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Islam

Il Corano contraddice se stesso?

La violenza jihadista è alimentata da una lettura letteralista del Corano, al cuore della quale si trova la questione dell’abrogazione: versetti più concilianti, che ingiungono al Profeta pazienza, tolleranza e perdono verso gli infedeli, sarebbero abrogati da altri, successivi, che ordinano di combatterli o di ucciderli. Questa teoria ha una lunga storia nella tradizione islamica, e continua ad avere ampio corso nella predicazione attuale. Un’analisi letteraria del testo ne mostra l’infondatezza

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La violenza jihadista odierna è alimentata da una lettura letteralista del Corano, al cuore della quale si trova la questione dell’abrogazione. Secondo tale lettura i versetti più concilianti, che ordinano al Profeta pazienza, tolleranza e perdono verso gli infedeli (politeisti o genti del Libro, cioè ebrei e cristiani), sarebbero abrogati da altri, successivi, che ordinano di combatterli o di ucciderli. Tra questi vi è il famoso “versetto della spada”: «Combattete coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero han dichiarato illecito, e coloro, fra quelli cui fu data la Scrittura, che non s’attengono alla Religione della Verità» (Cor. 9,29; si vedano anche nella stessa sura i versetti 5, 12, 14, 36, 111, 123).

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