica soggiacente a specifiche ingiunzioni coraniche è possibile scoprire nuove traiettorie morali, sociali e politiche che vanno oltre i significati letterali e concreti del testo[11].

 

Un altro ambito in cui un approccio contestuale può rivelarsi molto utile è l’interpretazione di alcuni testi coranici che trattano dei rapporti interreligiosi. Mentre diversi testi coranici incoraggiano un rapporto sano, collaborativo e amichevole con le persone di altre fedi, ve ne sono alcuni che possono essere interpretati nel senso di un atteggiamento ostile. Se interpretati attraverso un approccio contestuale, tali testi mostrano che gli atteggiamenti negativi sono per lo più legati a circostanze e questioni specifiche del tempo. Per questo molti musulmani ritengono che essi vadano letti alla luce di questo passaggio coranico:

 

Dio non vi proibisce di agir con bontà ed equità verso coloro che non vi combattono per religione e non vi hanno scacciato dalle vostre dimore, poiché Dio ama gli equanimi. Ma Dio vi proibisce di prendervi per alleati coloro che vi hanno combattuti per religione e vi han scacciati dalle vostre case ed hanno aiutato altri a scacciarvene, poiché quei che prendon costoro ad alleati sono iniqui (60,8-9).

 

Si tratta di versetti che contengono indicazioni importanti su come i musulmani dovrebbero relazionarsi con persone di altre fedi e dai quali risulta chiaro che ai musulmani non è impedito di stabilire buoni rapporti con i non-musulmani. Al contrario, il trattamento riservato dal musulmano ai non-musulmani dovrebbe essere fondato sui principi di concordia e giustizia, soprattutto verso coloro che mostrano intenzioni pacifiche verso i musulmani. Più in particolare, ai musulmani è chiesto di comportarsi con gentilezza e giustizia con i non-musulmani, a meno che questi vogliano distruggere i musulmani e la loro fede[12].

 

Nel complesso l’approccio contestuale fornisce un valido metodo d’interpretazione del Corano, che offre il giusto riconoscimento agli approcci interpretativi precedenti pur restando consapevole delle mutate condizioni sociali, politiche e culturali[13]. In questo modo, il metodo contestuale non riduce, ma amplia il significato contemporaneo e la rilevanza degli insegnamenti coranici riconoscendo sia il contesto della rivelazione sia l’attuale contesto del XXI secolo[14].

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis
 

Note


[1] Abdullah Saeed, Reading the Qur’an in the Twenty-First Century: A Contextualist Approach, Routledge, Oxon-New York 2014, p. 182.
[2] Mohammad Hashim Kamali, Issues in the Legal Theory and Prospects for Reform, «Islamic Studies» 41 (2001), pp. 1-21.
[3] Yudian Wahyudi, Hasan Hanafi on Salafism and Secularism, in Ibrahim Abu Rabi’ (a cura di), The Blackwell Companion to Contemporary Islamic Thought, Blackwell, Oxford 2006, p. 260.
[4] Khaled Abou El Fadl, Speaking in God’s Name. Islamic Law, Authority and Women, Oneworld, Oxford 2003.
[5] Aliaa Ibrahim Dakroury, Toward a Philosophical Approach of the Hermeneutics of the Qur’an, «The American Journal of Islamic Social Sciences», 23 (2006), n. 1, p.22.
[6] Ibi, p. 24.                                                                                                             
[7] Massimo Campanini, Il Corano e la sua interpretazione, Edizioni Laterza, Roma 2003.
[8] Abdullah Saeed, Reading the Qur’an, p. 180.
[9] Ibid.
[10] Ibi, p. 44.
[11] Ibi, p. 45.
[12] Maher Y. Abu-Munshar, In the Shadow of the ‘Arab Spring’: The Fate of Non-Muslims Under Islamist Rule, «Islam and Christian-Muslim Relations», 23 (2012), n. 4, p. 491.
[13] Abdullah Saeed, Reading the Qur’an, p. 4.
[14] Ibid.