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Classici

Monoteismo e ateismo allo specchio

Autore: Conferenza Episcopale Italiana. Comitato per il Progetto Culturale (a cura di)

 

 

Titolo: Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto.

 

 

Editore: Cantagalli, Siena 2010

 

 

 

 

 

 

Il volume raccoglie le relazioni presentate durante il convegno internazionale organizzato dal Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana dal 10 al 12 dicembre del 2009, disposte secondo la stessa scansione delle quattro sessioni plenarie in cui l’evento era articolato: Dio della fede e della filosofia, Dio della cultura e della bellezza, Dio e le religioni e Dio e le scienze. Le coordinate culturali complessive della questione sono delineate, sia sul piano storico che su quello teoretico, dal card. Camillo Ruini e ulteriormente precisate dal contributo, in una prospettiva antropologico-teologica, del card. Angelo Scola: in un contesto di «eclissi e ritorno di Dio» (p. 82), Dio può di nuovo diventare «familiare» agli uomini attraverso la relazione di testimonianza, dimensione essenziale dell’esperienza umana e unica via per una conoscenza autentica di Dio attraverso Cristo. Particolarmente interessante è il capitolo Dio e le religioni. Il problema inquadrato dall’introduzione di Francesco Botturi è da tempo al centro delle polemiche culturali europee: è la tesi secondo cui le religioni monoteistiche, segnatamente Cristianesimo, Islam ed Ebraismo, posseggano un comune «potenziale di violenza», che rappresenterebbe addirittura «l’intrinseca identità del monoteismo» (p. 148), al punto da spingerle inevitabilmente all’integralismo, al fondamentalismo e al fanatismo. A tale tesi si rifanno quanti vi contrappongono, pur con diverse angolature, un neopaganesimo -politeista di per sé capace di tolleranza e pluralismo. Partendo dalla constatazione che non basta riconoscere la diversità delle religioni, perché esiste «una diversità delle loro diversità» (p. 156), -Brague respinge il politeismo e gli contrappone la necessità di «accettare la sgradita idea che l’unico Dio non è stato concepito in modo unico dalle diverse religioni» e di trovare la chiave per identificare la «religione buona» (p. 159). Certamente ciò va fatto superando la valenza civile e politica che le religioni tutte, prima o poi ricoprono; anzi, Brague ritiene necessario spostare decisamente il problema dalla pluralità delle religioni a quella di Dio, cioè interrogarsi «sugli dei» (p. 161). La religione, infatti, potrebbe anche nascondere una sorta di “monoteismo del soggetto” in cui il soggetto collettivo, come pensava Comte, sceglie se stesso come oggetto del suo culto. Cacciari individua invece un paradosso intrinseco in ogni monoteismo, cioè l’idea che Dio, che è in sé l’assoluto, rinunci alla propria assolutezza per rivelarsi al mondo (all’uomo) e con ciò si immerga nel divenire, «facendo esodo dalla propria assolutezza» (p. 172). Il paradosso sta nel fatto che, in questo modo, Dio abbandona la propria trascendenza assoluta e, divenendo «l’assolutamente immanente» alla vita degli enti, finisce per essere identificato con la totalità delle manifestazioni dell’ente. Si giunge così (paradossalmente, appunto) a un esito “a-teistico” della stessa idea monoteistica, complementare e simmetrico all’altro esito che radicalizza l’assolutezza e la trascendenza di Dio fino a renderlo del tutto ineffabile e perciò non rappresentabile. Nell’attuale temperie culturale, però, l’ateismo corrente sembra non rendersi conto di tale densità teorica e problematica e, limitandosi ad affermare che al nome “Dio” non corrisponde nulla, viene di fatto ad affermare che «nulla vi è altro dal mondo sensibile, esperibile, calcolabile, manipolabile» (p. 176). Percorrendo le altre sezioni ci si può rendere conto delle diverse facce che assume il “problema Dio” nella cultura contemporanea, come un poliedro che, attraversato dalla luce, ne diffonde i vari colori. Il volume rappresenta dunque un’occasione sia per “fare il punto” della questione, sia per orientare ulteriori percorsi di approfondimento e di ricerca e può utilmente contribuire alla formazione di studiosi che, pur su percorsi culturali specifici, mantengano viva l’attenzione alle possibilità di confronto con l’esperienza religiosa.

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